Conduttrice vittima di uno stalker, la strana storia proveniente dal napoletano

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Conduttrice vittima di uno stalker, la strana storia proveniente dal napoletano

Idolatrare è umano, esagerare può diventare patologico.

E’ più unico che raro il caso dell’ascoltatore di Barra, 44enne; è finito dietro le sbarre, dopo un’ennesima incursione - probabilmente violenta - nella vita privata di una speaker di un noto circuito radiofonico napoletano. Mancano dettagli significativi della vicenda, ma quello che emerge è che la presenza dello stalker si faceva ogni giorno più irruenta. Tutto è cominciato con dei ripetuti e ossessivi “mi piace” su Facebook nei confronti del suo idolo.

Per capirci di più del singolare caso abbiamo intervistato Massimo Lattanzi, Presidente dell’associazione italiana Psicologia e Criminologia, psicologo clinico, esperto in psicologia giuridica: “Questa modalità persecutoria riguarda persone che creano delle fantasie nella loro mente, fantasie molto forti. Le parole che questi soggetti ascoltano le distorcono a loro favore.

Si può parlare di una vera e propria patologia, grave, in cui la persona, che segue uno speaker televisivo o radiofonico, immagina che l’interlocutore stia parlando con lui. C’è, dunque, la perdita del contatto con la realtà”. I motivi per cui si verificano situazioni di questo genere sono da ritrovarsi in un passato complicato.

“L’ossessività verso una persona, o l’eccessivo attaccamento a qualcosa, scaturisce da un abbandono non metabolizzato. Emerge da una nostra ricerca, del 2007. Ogni caso è differente, ognuno di noi ha una sensibilità diversa, ma pare che queste persone siano più sensibili all’abbandono. Se noi soffriamo tre loro soffrono trenta”, aggiunge il dottor Lattanzi.

Il momento storico certo non facilita le dinamiche relazionali tra i miti dei mass media e i loro fans, “ci vuole poco a diventare vittima di un persecutore”, sottolinea il Presidente, “un campanellino lo farei suonare, se mi accorgo che qualcosa non va”.

Mancando la dinamica di spiegazioni precise non sappiamo se esistano colpe imputabili alla conduttrice, ma di certo una persona onnipresente sui social network qualcosa di strano lascia presagire. Oggi ragioniamo coi “mi piace” sui social network, o coi “follower” su Twitter, ma un tempo disturbi patologici di questo genere esistevano allo stesso modo.

“Si parlava di delitto passionale. La comunicazione era più lenta, bisognava aspettare la risposta alla lettera, oppure limitarsi alla telefonata, dal telefono di casa. Ora coi cellulari, gli sms, le mail, si sono moltiplicati gli strumenti e i casi. Una volta era più complicato perseguitare un cantante, fare il fan a questi livelli”, spiega lo psicologo clinico.

Restano postivi gli spiragli per il futuro, bisogna diffondere la cultura della prevenzione e creare una certa sensibilità tra la gente, nelle famiglie, fare in modo che non esistano tabù, né vergogne. “A breve attiveremo un mese dedicato all’elaborazione del lutto, ai casi di abbandono, alle separazioni, o giovani cui sono venuti a mancare i genitori in giovane età. Persone con queste patologie dimostrano di essere maggiormente vulnerabili ai suicidi”, si congeda l’esperto in psicologia giuridica.

Chissà come avrà deciso di risanare la ferita la conduttrice! A Roma c’è un centro pronto ad accogliere casi di questo genere, lo sportello è attivo dalle 10 alle 19, dal lunedì al venerdì, il numero è lo 06-44246573.

 

Articolo a cura di Annalisa Colavito