Storia della Radio: intervista alla docente Anna Bisogno (Roma Tre)

Interviste

Storia della Radio: intervista alla docente Anna Bisogno (Roma Tre)

La storia della radio, il suo impatto sul comportamento sociale, passato e sviluppi futuri di questo mezzo di comunicazione. Di questo abbiamo parlato con la Professoressa Anna Bisogno, docente di Storia della Radio e della Televisione presso l’Università degli Studi di Roma Tre.

1. Professoressa, in che modo la radio ha influenzato il comportamento sociale?

La radio ha fatto ancor di più. In Italia, ad esempio, ha contribuito a formare l’identità di una comunità nazionale, oltre a creare il cosiddetto pubblico. Non mi riferisco soltanto al pubblico radiofonico, ma – più in generale - al pubblico dei media. La radio ha dato un’identità al pubblico che poi nel tempo si è caratterizzato socialmente, culturalmente e politicamente fino a differenziarsi con la cosiddetta targetizzazione che ha poi meglio consentito all’offerta di organizzarsi e di proporre programmi e prodotti per mirati.
Quanto e se la radio abbia condizionato il comportamento sociale non è misurabile. Una cosa è certa, è stato il primo medium che ha contribuito a creare una consapevolezza e una coscienza civile.

2. Qual è la differenza tra il pubblico della radio degli albori e il pubblico attuale?
Il pubblico degli albori era, come dire, sprovvisto culturalmente rispetto all’avvento di un medium come quello della radio che, non dimentichiamo, rappresentò anche il primo mezzo di comunicazione di massa domestico con il quale l’utente potè vederne anche le fattezze e, in qualche modo, interagire. Oggi il pubblico non solo è più consapevole, ma è differenziato e da utente può addirittura rendersi compartecipe del flusso radiofonico promuovendo una propria playling list o creando una propria radio attraverso le opportunità e le possibilità offerte dal web.

Ascolta l'audio dell'intervista:

Intervista prof.ssa Anna Bisogno by radiospeaker.it

3. Secondo lei, le web radio hanno un concreto futuro commerciale? Cioè hanno le carte per "sostituire" le radio in FM?
Il processo delle web radio ormai è avviato e inarrestabile, ma ritengo che passerà ancora un bel po’ di tempo prima che possano sostituire le radio in FM. Sul futuro e sul futuro commerciale, i dati dimostrano che pur essendo un fenomeno in particolare crescita e fermento non hanno raccolto quanto atteso, anche in termini commerciali ed economici.

4. Come giudica la tendenza delle radio di oggi di introdurre anche video, e a volte di trasformarsi in vere e proprie televisioni?
Ritengo che questo processo faccia parte della crossmedialità cui è naturalmente destinata la radio, come pure la tv. Anzi, la radio costituisce la piattaforma privilegiata sulla quale e attraverso la quale gli altri media, con il supporto del web 2.0, proseguiranno il loro percorso diffusivo e invasivo.

5. Prima con l'avvento della tv poi con l'avvento di internet si è dichiarata la morte della radio, ma invece il successo di questo mezzo aumenta, come spiega questo fenomeno?
Alla luce di quanto detto sopra, è evidente che chi ha annunciato la morte della radio è stato smentito nei fatti. La radio continua nel tempo ad essere sempre più viva e moderna. La radio ha saputo avviare quella rivoluzione digitale che la tv vive invece con affanno.

6. Cosa pensa di Radiospeaker.it?
Considero Radiospeaker un buon prodotto digital-editoriale che riesce a coniugare l’informazione con la formazione, promuovendo corsi per gli speaker e la dizione radiofonica e proponendo dei contenuti originali e molto prossimi agli attuali fruitori del web 2.0.

Intervista a cura di Giuseppe Opromolla