Arriva "Voice of Peace": la Radio del Sudan

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Arriva "Voice of Peace": la Radio del Sudan

La radio che diventa canale utile per la diffusione di messaggi di pace e di formazione per un’intera popolazione, in sintesi è questo l’obiettivo dell’emittente comunitaria del Sudan, “Voice Of Peace”, appartenente al gruppo mediatico della Conferenza episcopale del Sudan, il Catholic Radio Network.

E’ situata nel piccolo villaggio di Gidel, attiva dal 2010 in un territorio, quello africano, preso spesso di mira da continui bombardamenti, ma che grazie alla presenza di tale mezzo di comunicazione, diviene sinonimo di speranza, coraggio e voglia di continuare a credere in un cambiamento in queste difficili zone.

Anche questo è l’augurio che si sente di rivolgere all’intera comunità la direttrice del network episcopale, Enrica Valentini, ben consapevole e conoscitrice dei luoghi in cui è collocata l’emittente.

Lei stessa afferma che negli ultimi mesi fortunatamente la situazione si è leggermente placata, anche se le dinamiche interne purtroppo continuano ad essere alla base dei conflitti, ma con “Voice Of Peace” c’è la volontà di riscatto, grazie alle potenzialità insite nel media, come quella legata al bacino d’utenza in grado di raggiungere una popolazione di circa 150mila persone in un raggio di 70 chilometri.

Un motivo in più, quindi, per diffondere messaggi solidali, ma non solo. Infatti tra gli obiettivi dell’intero staff, vi è anche quello concernente l’informazione, componente fondamentale dell’intero palinsesto, con la possibilità di ascoltare le news in varie lingue, tre locali, con l’aggiunta dell’inglese e arabo.

Inoltre, particolarmente interessanti sono i programmi di alfabetizzazione, sanità, educazione civica.

Un modo, insomma, per produrre vantaggi all’intera popolazione, grazie alla fruizione della radio che, in questo caso, conferma il suo valore che ha avuto nel corso del tempo e tuttora continua a ribadirlo, in una realtà in cui il media diventa specchio e “megafono” delle problematiche annesse al territorio, dove  non manca la divulgazione di quei principi alla base del vivere civile che, si spera, possano ritrovare la loro giusta collocazione anche tra le genti del Sudan.

Articolo a cura di Maurizio Schettino