World Radio Day 2014: omaggio ai pionieri della Radio

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World Radio Day 2014: omaggio ai pionieri della Radio

Radioamatori di tutto il mondo unitevi: anche quest’anno il 13 febbraio si celebra il World Radio Day, la Giornata Mondiale della Radio istituita dall’Unesco. La radio, infatti, svolge un ruolo molto importante come mezzo di comunicazione: capace di unire popoli e nazioni diverse, simboleggia la libertà e l’universalità dell’informazione.

Come il mondo radiofonico è eterogeneo e variegato, capace di unire popoli e tradizioni diverse, così la nascita di questo fondamentale mezzo di comunicazione non si può attribuire ad una sola persona né ad un solo Paese ma è frutto di studio e ed esperimenti effettuati da persone di origini diverse.

La nascita della radio in Italia si colloca nell’anno 1895, quando Guglielmo Marconi fece scoccare una scintilla tra un’antenna e una presa di terra e riuscì a porre in azione un radiorilevatore posto a 800 metri di distanza. Per produrre le onde Marconi utilizzò il metodo di Heinrich Hertz ( 1857- 1894) fisico tedesco di origine ebrea  che dimostrò come i segnali elettrici potevano essere inviati attraverso l’aria. Il ricevitore usato da Marconi, inoltre, era un apparecchio inventato dall’inglese Oliver Lodge (1851-1940) sulla base dell’idea del francese Eduard Branly e l’antenna era un modello perfezionato del primo prototipo costruito da Edison circa 10 anni prima ( queste informazioni sono tratte dal libro Tra pubblico e privato: Storia della Radio in Italia, di Guido Gola).

La paternità della radio quindi è stata contesa tra più scienziati di Paesi diversi: lo stesso Oliver Lodge, ad esempio, leggendo nel 1897 sempre più spesso nei giornali inglesi il nome di Marconi dichiarò pubblicamente che un anno prima dello scienziato italiano aveva dimostrato la possibilità della trasmissione a distanza senza fili. Lodge però ammise di non aver intuito, a differenza di Marconi, i risvolti di grande importanza di questa scoperta.

Tra i pionieri della radio spicca anche il nome del russo Alekdsandr Popov (1859-1906) che riprodusse gli esperimenti di Hertz sulle radiazioni elettromagnetiche. Aleksandr Popov, infatti, ideò un rilevatore di onde elettromagnetiche con il quale riuscì a registrare le onde radio naturali provocate dalle scariche elettriche atmosferiche. Con questo ricevitore Popov riuscì a trasmettere il primo messaggio radio in alfabeto morse e i suoi apparecchi furono destinati alle radiocomunicazioni della flotta russa.

Tra i grandi scienziati che gettarono le basi per lo sviluppo della comunicazioni senza fili e della radio dobbiamo citare altri due nomi fondamentali: l’americano di origine serba Nikola Tesla (1865-1943), scienziato molto conosciuto per i numerosi contributi nel campo dell’elettromagnetismo (celebre anche per il suo carattere eccentrico) e Jagadish Chandra Bose (1858-1937) che tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo condusse una serie di esperimenti sulla propagazione delle onde elettromagnetiche e lo spagnolo Julio Cervera Baviera (1854-1929).

In questo breve articolo che ripercorre le tappe più importanti della storia della radio non si può dimenticare il nome di David Sarnoff, che all’inizio del 1900 ebbe l’idea della “scatola musicale”, della radio cioè ad uso domestico che avrebbe permesso a chiunque, dovunque si trovasse, di connettersi con concerti, partite di football, semplicemente premendo un pulsante .

Una storia lunga, quindi, quella che va dalla nascita della radio ai nostri giorni: una storia nella quale non è per noi tanto importante capire chi ha il primato di questa invenzione quanto sottolineare che con la cooperazione di molti questa invenzione si è migliorata sempre più. La radio si fa insieme. Anche con la storia della sua nascita quindi la radio ci insegna il valore della collaborazione e l’importanza di andare avanti tutti insieme. Nessuno infatti deve essere lasciato indietro e speriamo che in questa edizione del World Radio Day, che si inserisce in un periodo per molti difficile, questo messaggio arrivi al cuore di molti.

Articolo a cura di Eleonora Corgiolu