World Radio Day:la Giornata Mondiale della Radio istituita dall'Unesco

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World Radio Day:la Giornata Mondiale della Radio istituita dall'Unesco

Oggi è un giorno che ogni “radiofilo” dovrebbe segnare sul proprio calendario, perchè è proprio il 13 febbraio la data istituita dall'Unesco per celebrare, per la prima volta, “la Giornata Mondiale della Radio”.

La città italiana prescelta per rendere onore a questa ricorrenza è Pisa, perche' è qui che, 100 anni fa circa, Marconi creò la stazione intercontinentale di Coltano, che metteva in contatto il nostro paese con l'Africa e le Americhe, anche se sono diverse le iniziative in atto in tutta Italia.

La giornata mondiale della radio, nata con l'appoggio dell'Unesco, coincide con l'anniversario della prima trasmissione della radio delle Nazioni Unite. La sua definitiva approvazione verrà effettuata nella prossima assemblea generale dell'ONU: un'occasione per ricordare l'universalità di questo mezzo di comunicazione e la sua capacità di abbracciare un grandissimo numero di persone.

Ma la Radio non è solo questo. Siamo abituati ad ascoltarla per allietare le nostre giornate o ad accenderla per aggiornarci sulle ultime notizie, ma in molti paesi, soprattutto quelli più poveri, la sua esistenza è fondamentale perchè diviene garanzia affinchè vi sia libertà di espressione. In diverse parti del mondo la radio è censurata, proprio per tenere la popolazione in uno stato di ignoranza tale da obbedire ai governi più dispotici, quindi la sua presenza è una vera e propria conquista per il popolo ed una speranza nella ricerca della pace.

Un esempio di tale realtà è rappresentato da Radio Shabelle di Mogadiscio, in Somalia dove nei mesi scorsi sono stati uccisi 5 giornalisti, tra cui il direttore, Hassan Osman Abdi. Un'emittente radiofonica indipendente e l'unica radio in Somalia che trasmette notiziari per gli ascoltatori somali.

Una realtà molto diversa dalla nostra dove chi fa questo mestiere rischia ogni giorno la propria vita, come testimoniato dalle parole del vice-direttore, Mohamed Amiin Adow, in un'intervista rilasciata a Radio Vaticana: “In Somalia, per noi è veramente pericoloso lavorare, ma siamo determinati a continuare, perché è importante per il Paese. Noi spieghiamo i pericoli ai quali il Paese è esposto. Noi crediamo che i mezzi di comunicazione liberi siano parte integrante della democrazia e del buon governo.

Personalmente ho sempre pensato che il mestiere del conduttore radiofonico sia una missione e anche se abbiamo la fortuna di vivere in un paese democratico,esiste sempre una responsabilità di contenuti e di messaggi che vengono trasmessi a chi ci ascolta. Credo nel fatto che per essere un buon conduttore, sia necessario staccarsi da quella forma di egocentrismo che porta all'autocelebrazione, ma piuttosto ci si dovrebbe concentrare nell'entare in empatia con chi ci ascolta, con una buona dose di sensibilità. Sentirsi responsabili anche della risata di una sola persona,credo sia il punto di partenza per il vero successo di uno speaker radiofonico. E voi cosa ne pensate?

Cosa ne dite di questa nuova ricorrenza?


Articolo a cura di Catia Demonte