R101, Alessandro Sansone: la capacità di intrattenere prescinde dalla preparazione

Interviste

R101, Alessandro Sansone: la capacità di intrattenere prescinde dalla preparazione

Novità nei palinsesti per la nuova stagione e novità anche per Alessandro Sansone, speaker di R101 e conduttore televisivo.

Dopo aver annunciato l'arrivo dei corsi radiofonici di Radiospekaer nella città di Torino, vi comunichiamo che Alessandro Sansone è il nostro nuovo docente dei Corsi di Conduzione Radiofonica nella sede di Milano. Per l'occasione abbiamo raggiunto Alessandro e ci siamo fatti una chiaccherata con lui.

1. Ciao Ale, ti abbiamo visto spesso sdoppiato tra Radio e Tv. Quali sono i vantaggi e svantaggi della conduzione radiofonica e televisiva? Cosa si può fare e non fare da una parte e dall'altra?

Sostanzialmente, al di là dei contenuti, i vantaggi e svantaggi della conduzione sui due media ruotano intorno ai tempi di conduzione molto diversi.
Inoltre in radio mentre parli puoi prendere fogli, guardare dove vuoi (tenendo sempre la voce a fuoco col microfono), leggere eventualmente dati/informazioni che non ricordi a memoria, avere una mappa concettuale sparsa su diversi elementi sulla tua scrivania. In tv invece puoi prenderti dei tempi più larghi, spendere qualche istante per cercare nella tua mente fotografie, parole, pensieri, aiutato dalla tua immagine, che ha una discreta importanza. Tecnicamente il corpo e lo sguardo lavorano in maniera diversa durante la conduzione, sebbene la base di tutto sia in entrambi i casi una buona padronanza del linguaggio, di argomentazione e sintesi, e del contenuto.

2. Considerata la tua esperienza, qual è il primo consiglio che daresti ad un giovane che si avvicina al mondo della Radio?

La prima cosa che deve tener presente un aspirante conduttore radiofonico è che in radio si sta svolgendo un servizio, che sia di informazione o di intrattenimento. Il microfono non è uno specchio per narcisisti o virtuosi del diaframma, è uno strumento che serve a soddisfare l’esigenza, consapevole o meno, dell’ascoltatore. Si lavora per un’emittente, per un progetto, per una squadra, mai solo per se stessi. Il tutto si può e si deve fare divertendosi. Gli aspetti su cui lavorare per imparare a fare questo lavoro sono tanti, stimolanti, e utili in molti altri contesti al di fuori della radio, ma il tutto dovrebbe fondare su una solida base di generosità nei confronti dell’elemento più importante: l’ascoltatore.

3. Se non avessi fatto lo speaker ed il presentatore, quale altro lavoro ti avrebbe appassionato?

Se non avessi fatto lo speaker mi sarebbe piaciuto essere un giornalista, di costume e società. Raccontare tendenze e cambiamenti, osservare e leggere al meglio la vita e il mondo che si muove intorno a noi, e che noi stessi muoviamo e modifichiamo giorno per giorno. Oppure l’imprenditore nel settore hi-tech, oppure il dj sulle barche dei multimilionari di Ibiza.

4. Prendiamo d'esempio il tuo programma su R101 nel week end dalle 13:00 alle 17:00. Per quattro ore di diretta, quanto ore di preparazione ci sono prima? Sei uno che si basa molto sui testi oppure preferisci andare a braccio?

Inizio a preparare la mia fascia 2 ore prima, e cerco di raccogliere più materiale possibile, e del più “fresco”. Una volta capito e scelto il mood della giornata, durante un talk posso tenere a fuoco anche solo il fulcro del contenuto e costruirci a braccio un racconto, così come succede che alcuni argomenti vadano trattati in maniera più precisa e con una dose di improvvisazione minore.
Conosco però bravissimi conduttori che vanno a braccio senza prepararsi nulla, e altri che con ore di preparazione fanno dirette mediocri. Non esiste una vera e propria regola, e ognuno ha il suo metodo, peraltro la capacità di intrattenere prescinde dalla preparazione. E’ vero tuttavia che argomenti e contenuti nella radio moderna stanno assumendo sempre più importanza, quindi una buona preparazione è sicuramente fondamentale.

5. Da poco sei diventato il docente del Corso di Conduzione Radiofonica di Radiospeaker.it nella sede di Milano. Al di là dell’aspetto teorico, a livello umano e personale, cosa vorresti lasciare di più ad ogni allievo?

Mi piacerebbe lasciare una chiave di lettura di se stessi, perché oltre alle tecniche di conduzione c’è l’apertura di alcuni canali della propria personalità che servono per la radio, e in tanti altri contesti. Io nasco timidissimo, e sono finito a fare un lavoro dove tra le caratteristiche principali c’è l’essere estroversi. Perciò mi piacerebbe che ogni allievo imparasse la tecnica ma anche ad aprirsi in maniera più naturale possibile a favore di questo mezzo strepitoso che è la radio.

6. Il tuo aforisma sulla Radio è….?

Non si è mai davvero soli, perché qualsiasi cosa accada ci sarà sempre una radio accesa da qualche parte pronta a farti sentire in due. Urca, mi è uscita di getto, bella però.

Intervista a cura di Matteo Rossi
Community Manager di Radiospeaker.it

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