Claudio Guerrini: Ascoltate quelli bravi in radio, poi trovate il vostro stile

Interviste

Claudio Guerrini: Ascoltate quelli bravi in radio, poi trovate il vostro stile

Inutile girarci attorno: quando c’è lui alla radio, la frequenza non si cambia.

Perché il conduttore di RDS Claudio Guerrini (“non chiamatemi speaker radiofonico perché se no sembra che leggo tutto, io invece improvviso e invento”), piace urbi et orbi. E pure tanto.

Noi di Radiospekaer abbiamo fatto una chiacchierata con Claudio e, come previsto, l’ilarità ha fatto da padrona.

1) Partiamo da quello che fai oggi in radio, quattro ore al giorno di botta e risposta con Roberta Lanfranchi sul RDS e nella fascia più calda del pomeriggio. Come ci sei arrivato? Fai come se dovessi raccontare questa favola a un bambino.

Come una favola, ti racconterei così. C’era una volta un conduttore radiofonico a cui dicevano di farlo in modo serio, fare il professionista, seguire le regole. A un certo punto, improvvisamente, mentre faceva la notte a RDS dalle 22 all’1, questo conduttore cominciò a giocare con gli ascoltatori, a fare lo scemo perché era un orario dove si poteva rischiare e le cose andarono talmente bene che fu passato al pomeriggio, con uno share che aumentò dal 2 al 6%. Si trattava di una fascia molto difficile perché dalle 14 alle 16 c’era Albertino su Radio Deejay e poi arrivò anche lo “Zoo di 105”, un orario complicatissimo e tanti conduttori di RDS si erano alternati ed erano durati poco perché gli ascolti non andavano bene. Questo conduttore ebbe la fortuna che gli ascolti aumentarono anche nelle ore pomeridiane e fu confermato per cinque anni; in seguito, a RDS successe che si formarono le coppie di conduttori così nacque il “duo” Claudio Guerrini e Rosaria Renna. Lì, sempre questo conduttore, cominciò a scherzare e ridere ancora più di prima e, all’improvviso, tutte le regole che gli erano state date prima in qualche modo potevano essere infrante;  grazie, infatti, agli ascolti che avevano funzionato ci si poteva fidare un po’ più di lui. La coppia funzionò per quattro anni molto divertenti dove si inventarono rubriche, giochi, gag e dove, ovviamente, Claudio era il cattivo e Rosaria era la buona. Quando la Renna andò a Radio Montecarlo, incredibilmente chiesero a Claudio Guerrini: “Con chi vorresti fare coppia a RDS, ora che non c’è più Rosaria?" e lui rispose che gli sarebbe piaciuto molto condurre con Robertina Lanfranchi. Uno, perché gli era molto simpatica, due perché gli sembrava la persona giusta per continuare a fare quello che faceva prima. Con lei Guerrini ha scherzato ancora di più, inventando personaggi come il napoletano Gennarino e le imitazioni di Enrico Mentana. Così, è nato un programma semicomico a cui è stata data un’ora in più, dalle 3 alle 4 ore giornaliere. Talmente sono andate bene le cose anche stavolta, che questo format che questo strano conduttore aveva portato quasi inconsapevolmente a RDS (la ragazza seria e professionale e un conduttore comico accanto),  fu adottato da RDS anche per le altre fasce orarie. Funziona così: io e Roberta prepariamo qualcosa e poi improvvisiamo e lei, bravissima, ha sempre la battura pronta. Le dico sempre: “Hai iniziato dal Gabibbo e sei finita di nuovo con il Gabibbo”.

2) Senza false modestie, per te il successo è arrivato quasi subito. Dopo la gavetta iniziale di rito, sei partito subito in quarta con Radio Kiss Kiss e RTL 102.5; nel 2000, poi, l’incontro con RDS. E il fatto è che sembra proprio che tu non ti sforzi di piacere, sei proprio “tu” che piaci, nella tua naturalezza. Un modo per non lavorare neanche un giorno, come dicono quelli degli aforismi. Confermi?

Grazie, ma in realtà lavoro eccome. Diciamo che io ho ascoltato tanta radio, sono sempre stato un po’ malato. Ascoltavo i programmi di Fiorello, Jovanotti, Baldini. Poi, mi sono innamorato di “Night Express” di Radio 105. Avevo questi riferimenti da piccolo e, guarda caso, erano tutti programmi non basati sulla classica conduzione radiofonica, ma sull’intrattenimento divertente. La mia formazione quindi è stata questa, così come i miei riferimenti televisivi sono sempre stati Paolo Bonolis e Piero Chiambretti. A me piaceva così, non mi piaceva sentire la radio per ascoltare il conduttore che mi raccontava le novità sul cantante di turno, ma perché volevo ascoltare musica sì, ma nei momenti parlati volevo sorridere. Quindi, dopo i primi anni di conduzione in maniera un po’ schematica per cercare di imparare come si faceva radio, io naturalmente di mio sono andato verso l’intrattenimento. Non mi sento un comico, però mi considero un conduttore divertente o, almeno, questo è il mio intento. E, comunque, sono così di carattere; in una tavolata con amici se posso sparare la cavolata di rito la sparo, a scuola facevo le battute sui professori e mi cacciavano sempre perché ovviamente non si potevano fare, però è sempre stato più forte di me. Probabilmente sono apprezzato perché si sente che sono così, non mi sforzo neanche un po’, anzi mi devo sforzare a trattenermi...

3) Dal 2007 presenti i preshow dei concerti di Vasco Rossi, tra le altre tue partecipazioni televisive sei stato opinionista di “X Factor” e “Star Academy” e attualmente sei inviato della trasmissione “La prova del cuoco" su Rai 1 con Elisa Isoardi. Da conduttore radiofonico, quanto ti piace metterci la faccia?

Pensavo che non mi piacesse, anche perché non mi piace la mia faccia, non mi è mai piaciuta. Non mi piaccio, forse anche per questo mi è nata l’ironia e l’autoironia, perché io prima di prendere in giro gli altri prendo in giro me stesso. Anche in radio faccio battute su me stesso, sulla mia fisicità, sul fatto che sono troppo magro, che ho il nasone. Invece ho la fortuna, come mi hanno detto gli addetti ai lavori, di avere un volto telegenico e cioè di venire bene in televisione, a prescindere dalla bellezza. Poi, comunque, in televisione non è che bisogna essere per forza belli. Mentre in radio bisogna essere empatici, giocare con gli ascoltatori, dietro lo schermo bisogna essere naturali, spontanei. Se ti accompagni con i gesti, con gli sguardi e con le smorfie giuste, anche in tv riesci ad avere lo stesso effetto. Di conseguenza, non è che mi piaccia metterci la faccia perché amo firmare gli autografi quando la gente mi riconosce per strada, ma la tv è un modo diverso di esprimersi che completa quello che già fai in radio. La televisione, per questo, mi piace molto perché ho dovuto tirare fuori delle caratteristiche che in radio non erano fondamentali.

4) Nel 2017 è iniziata la collaborazione col magazine 'Vero', firmando la rubrica settimanale di critica televisiva “Teleracconto”. “Ce la racconti” questa altra faccia della tua medaglia?

Ho sempre ascoltato la radio e guardato tanta tv, ascoltando quello che dicevano i conduttori radiofonici e osservando quello che facevano i conduttori televisivi. Da piccolo, davanti alla tv, dicevo a mia mamma: “Guarda, il presentatore ha sbagliato telecamera, sta guardando da un’altra parte!” Quindi ho sempre analizzato la parte tecnica, anche della televisione; riuscivo, per esempio, a capire se l’intervista era in diretta o registrata, dal fatto che ci fosse un taglio nel montaggio o altro. Sono sempre stato un attento telespettatore. Mi sono anche andato a guardare su Youtube i vecchi sceneggiati, ho osservato bene i vari conduttori televisivi perché da ognuno c’è da prendere: la compostezza di Jerry Scotti, la battuta pronta di Paolo Bonolis, la perfezione istituzionale di Carlo Conti. Così, quando mi hanno chiesto: “Vuoi fare una rubrica di critica televisiva?”, io mi sono trovato a rispondere di sì con piacere, perché la tv già la conoscevo benissimo. Di certo, ho le mie idee che cerco di edulcorare un po’ scrivendo su un giornale popolare, perchè ho capito che non tutto si può dire in televisione, non tutto si può dire alla radio e non tutto si può scrivere su un giornale. Anche se cerco, tra le righe, di far capire il più possibile come la penso.

5) La tua voce esprime ironia, irriverenza, buonumore e simpatia. Ora però dicci come sei a microfono spento.

Sono esattamente così, ma nel privato amo molto anche stare da solo. Quando sono con gli amici rido e scherzo, ma quando sono da solo mi piace riflettere, stare con me stesso, sono una persona che ha bisogno anche di chiudersi nella sua solitudine. Altrimenti impazzirei, perché tra gli eventi che presento, la radio e la televisione tutti i giorni, ogni tanto necessito di un’ora al giorno per prendermi dei momenti solo miei. Poi succede che vado sui social perché sono un po’ fissato, ma mi piace anche rileggere i grandi classici del passato.

6) Facciamo che un ragazzo a cui è stato detto “no” a vari provini per speaker radiofonici venga da te per un consiglio. Cosa gli suggeriresti? C’è una ricetta per sfondare nel mondo della radio?

No, non c’è una ricetta. Per quanto io creda che "RDS Academy" sia una vera accademia che ti insegna a prendere l’intro, a conoscere personaggi, a fare le interviste, non credo che un talento si formi né in un mese né in un anno di accademia. Il talento o ce l’hai o non ce l’hai, questo vale per la radio, per la televisione e per la scrittura. Un’accademia ti insegna il perimetro dove muoverti, ma dentro il contenuto devi metterlo tu. Il mio consiglio è di ascoltare tantissimo quelli bravi, per poi farsi un proprio personaggio, una propria carriera e un proprio stile. Se riconosco un talento in una persona, non le direi mai “è troppo difficile lavorare in radio, lascia stare”. Se, per esempio, dovessi fare un provino, non chiederei al candidato “prendi l’intro di questa canzone”; piuttosto gli direi, senza dischi, “parlami cinque minuti della tua vita”, oppure “vai a vedere un concerto di Jovanotti e domani parlami cinque minuti di questo concerto”. A seconda delle cose che dice, delle battute che fa, delle cose che ha notato, degli aggettivi che usa, del ritmo che ha, potrei dire “sì, tu hai la stoffa per poter fare radio”. Perché la tecnica la puoi sempre imparare, ma il talento non te l’insegna nessuno. Perché puoi costruire a tavolino un conduttore che ti legge la notiziona da Google, ma non potrai mai costruire un Fiorello.

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