Troppi Contenuti: il Modo più facile per Annoiare l’ascoltatore

Conduzione Radiofonica

Troppi Contenuti: il Modo più facile per Annoiare l’ascoltatore

Tra gli errori che si possono commettere comunemente in radio, credo che l’eccesso di contenuti sia uno dei più rilevanti. Spesso infatti gli speaker sbagliano (anche inconsciamente) e confondono l’intervento radiofonico con un esame universitario o un’interrogazione scolastica, pensando che più una notizia, un fatto, una curiosità viene raccontata nei minimi dettagli con cura puntigliosa, più il pubblico sarà soddisfatto e li valuterà positivamente, dandogli un grande riscontro.

Molti ignorano però che quello che accade è esattamente l’opposto. La radio infatti è un mezzo di comunicazione in grado di catturare l’attenzione delle persone più della televisione, ma dal momento che nella maggior parte dei casi essa è ascoltata mentre si sta facendo un’altra attività (studio, viaggio o lavoro, per esempio), bisogna tenere conto che il livello di attenzione e la capacità di recepire un messaggio da parte del pubblico va diminuendo man mano che aumenta la durata del nostro intervento. In poche parole più  siamo lunghi, più corriamo il rischio di perdere l’attenzione dell’ascoltare annoiandolo.

Ma soprattutto, e questo l’ho notato anche dalla mia esperienza personale, più informazioni diamo durante un intervento, meno rimarrà impresso nella mente di chi ci ascolta qualcosa di quanto detto, anche a distanza di tempo.

Parlare alla radio non differisce molto dal parlare con un interlocutore fisico vero e proprio. A meno che non stiate discutendo di un argomento che appassiona entrambi o non siate abili oratori (ma questo non basta), se durante un colloquio sarete troppo lunghi, non avrete capacità di sintesi e non risulterete concisi, è probabile che possiate perdere rapidamente l’attenzione di chi vi ascolta.

Anche il “ritmo” è importante. Sebbene sia sbagliato “darsi un tono” durante un intervento radiofonico, risulta errato fare l’opposto, ovvero parlare come se stessimo recitando una poesia o fossimo di fronte ad un professore a cui vogliamo far capire che abbiamo studiato letteralmente a memoria un libro o una lezione.

E’ quindi consigliabile ed opportuno “dosare” la quantità di informazioni date a chi ascolta, magari concentrandosi e prestando maggior attenzione alla qualità e alla correttezza di quanto stiamo dicendo. Per fare un esempio, è probabile che al pubblico non interessi conoscere per filo e per segno i dettagli di un determinato fatto di cui si sta parlando durante un programma di intrattenimento, può essere più importante far capire con chiarezza come si è svolto quest’ultimo e magari quali sono state le cause e le conseguenze che ha portato.

Non è molto diverso quello che dovrebbe avvenire in un format più “impegnato”, per esempio sull’attualità o la politica. Occorre fare una giusta selezione di ciò di cui si vuol parlare, cercando di avere come obiettivo finale quello di fare informazione facendo passare una serie di contenuti importanti ed essenziali, che potranno essere approfonditi in un secondo tempo dagli ascoltatori.

Insomma, c’è un detto di un celebre personaggio del secolo scorso che penso riassuma al meglio questo messaggio: “less is more”, ovvero “meno è meglio”. Non sempre è così, ma nella maggior parte dei casi noi speaker dovremmo tenere a mente questa frase, non trovate?

Articolo a cura di Mattia Savioni