Corrado Gentile: "Per i giovani la Radio è un circuito di opportunità"

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Corrado Gentile: "Per i giovani la Radio è un circuito di opportunità"

Corrado Gentile ti piace per tanti motivi. Perché ha una bella voce, perché di presenza ha l’aria rassicurante e simpatica che conferma il fascino del suo timbro e poi perché, ascoltandolo al lavoro come speaker di RDS, sembra che tu lo conosca da sempre.

Che poi, ridendo tutti i giorni alle sue battute a ping pong con Anna Pettinelli dalle 9 alle 12, un po’ amici – di autoradio, di stereo e pure di podcast – lo si è per davvero. Noi di Radiospeaker ci abbiamo chiacchierato e, come previsto, ci è piaciuto. Ancora di più.

Dal 2013 conduci con Anna Pettinelli su RDS uno spazio quotidiano dalle 09 alle 12, passando da reporter radiofonico che conta le battute a un tipo di giornalismo più d’”intrattenimento”, fondato più sull’improvvisazione. Dicci la verità, chi sei veramente?
Con un pizzico di presunzione, penso di essere una persona nata per comunicare. Quando c’è quest’attitudine o fai il reporter radiofonico e, nell’ambito di quell’esperienza, ricordo l’11 settembre 2001, quando informai l’intero Paese in diretta no stop su quello che stava succedendo in una città come New York. Oppure, come mi sta succedendo da quasi cinque anni a questa parte, intrattieni come facciamo io e Anna Pettinelli, in modo molto veloce, quella cosa che ti fa passare la mattinata. Io sono sempre la stessa persona, sono un po’ le due facce di me, la faccia del giornalista che comunque rimane sempre nel modo di porgere anche notizie leggere ma con serietà e poi la faccia, diciamo così, del giocherellone. Sono sempre io, in una doppia espressione della mia attitudine a comunicare.

Nella tua biografia si legge che la radio è il tuo sogno, per questo ti senti un privilegiato senza appartenere a una casta. E se ti dicessi che il tuo privilegio, per molti giovani, è più ambito di quello di appartenere a una casta cosa mi risponderesti?
Mah, potrei rispondere che da sempre appartenere a una casta dà le porte aperte per realizzare qualunque sogno, ma è una risposta un po’ cinica. Diciamo che mi rendo conto di fare quello che, per me, è il lavoro più bello del mondo. Se c’è ancora qualche giovane delle nuove generazioni che lo ritiene come me tale, ne sono felice. Ho l’impressione che, invece, fare la radio sia entrato in un circuito di opportunità. Ho conosciuto dei ragazzi che hanno partecipato a più talent show, tra cui quello della radio, così, come se fosse una professione come un’altra. Una volta se il mondo radiofonico era quello desiderato, era solo quello, non lo smezzavi con altre realtà professionali o artistiche.

Il 7 ottobre scorso hai presentato a Fiuggi la finale de “Il Cantagiro”, il festival che ha visto sul palco artisti come Gianni Morandi, Rita Pavone, Adriano Celentano e Lucio Dalla e che, quest’anno, ha decretato come vincitore la promessa canadese Robert Oliver. Nell’era dei social, quanto contano ancora secondo te queste manifestazioni per il successo dei nuovi cantanti?
Io penso che queste manifestazioni siano ancora molto, molto importanti. Sono contento che Il “Cantagiro” sita facendo un percorso di recupero degli antichi splendori, anche se in modo diverso rispetto al passato. Sono importanti perché sono manifestazioni a contatto con il pubblico, contribuendo così a dare uno spessore all’artista. Diciamo che è arrivato il momento di trovare un meccanismo quasi alternativo, in ogni caso sinergico con i talent show. L’obiettivo è quello di evitare quello che è successo a molti vincitori degli ultimi anni, perché pochi sono rimasti davvero sulla cresta dell’onda dopo la vittoria.

Ci racconti come sta la radio vista dentro le mura di casa, in pantofole e senza trucco come solo tu la conosci? È sempre affascinante come pensiamo? In confidenza…
Intanto prima di parlare del fascino, dobbiamo sottolineare come la radio conservi intatta tutta la sua forza, come sia passata attraverso la rivoluzione dei social e delle innovazioni tecnologiche. E lo ha fatto con una salute, a parte qualche “raffreddore”, ma sempre ottima e lo dicono anche i numeri della raccolta pubblicitaria. Mentre la carta stampata si trova purtroppo in uno stato comatoso e la televisione arranca un po’ rispetto ai suoi splendori, la radio è un mezzo che resta molto giovane e elastico e sa adattarsi anche alla realtà che la circonda. Oggi, fare la radio regala le stesse emozioni di quando la si faceva tanti anni fa, quando non c’era ancora il digitale, quando la radio era ancora una realtà analogica con il disco che girava e una tecnologia più “artigianale”. Oggi come ieri fai la radio chiuso in uno studio, non vedi chi ti ascolta e chi ti ascolta non ti vede eppure si crea un legame attraverso la voce molto profondo, un legame unico di emozioni, di evocazione. La radio resta un mezzo speciale e unico e chi sa fare la radio ad alti livelli quasi sempre riesce a fare anche altro, come la televisione. Un esempio per tutti lo è stato Mike Bongiorno.

Facciamo che per un giorno torni a parlare di breaking news in diretta. Qual è la notizia che vorresti dare per primo?
In chiave nazionale senza dire cose troppo banali, la notizia che vorrei dare per primo è che l’Italia è diventato il Paese più meritocratico del mondo. Ma è molto lontana questa notizia, purtroppo penso che non vivrò abbastanza per poterla dare…

Sono finalmente usciti i dati di ascolto radiofonico. Che ci dici su RDS?
C’è una grande soddisfazione per aver guadagnato un milione di ascoltatori rispetto allo scorso anno. Pur non conoscendo ancora i dati relativi alle singole fasce orarie, di sicuro c’è anche farina del nostro sacco, mio e di Anna Pettinelli con la quale conduco la fascia oraria 09-12. Questo ci ripaga dello sforzo che facciamo tutti i giorni, quello di stare sempre al passo coi tempi pur non tradendo la nostra filosofia di radio di flusso. In generale, questi dati ci danno un’ulteriore conferma del fatto che la radio mantiene la sua perdurante giovinezza e, in particolare, premia quegli editori che continuano a fare radio nel senso più tradizionale del termine, pur rispettando la cross medialità del tempo.

Photo Credit: RDS

Intervista a cura di Valentina Chisari