DAB+: per gli smartphone l’obbligo slitta al 2021

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DAB+: per gli smartphone l’obbligo slitta al 2021

Dal primo giugno 2019 in Italia le aziende di smartphone avrebbero dovuto distribuire esclusivamente dispositivi compatibili con la tecnologia DAB+, la cosiddetta radio digitale. 

Questa nuova modalità di trasmissione, infatti, elimina il problema delle interferenze e dell’assenza di segnale, offrendo una qualità audio decisamente più raffinata e contenuti correlati come testi e immagini. Una svolta, insomma, per tutti i fruitori di un importante mezzo di comunicazione come la radio.

La notizia dell’ultimo minuto, però, interrompe l’applicazione di tale innovazione. All’interno del Decreto Sblocca Cantieri, infatti, è stata inserita una norma che posticipa tale obbligo al 2021.

Per comprendere meglio la situazione facciamo un passo indietro. 

Il Decreto Sblocca cantieri posticipa al 2021 l’inserimento della radio digitale nei dispositivi elettronici

Secondo la Legge di bilancio del 2018 i produttori, a partire dal primo giugno 2019, avrebbero dovuto distribuire ai rivenditori prodotti che prevedessero la ricezione della radio digitale. In tal modo, già dal 2020, sarebbe scattato l'obbligo di commercializzare esclusivamente apparecchi elettronici dotati di tale funzione. 

Questo progetto è stato, però, interrotto dal Decreto Sblocca Cantieri, all’interno del quale è stata inserita una norma di legge che posticipa l’obbligo al 30 dicembre 2020 per gli smartphone, le auto (se prodotte prima del gennaio 2020 e messe in circolazione entro il dicembre 2020), le apparecchiature utilizzate dai radioamatori e i veicoli commerciali per il trasporto merci. 

Le aziende avranno, quindi, a disposizione più tempo per adattare la loro produzione, potendo così realizzare i dispositivi già in programma. Rimane invariata, invece, la situazione relativa alla tecnologia domestica. 

Si tratta di una decisione definita da molti controversa a causa dell’inserimento della norma in un decreto lontano in termini di tematiche, che a primo impatto sembra voler agevolare le grandi aziende a discapito dei consumatori.

Articolo a cura di Martina Panunzio