Fare Radio in Italia: Tante palestre, pochi istruttori.

Curiosità Radiofoniche

Fare Radio in Italia: Tante palestre, pochi istruttori.

Sono tanti gli ostacoli a cui va incontro chi, al giorno d’oggi, si appassiona al mondo della radio e vuole cercare di farne parte, sia dal punto di vista professionale, che per pura e semplice passione. Mi è capitato, in questi anni, di parlare con tante persone differenti che, come me, amano questo mezzo di comunicazione ed ognuna mi ha dato l’opportunità di riflettere sull’eterogeneità di tali problematiche.

E’ difficile trovare una radio in cui poter iniziare, è faticoso riuscire a farsi conoscere ed ascoltare, (soprattutto nelle radio locali), è quasi un’utopia la possibilità di poter realizzare un programma creato interamente da chi potrà condurlo, è rarissimo trovare qualcuno disposto a pagare uno speaker, (specialmente in emittenti “minori”) ed infine è quasi un sogno irraggiungibile quello di poter entrare a far parte di una realtà o di un network “importante”.

Ma è raro sentir parlare di quello che a mio avviso è uno dei problemi maggiori, spesso ignorato, per chi incomincia a fare radio. Credo che la questione più importante sia stata lucidamente analizzata da Tiziano Bonini nella bella intervista che ho letto proprio sulle nostre pagine https://www.radiospeaker.it/blog/tiziano-bonini-intervista.html. Ecco il punto cruciale, a mio avviso:Negli anni '70 la radio era una palestra per talenti, che di lì a breve sarebbero passati alla tv o alla musica, è ancora così? Sempre meno. Oggi le palestre sono Soundcloud, Spreaker, le web radio universitarie, farsi i propri podcast. Solo che così si perde la possibilità di imparare dagli altri, di formarsi in un ambiente ricco di persone”.

Oggi, secondo il mio punto di vista bisogna constatare che, se volessimo usare una metafora, esistono moltissime “palestre” per fare radio, ma pochissimi “istruttori” in grado (o con la voglia) di far imparare e trasmettere i trucchi del mestiere agli allievi. Credo che questo sia il nodo di tutta la vicenda. Attualmente esistono infatti i mezzi e le possibilità per far sì che, chiunque abbia passione, possa trasmettere (basta pensare, per esempio) alle innumerevoli web radio presenti nel nostro Paese e nel mondo. Diverso è però poter iniziare a fare lo speaker avendo un minimo di “basi” e conoscendo almeno il cosiddetto ”abc” della radio.

Nei grandi network, davvero pochi sono disposti a svolgere il ruolo di “insegnanti”, con la volontà di prendere con se i nuovi arrivati per aiutarli a crescere. Spesso questi compiti (ammesso che esistano) sono affidati ad altre persone che possono dare preziosi consigli ma che difficilmente conoscono fino in fondo i trucchi del mestiere. Tutto ciò è però rarissimo, anche perché le grandi radio ormai scelgono personalità già note all’interno dell’universo radiofonico oppure puntano su volti noti della tv, senza richiedere loro alcun tipo di formazione, consapevoli del fatto che tali soggetti siano stati ingaggiati solamente con lo scopo di aumentare gli ascolti.

Nelle radio locali invece, spesso ci si scontra con due differenti tipi di realtà. Si possono incontrare persone molto competenti che però sono assolutamente disinteressate a trasmettere le proprie conoscenze ai nuovi entrati, oppure si può incontrare chi, pur avendo in mano la gestione di una radio, non ne conosce le tecniche ed i meccanismi e si disinteressa completamente di chi va in onda.

Di fronte a questa carenza di maestri, a chi nutre una grande passione per il mezzo radiofonico non resta altro da fare che “ascoltare” con attenzione chi, in onda nei grandi network, può ancora insegnargli qualcosa: una sorta di “autoformazione”. In alternativa ci sono però delle importanti iniziative, tra le quali vanno certamente segnalati i corsi organizzati anche da Radiospeaker.it. E voi, come e da chi avete imparato a fare radio?

Articolo a cura di Mattia Savioni