Bocciato il "No Billag!" in Svizzera

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Bocciato il "No Billag!" in Svizzera

Le recenti elezioni del 4 marzo hanno sicuramente influenzato la programmazione delle emittenti nostrane.

Varie sono state le cosiddette "maratone", le dirette no stop notturne, per seguire passo per passo lo spoglio elettorale. L'evento politico ha oscurato un'altro tipo di votazione, "una più radiofonica". Vi ricordate il "No Billag"? Si tratta del referendum svizzero che prevede l'abolizione del canone pubblico a sostegno della radiotelevisione statale. 

La vittoria del SI avrebbe portato alla scomparsa di sette canali televisivi (Alpha Channel, Channel 9, la tv, Léman Bleu, RTS 1, RTS 2, Telebielingue) e 12 emittenti radiofoniche nella Svizzera occidentale (Canale 3, Couleur 3, Area 2, il primo, Option Musique, Radio Chablais, Radio City, Radio Fribourg, RFJ , Rhone FM RJB , RTN). Nella giornata successiva al voto del 4 marzo, data coincidente appunto con le elezioni politiche in Italia, apprendiamo dal sito della Radiotelevisione Svizzera che il No ha vinto (quindi non è stato abolito il canone). La bocciatura del No Billag in Ticino, che ha raccolto il 65,5% dei voti, è stata accolta con gioia dai sostenitori di tale canone.

Il direttore della RSI Maurizio Canetta ha così commentato la vittoria del No: "C'è grossa soddisfazione per un risultato che, non solo in Ticino ma in tutta la Svizzera, dimostra che i cittadini vogliono un'offerta radiotelevisiva basata sul servizio pubblico. Ma questo voto non è un assegno in bianco. Sappiamo che la rivoluzione digitale è in atto e interverremo con una riforma sia nei modi che nei costi".

Di altra opinione Alain Bühler, copresidente del comitato No Billag Ticino, che si dice deluso parzialmente: "Senza questa iniziativa, inoltre, il canone radiotelevisivo non sarebbe mai stato portato a 365 franchi all’anno oppure, come dichiarato da Doris Leuthard, a 300 franchi in futuro: dunque, l’iniziativa ha già portato dei vantaggi concreti ai cittadini". Ora il comitato "si aspetta che le promesse di riforma fatte negli scorsi mesi siano prontamente mantenute".

Potranno dunque continuare a esistere le radio di stato svizzere, grazie anche al sostegno pubblico tramite il pagamento del Billag.


Articolo a cura di Stefano Tumiati