Papà regala web radio alla figlia pagando solo alcuni brani: La Corte di Cassazione lo assolve

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Papà regala web radio alla figlia pagando solo alcuni brani: La Corte di Cassazione lo assolve

Siamo nel 2006. Reduce da un corso di giornalismo all’università, una studentessa veneta decide di concretizzare la sua passione inaugurando una web radio collegata a un giornale on-line, progetto che viene finanziato da un editore d’eccezione, niente di meno che il padre della ragazza. 

Un gesto partito dal cuore, che però finisce davanti a un tribunale per alcuni cavilli legali sul diritto d’autore.

Come apprendiamo da www.repubblica.it, alla Siae risulta che la web radio abbia pagato “solo in parte” i diritti delle canzoni trasmesse durante la messa in onda (vale a dire 4889 brani), mentre i diritti nei confronti del Consorzio Fonografici SCF sarebbero stati “omessi del tutto”. La Siae fa inoltre notare che i brani in questione sono stati registrati su dischi fissi senza il contrassegno di legge.

Una volta esposti i fatti, però i giudici di primo, secondo grado e di Cassazione, concordano sul fatto che il papà-editore (in quanto finanziatore del progetto, tocca a lui affrontare il processo di circa un anno) alla fine non ha ottenuto alcun "guadagno economicamente apprezzabile" dalla web rado della figlia, e di conseguenza non ha agito con fini di lucro.

La web radio vede impegnati alcuni amici della figlia, una piccola redazione composta da studenti che lavorano insieme per lanciare news e contenuti audio con spirito del tutto “amatoriale”. Sono presenti dei banner pubblicitari, ma tutti collegati a enti no-profit, che di conseguenza non portano entrate economiche. E le sole apparecchiature professionali non bastano per provare il carattere “commerciale” del progetto.

Concordi su questo, i giudici arrivano alla conclusione che la violazione del diritto d’autore nasce nel momento in cui si trae un guadagno economico dall’appropriazione di un bene economicamente tutelato. E, nel caso specifico del papà veneto, lui aveva solo sostenuto delle spese per permettere alla figlia di avviare la sua web radio, ma dal progetto non aveva ricavato un soldo.

A favore del papà, gioca poi anche la trasparenza. Si è messo in contatto con la Siae per mettersi in regola, e ha sottoscritto una licenza per l’autorizzazione a conservare i brani nella banca dati della radio. E alla fine ha ottenuto “il via libera alla promozione radiofonica dei brani” anche dal Consorzio Fonografici SCF.

Dopo un processo di circa un anno, ora gli studenti possono portare avanti la loro web radio senza preoccupazioni, grazie al sostegno del loro speciale finanziatore.

Articolo a cura di Vittoria Marchi 

 

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