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Bruxelles frena sull’obbligo della radio nelle nuove auto

Bruxelles frena sull’obbligo della radio nelle nuove auto

La Commissione europea ha chiesto di sospendere il progetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che punta a rendere obbligatoria, su tutte le nuove auto vendute in Italia, la presenza della radio broadcast analogica FM AM e digitale DAB+, anche nei sistemi di infotainment connessi a Internet.

A riportarlo è Italia Oggi, in un articolo firmato da Andrea Secchi, già ospite al World Radio Day lo scorso anno, che ricostruisce la posizione assunta da Bruxelles in risposta alla notifica formale del Governo italiano sulla modifica del Codice delle comunicazioni elettroniche.

Cosa prevede oggi la normativa italiana

Attualmente la legge impone la presenza del DAB+ solo nei veicoli dotati di autoradio tradizionale, lasciando esclusi quei modelli che integrano esclusivamente sistemi digitali o connessi.

L’obiettivo del Governo era estendere l’obbligo a tutti i veicoli nuovi, comprese auto, furgoni e quadricicli, per garantire l’accesso universale ai servizi radiofonici.

Bruxelles ha però chiesto di sospendere l’iter fino al 7 aprile 2026, sollevando dubbi sulla compatibilità della misura con il diritto europeo.

I dubbi dell’Unione Europea

Secondo la Commissione europea, l’obbligo potrebbe limitare la libertà di scelta dei consumatori, impedendo l’acquisto di veicoli più economici privi di ricevitori radio.

Inoltre, potrebbe ostacolare il funzionamento del mercato interno, imponendo requisiti tecnici non uniformi tra i diversi Paesi membri.

Bruxelles ricorda anche che il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche prevede il ricevitore digitale solo per le autoradio, ma non per altri apparati abilitati a Internet.

Un altro punto critico riguarda la mancanza, da parte dell’Italia, di una dimostrazione chiara sul perché gli obiettivi della proposta non possano essere raggiunti attraverso meccanismi di mercato o iniziative volontarie.

La posizione del Governo italiano

Dal canto suo, il Governo italiano difende la proposta richiamando tre elementi centrali: sicurezza stradale, gestione delle emergenze e tutela dei consumatori.

In caso di calamità o blackout delle reti mobili, la radio broadcast resta spesso l’unico mezzo disponibile per ricevere informazioni istituzionali e di pubblica utilità.

L’obiettivo dichiarato è garantire a tutti l’accesso universale ai servizi radiofonici senza dipendere da connessioni dati o smartphone, preservando il ruolo della radio come infrastruttura strategica per la comunicazione di emergenza.

Il rischio di una procedura di infrazione

Ora la palla torna al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Senza adeguamenti al testo proposto, il rischio è l’avvio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, con possibili ripercussioni anche sul futuro della radio broadcast nei sistemi di infotainment automobilistici.

La vicenda si inserisce in un dibattito sempre più centrale per il settore radiofonico europeo, tra tutela del servizio pubblico, innovazione tecnologica e libertà di scelta dei consumatori.

Adriano Matteo

Adriano Matteo

Tecnico del suono radiofonico, live e broadcast, giornalista iscritto all'albo pubblicisti della Puglia e grande appassionato di radio in tutte le sue sfaccettature. Leggi i miei articoli

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