Ligabue e le radio libere: “Erano il Far West della comunicazione”
Le radio libere tornano al centro del racconto di Luciano Ligabue, che durante un incontro al Bologna Portici Festival ha ricordato gli anni pionieristici dell’emittenza privata italiana, definendoli senza esitazioni un autentico “Far West della comunicazione”.
Dialogando con il linguista Giuseppe Antonelli in Piazza Maggiore, il cantautore emiliano ha ripercorso le esperienze vissute da adolescente nelle prime emittenti locali, in un periodo che ha segnato profondamente la storia della radio italiana e la sua stessa formazione artistica.
Ligabue: “A 15 anni andavo già in onda”
Nel suo intervento, Ligabue ha ricordato l’atmosfera unica delle radio nate dopo la liberalizzazione dell’etere negli anni Settanta. Un mondo in cui chiunque poteva avvicinarsi al microfono e sperimentare un nuovo modo di comunicare.
Il cantautore ha raccontato di aver iniziato a fare radio giovanissimo, quando aveva appena quindici anni, in un contesto dove l’entusiasmo contava spesso più dell’esperienza. Errori, esitazioni e improvvisazione facevano parte del gioco, ma proprio questa spontaneità rappresentava il fascino di quelle emittenti.
Secondo Ligabue, la forza delle radio libere stava nella possibilità di raccontare la musica in modo personale, portando spesso in studio i propri dischi e condividendo passioni e gusti senza particolari vincoli editoriali.
Le radio locali tra passione e precarietà
Nel suo racconto emerge anche il lato più fragile di quell’epoca. Molte radio locali nascevano grazie all’iniziativa di gruppi di amici e appassionati, ma spesso avevano vita breve per la difficoltà di sostenersi economicamente.
La mancanza di strutture professionali e di investimenti pubblicitari rendeva molte emittenti realtà precarie, destinate a chiudere dopo pochi anni di attività. Eppure, proprio questa dimensione artigianale contribuiva a creare un clima di libertà e sperimentazione difficilmente replicabile oggi.
Il ruolo delle radio libere nella cultura italiana
Per Ligabue, il fenomeno delle radio libere ha avuto un impatto che va ben oltre il semplice intrattenimento.
Le emittenti nate in quegli anni hanno infatti contribuito a democratizzare la comunicazione, offrendo nuove opportunità di espressione e avvicinando il pubblico a linguaggi, idee e contenuti che difficilmente avrebbero trovato spazio nei media tradizionali dell’epoca.
Un’eredità che continua ancora oggi a influenzare il panorama radiofonico italiano, caratterizzato da una forte presenza di radio locali e da una grande varietà di voci e format.
Da Radiofreccia ai ricordi della radio
Il rapporto tra Ligabue e il mondo radiofonico è sempre stato particolarmente intenso. Non a caso, durante l’incontro bolognese, l’artista ha presentato una nuova edizione del libro “Fuori e dentro il borgo”, che include anche la sceneggiatura di “Radiofreccia”.
Il film del 1998 è diventato nel tempo una delle opere simbolo dedicate all’universo delle radio libere, raccontando la passione, l’energia e la dimensione comunitaria che caratterizzavano le emittenti locali degli anni Settanta.
Attraverso i suoi ricordi, Ligabue restituisce così l’immagine di una stagione irripetibile della comunicazione italiana, in cui la radio rappresentava molto più di un mezzo di informazione: era un luogo di libertà, creatività e partecipazione.