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La Radio che non c’è: Settant’anni, un Grande Futuro. Il libro di F. Monteleone

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Il libro “La radio che non c’è: settant’anni, un grande futuro”, datato anni novanta e scritto a due mani da due brillanti autori e saggisti italiani: Alberto Abruzzese e Franco Monteleone, descrive in partenza con fare critico le possibili strade future del medium radio, la voglia di un vero rinnovamento del settore senza trascurare gli aloni di fragilità che in quegli anni si respiravano nella radio italiana soprattutto pubblica.

“ La radio è il linguaggio delle voci, dei ritmi, dei richiami e dunque un linguaggio anfibio tra interiorità ed esteriorità, appunto lo spazio ancora inaudito della virtualità”. Ha adottato negli anni il ruolo di esploratore di nuovi linguaggi, aprendo nuove strade che sarebbero poi state battute anche da altri medium. E’ stata proprio la radio negli anni ’50 e ’60 ad omologare una nuova forma di dialogo tra studio e casa, tra il microfono e il telefono.

La si potrebbe considerare come un novello Darwin, capace di dare forma a nuovi percorsi tecnologici. Si evince, cosi, il carattere pioneristico e flessibile del mezzo che ne caratterizza la leggerezza. La radio è “leggera”: messaggio sonoro, apparecchiature maneggevoli e grandi quantità di informazioni ristrette in minimi tempi. Potrebbe essere definita “la cavalleria leggera” della comunicazione. Dagli anni ’90 ad oggi la radio si sta evolvendo senza perdere le sue caratteristiche di base.

La digitalizzazione del mezzo caratterizza il nuovo millennio. Miglioramenti tecnologici che si evidenziano nella migliore qualità sonora e nella “pulizia” del suono e anche l’impatto ambientale è ridimensionato ed attenuato grazie al digitale. Il volume di Abruzzese e Monteleone permette di esplorare la radio “debole” degli anni ’90 con tutte le sue paure. Si avverte , sotteso tra le righe, l’urgente appello ad uno sviluppo integrale di una vera “cultura radiofonica” che è sembrata non esserci in quegli anni. A differenza di altri paesi europei la radio in Italia ha attraversato un periodo di grande instabilità e il libro ne evidenzia i passi intrapresi risultando una utile lettura per inverdire la memoria storica di un intero ciclo radiofonico.

E per voi, cari lettori, la cultura della radio in Italia si sta sviluppando o è ancora in fase embrionale?

Articolo a cura di Nicoletta Zampano

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