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Studio Economico CRTV 2025: la radio cresce del 5,2% e conferma la resilienza del settore

Studio Economico CRTV 2025: la radio cresce del 5,2% e conferma la resilienza del settore

La radio continua a dimostrare la propria solidità in un mercato dei media sempre più competitivo. È quanto emerge dalla 31ª edizione dello “Studio Economico. Settore Radiotelevisivo Privato Italiano, realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Radio Televisioni (CRTV) nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale del CCNL del settore radiotelevisivo privato, promosso insieme a SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.

L’edizione 2025 del rapporto si presenta anche con una veste grafica rinnovata, pensata per una consultazione più immediata sia online sia sui social, mantenendo il consueto approccio analitico che caratterizza lo studio da oltre trent’anni.

Lo studio fotografa il mercato radiotelevisivo italiano

L’analisi prende in esame i bilanci delle società di capitali del comparto radiotelevisivo italiano, includendo editori pubblici e privati, emittenti nazionali e locali, operatori free e pay e, per la prima volta, anche gli operatori di rete broadcast con un capitolo dedicato.

I dati fanno riferimento all’anno 2023 e restituiscono l’immagine di un settore che, pur non avendo ancora recuperato completamente i livelli precedenti alla pandemia, mostra segnali di stabilizzazione.

Il mercato radiotelevisivo italiano ha generato 8,67 miliardi di euro di ricavi, con una lieve flessione dell’1,5% rispetto al 2022. La pubblicità resta la principale fonte di ricavo del comparto, rappresentando circa il 36% del fatturato complessivo del sistema broadcast.

La radio cresce del 5,2% rispetto al 2022

Tra i dati più significativi emerge quello relativo alla radio.

Il comparto radiofonico ha registrato 629 milioni di euro di ricavi, con una crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente, confermando un andamento positivo anche nel confronto con il decennio passato.

La televisione continua a rappresentare la quota più consistente del mercato con 7,2 miliardi di euro, pari a circa l’83% dei ricavi complessivi, mentre gli operatori di rete broadcast raggiungono 854 milioni di euro, consolidando il proprio ruolo all’interno dell’ecosistema radiotelevisivo.

Occupazione stabile e settore resiliente

Lo studio evidenzia anche una buona tenuta occupazionale.

Gli addetti del comparto restano sostanzialmente stabili, attestandosi a circa 25.400 lavoratori, dei quali oltre 5.300 impiegati nelle emittenti locali monitorate dall’indagine.

Secondo CRTV, nonostante un contesto economico ancora complesso, il settore continua a mostrare una buona capacità di autofinanziamento, livelli soddisfacenti di produttività e una significativa resilienza industriale.

Marano: “Un settore stabile e centrale nel sistema dei media”

Commentando i risultati dello studio, il presidente di Confindustria Radio Televisioni, Antonio Marano, ha sottolineato il valore del comparto.

“La 31ª edizione dello Studio Economico offre una fotografia di un’industria radiotelevisiva in evoluzione, stabile e resiliente: un dato per tutti, il mantenimento dei livelli occupazionali, su tutto il territorio. Un settore che continua a rappresentare un elemento centrale del sistema dei media italiani grazie alla capacità di produrre, distribuire e valorizzare contenuti professionali e innovativi.”

Lo Studio Economico conferma quindi come radio e televisione continuino a rappresentare un punto di riferimento nel panorama dei media italiani, dimostrando capacità di adattamento, innovazione e tenuta occupazionale anche in una fase di profonda trasformazione del mercato digitale.

Adriano Matteo

Adriano Matteo

Tecnico del suono radiofonico, live e broadcast, giornalista iscritto all'albo pubblicisti della Puglia e grande appassionato di radio in tutte le sue sfaccettature. Leggi i miei articoli

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