Fondo editoria 2025: guida completa al contributo per le radio
Le emittenti radiofoniche che nel corso del 2025 hanno investito nell’innovazione tecnologica possono beneficiare del Fondo a sostegno degli investimenti in tecnologie innovative nel settore editoriale, una misura che mette a disposizione 42 milioni di euro, di cui 4 milioni riservati al comparto radiofonico. L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto fino al 70% delle spese ammissibili, calcolate al netto dell’IVA, con l’obiettivo di sostenere la trasformazione digitale delle imprese editoriali e radiotelevisive.
Il decreto, tuttavia, è composto da diverse disposizioni e da una serie di FAQ ministeriali che rendono la lettura poco immediata. In questa guida analizziamo in modo pratico tutto ciò che interessa alle emittenti radiofoniche: chi può accedere al contributo, quali investimenti sono finanziabili, quali documenti servono e come prepararsi alla presentazione della domanda.
Fondo editoria 2025: come è strutturato il decreto
Prima di entrare nel dettaglio è utile chiarire un aspetto che può creare confusione. Il decreto attuativo divide il Fondo in due sezioni, dedicate a categorie differenti di beneficiari.
L’articolo 1 disciplina il contributo destinato alle imprese editrici di quotidiani e periodici e alle agenzie di stampa, definendo i requisiti di accesso e gli investimenti finanziabili per il settore della stampa. Da questo link è possibile accedere alla domanda per gli aventi diritto dell’articolo 1; qui è invece disponibile un manuale utente per l’articolo 1.
L’articolo 2, invece, riguarda il comparto radiotelevisivo e si applica alle emittenti radiofoniche, alle emittenti televisive e ai fornitori di servizi di media audiovisivi (FSMA). È questo l’articolo che interessa direttamente le radio e che disciplina i requisiti per accedere al contributo, le tipologie di investimenti ammissibili e le modalità di presentazione della domanda. Da questo link è possibile accedere alla domanda per gli aventi diritto dell’articolo 2. In questo articolo ci concentreremo su come procedere alla richiesta relativa all’articolo 2.
Le FAQ pubblicate successivamente dal Dipartimento fanno spesso riferimento sia all’articolo 1 sia all’articolo 2 perché affrontano temi comuni, come la documentazione delle spese, la cumulabilità degli incentivi o le modalità di rendicontazione. Tuttavia, per un’emittente radiofonica, la normativa di riferimento resta quella prevista dall’articolo 2 del decreto.
Come funziona il contributo
Per il settore radiofonico il Fondo mette a disposizione 4 milioni di euro.
L’agevolazione consiste in un contributo che può arrivare fino al 70% delle spese ammissibili sostenute nel corso del 2025, al netto dell’IVA. Il contributo viene riconosciuto sugli investimenti che rispettano le condizioni previste dal decreto e che saranno correttamente documentati in fase di presentazione della domanda.
È importante sottolineare che il 70% rappresenta la percentuale massima teorica prevista dalla misura. Qualora l’importo complessivo delle domande ammesse superi la dotazione finanziaria disponibile, il Dipartimento procederà a una ripartizione proporzionale delle risorse tra tutti i beneficiari. Inoltre, eventuali economie registrate in una delle categorie del comparto radiotelevisivo potranno essere redistribuite tra le altre categorie dello stesso settore.
Chi può richiedere il contributo
Il decreto individua con precisione i requisiti che le emittenti radiofoniche devono possedere al momento della presentazione della domanda. Non è quindi sufficiente aver effettuato investimenti tecnologici nel 2025: occorre dimostrare di essere un’impresa regolarmente autorizzata e pienamente operativa.
Per accedere al contributo l’emittente deve:
- avere sede legale in uno Stato membro dell’Unione europea oppure dello Spazio economico europeo;
- avere residenza fiscale in Italia oppure una stabile organizzazione nel territorio nazionale;
- essere titolare di un’autorizzazione valida per la fornitura di servizi di media radiofonici;
- svolgere in maniera continuativa l’attività di diffusione dei programmi nel rispetto del titolo autorizzativo posseduto;
- risultare iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC);
- essere iscritta al Registro delle Imprese con codice ATECO 60.10;
- essere in regola con gli obblighi previdenziali e contributivi;
- non trovarsi in stato di liquidazione volontaria, liquidazione coatta amministrativa o liquidazione giudiziale.
Per i consorzi che operano nella radio digitale attraverso una società mandataria il decreto prevede inoltre specifiche condizioni relative alla titolarità degli investimenti e alla struttura del consorzio.
Quali investimenti sono finanziabili
Il Fondo non finanzia soltanto l’acquisto di nuovi trasmettitori o apparati di diffusione. Il legislatore ha previsto un elenco molto ampio di tecnologie, con l’obiettivo di sostenere l’intero processo di innovazione digitale delle imprese radiofoniche.
Sono considerate ammissibili le spese sostenute per:
- apparati in bassa frequenza;
- apparati in alta frequenza destinati alla trasmissione radiofonica digitale;
- mixer audio e video;
- encoder;
- sistemi di storage;
- infrastrutture di telecomunicazione ad alta velocità;
- sistemi di cloud computing;
- datacenter;
- software editoriali e piattaforme web based;
- piattaforme per la distribuzione dei contenuti, anche in modalità on demand;
- software per l’automazione dei processi editoriali;
- applicazioni basate sull’intelligenza artificiale;
- sistemi per il contrasto alla disinformazione;
- tecnologie dedicate alla cybersecurity e alla business continuity;
- sistemi di telecontrollo degli impianti;
- investimenti sulle reti T-DAB, comprese le attività di ricerca e sviluppo;
- implementazione dell’Emergency Warning System (EWS);
- tecnologie per realtà virtuale, realtà aumentata e mixed reality.
Come si può notare, il decreto non guarda esclusivamente agli impianti di trasmissione. Rientrano infatti tra gli investimenti agevolabili anche software gestionali, piattaforme digitali, sistemi cloud, infrastrutture informatiche e tecnologie innovative che oggi rappresentano strumenti fondamentali per la produzione, la distribuzione e la valorizzazione dei contenuti radiofonici.
Come presentare la domanda
La richiesta di contributo dovrà essere presentata esclusivamente attraverso la procedura telematica sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Le domande potranno essere trasmesse dal 30 giugno al 29 luglio 2026, secondo le modalità e gli orari indicati nel provvedimento di apertura della piattaforma.
Alla domanda dovrà essere allegata tutta la documentazione necessaria per dimostrare sia il possesso dei requisiti soggettivi sia l’effettiva realizzazione degli investimenti. In particolare, il decreto richiede:
- la dichiarazione sostitutiva prevista dalla procedura;
- l’elenco dettagliato degli investimenti effettuati;
- le fatture relative alle spese sostenute;
- la documentazione che dimostri l’avvenuto pagamento;
- l’asseverazione tecnica degli investimenti;
- ogni ulteriore documento eventualmente richiesto dalla piattaforma telematica.
Poiché la finestra temporale per l’invio della domanda è limitata a un solo mese, è consigliabile predisporre tutta la documentazione con largo anticipo.
Quali spese sono ammesse e quali no
Le FAQ pubblicate dal Dipartimento chiariscono numerosi aspetti pratici che il decreto non affronta nel dettaglio. Il primo riguarda il periodo nel quale devono essere stati effettuati gli investimenti.
Sono ammissibili esclusivamente gli investimenti riferiti al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025, documentati da fatture emesse nello stesso anno. Le spese devono essere riferite a un progetto di innovazione tecnologica coerente con le finalità della misura e tutti i pagamenti devono essere effettuati con strumenti tracciabili. Inoltre, l’IVA non costituisce mai una spesa ammissibile.
Uno dei chiarimenti più importanti riguarda la data dei pagamenti. Le FAQ precisano infatti che, pur essendo obbligatorio che le fatture siano emesse entro il 31 dicembre 2025, il pagamento può essere effettuato anche successivamente, purché avvenga prima della presentazione della domanda di contributo. Questo consente alle imprese di completare il saldo degli investimenti nei primi mesi del 2026 senza perdere il diritto all’agevolazione.
Accanto alle spese finanziabili, il Dipartimento individua anche quelle escluse dal contributo.
Non possono essere rendicontati:
- i costi del personale interno;
- le spese per energia elettrica;
- il leasing operativo;
- il noleggio di beni e attrezzature;
- gli interessi passivi eventualmente presenti nei contratti di leasing finanziario.
È invece ammesso il leasing finanziario, ma esclusivamente per la quota capitale relativa all’investimento e a condizione che sia adeguatamente documentato. Rimangono comunque esclusi gli interessi e gli altri oneri finanziari previsti dal contratto.
L’asseverazione tecnica
Tra i documenti obbligatori da allegare alla domanda figura anche l’asseverazione tecnica, che ha il compito di certificare la conformità degli investimenti ai requisiti previsti dal decreto.
Le FAQ chiariscono che il documento può essere redatto da un ingegnere iscritto all’Albo nel settore dell’Informazione oppure da un perito industriale laureato competente per la tipologia di investimento realizzato.
Il Ministero precisa inoltre che:
- non esiste un modello ministeriale obbligatorio;
- non è richiesta una perizia giurata o asseverata davanti a un pubblico ufficiale;
- il documento deve essere sottoscritto con firma digitale dal professionista incaricato.
Si tratta di un chiarimento particolarmente importante, perché consente alle imprese di organizzare la documentazione senza dover ricorrere a procedure più complesse rispetto a quelle effettivamente richieste.
Il contributo è cumulabile con altri incentivi?
Un altro tema affrontato dalle FAQ riguarda la possibilità di cumulare il Fondo con altre agevolazioni.
Il principio generale stabilisce che il contributo non è cumulabile con altri aiuti pubblici concessi per le stesse spese.
È prevista però un’eccezione per il credito d’imposta relativo agli investimenti in beni strumentali 4.0. In questo caso il cumulo è consentito limitatamente alla quota di investimento rimasta scoperta dal credito d’imposta e comunque nel rispetto del limite massimo previsto dal Fondo.
Prima di presentare la domanda è quindi opportuno verificare se gli stessi investimenti abbiano già beneficiato di altri contributi pubblici, per evitare situazioni di incompatibilità.
Le FAQ da ricordare
Oltre ai chiarimenti già illustrati, il Dipartimento ha fornito alcune indicazioni operative che le emittenti dovrebbero tenere presenti durante la preparazione della domanda.
In particolare:
- le fatture devono essere emesse nel corso del 2025;
- i pagamenti possono essere effettuati anche nel 2026, purché prima della presentazione della domanda;
- tutti i pagamenti devono essere tracciabili;
- l’IVA non è mai finanziabile;
- il leasing finanziario è ammesso, mentre il leasing operativo e il noleggio sono esclusi;
- l’asseverazione deve essere firmata digitalmente da un professionista abilitato;
- qualora le richieste superino le risorse disponibili, il contributo sarà ridotto proporzionalmente tra tutti i beneficiari ammessi.
Come prepararsi alla domanda per il Fondo editoria 2025
Anche se la procedura di presentazione delle domande sarà aperta soltanto fino al 29 luglio 2026, le emittenti che intendono richiedere il contributo dovrebbero iniziare fin da subito a verificare tutta la documentazione relativa agli investimenti effettuati nel 2025.
Controllare la correttezza delle fatture, verificare che tutti i pagamenti siano tracciabili, raccogliere la documentazione tecnica e incaricare per tempo il professionista che dovrà predisporre l’asseverazione consentirà di arrivare preparati all’apertura della piattaforma ministeriale.
Per molte radio il Fondo rappresenta un’opportunità concreta per recuperare una parte significativa delle risorse investite nella digitalizzazione degli impianti, nello sviluppo delle piattaforme digitali, nell’adozione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale e nel potenziamento delle infrastrutture tecnologiche. Tuttavia, come avviene per tutte le misure a contributo, il rispetto dei requisiti previsti dal decreto e la completezza della documentazione saranno determinanti per ottenere l’agevolazione.