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Davvero i followers contano più dei contenuti in radio?

Abbiamo chiesto il parere di alcuni dei più grandi conduttori radiofonici del panorama nazionale italiano, da Luca De Gennaro a Paoletta, passando Per Fernando Proce, Laura Ghislandi e tanti altri: ecco cosa hanno risposto.

Davvero i followers contano più dei contenuti in radio?

Sempre più spesso vediamo e sentiamo arrivare in radio nazionali personaggi provenienti dal mondo dei social, gli influencer, senza però alcuna esperienza radiofonica e senza la fatidica gavetta.

Spesso poi il livello di bravura tra un influencer e un conduttore con anni di dirette alle spalle, si sente eccome. Dunque ci chiediamo: davvero i followers contano più della qualità dei contenuti?

E’ chiaro che portare le star di Instagram o Tik Tok in radio sia, il più delle volte, una mossa di marketing per aumentare gli ascoltatori. Infatti, se una volta per approdare in un network servivano abilità nel parlare, oggi spesso servono tanti seguaci sui social e una bella presenza.

Ma non sempre il “milione di followers” (o più) è sinonimo di bravura; spesso questi personaggi durano poco e in molti casi i loro followers abbandonano la radio non potendo più ascoltare i loro idoli. Nel frattempo in giro (e Radiospeaker lo può dimostrare) ci sono tanti giovani con esperienza che però non riescono trovare posto in un network.

Abbiamo dunque chiesto il parere di alcuni dei più grandi conduttori radiofonici del panorama nazionale italiano: ecco cosa hanno risposto.

Secondo Luca De Gennaro di Radio Capital “quello del disc jockey radiofonico è un mestiere, che ha bisogno di preparazione specifica, dedizione quotidiana, grande passione, e che migliora nel tempo. Quello dell’influencer non mi sembra sia una professione, quanto piuttosto una attività con risultati magari anche molto soddisfacenti ma nel breve termine, e con data di scadenza ravvicinata. Sono due modi di intendere i media e il lavoro diametralmente opposti, che quindi non vedo come possano convergere in maniera efficace”.

Giancarlo Cattaneo, in onda sulla “sorella” m2o sostiene il motto: “la radio ai radiofonici, a ciascuno il suo mestiere – dice – Non sono contro questo genere di commistioni, a patto che le celebrities si impegnino e che i direttori delle radio non creino disparità di trattamento o “subiscano” questa tendenza. Nessuna colpa attribuisco all’influencer di turno in onda, è sostanzialmente una questione relativa ai differenti linguaggi della comunicazione; in tutta onestà, non comprendo neanche appieno la questione “commerciale”, non vedo neanche questo grande appeal che di partenza è solo quantitativo. Credete davvero che tutti i followers seguano poi le performance radiofoniche del proprio “idolo”? La gavetta e la pratica sono fondamentali”.

Gianluca Gazzoli di Radio Deejay ha parlato del fatto che “la parte digital sia ormai imprescindibile. Inoltre la capacità di crearsi un pubblico, di interagire con tante persone è un talento. Ma la radio parla un linguaggio diverso. È un mestiere che va coltivato nel tempo. Io ho sempre fatto del web e del digital un uso importante che mi permette di raccontare di più, ma ho sempre fatto crescere le cose insieme. Mentre creavo i miei primi contenuti sui social anni fa, nel frattempo facevo la gavetta in radio. Passare da una parte all’altra ad alto livello è molto complesso e spesso deleterio per chi lo fa, perché la radio non mente mai”.

Siamo poi passati a Radio Italia per sentire Paoletta secondo cuiSe sei inesperto, fuori luogo, impreparato, inadeguato, in radio o in qualsiasi altro campo, prima o poi viene fuori. E comunque le scelte editoriali di una radio, anche se per altri discutibili, (per me) sono affari loro. Io grazie al cielo, non sono un editore e mai lo sarò. Faccio il mio. Gli altri fanno ciò che ritengono giusto”.

Così il suo collega Mauro Marino: “Ci hanno già provato con i televisivi, abbiamo visto come è andata. Il pubblico che segue gli influencer non ascolta la radio, la radio ha un pubblico adulto. Puoi mettere in onda chi ti pare ma ma se un prodotto non è gradito l’ascoltatore gira. La radio funziona se ha una identità precisa ed il giusto mix tra musica e parlato. Facessero una radio con soli influencer e vediamo come va. E lo dico da ascoltatore non da conduttore”.

Da Radio 2 abbiamo parlato con Mauro Casciari che preferisce “la spontaneità di alcuni di loro rispetto ai vecchi tromboni. I loro coetanei non ascoltano la radio e secondo me non la ascoltano neanche se ci sono in onda gli influencer che amano, però vedono il marchio e seguono gli spezzoni sui social dei loro beniamini, perciò alle radio è utile comunque”.

Dal gruppo Radio Mediaset ecco Fernando Proce di R101 che ci ha confessato di non essere convinto dagli influencer e dai loro numeri: “ma generalizzare è sempre sbagliato – ha detto – ci saranno tra loro alcuni capaci. Mettere in onda uno, solo perché ha milioni di follower (di cui l’efficacia e il vantaggio per il mezzo è tutti da verificare) è solo un danno per il mezzo… la radio non va “imbastardita”, non è un mezzo “facile“ e per chiunque, tutt’altro! Dalla radio sono usciti i più grandi, hanno fatto e fanno “palestra” i big…non è un social, la velocità di interazione ci accosta sempre più ai social, ma la radio è un’altra storia… abbiatene rispetto”.

Abbiamo chiesto un parere anche a Giuditta Arecco di RDS che ha detto: “Ultimamente da parte dei mezzi di comunicazione “tradizionali” sto riscontrando una sorta di accanimento verso gli influencer, come se avessero tutti scarsa cultura o veicolassero tutti messaggi negativi, beh, non è assolutamente così. Ci sono parecchie persone che sono partite dal web che sarebbero in grado di fare radio. Secondo me l’errore è alla base, ed è creare delle “categorie”, è sempre sbagliato cercare di classificare in modo rigido le persone e le loro capacita. Ovviamente tra gli influencer ci sono persone che sono capaci di fare radio e altre che non ne sarebbero mai in grado, ma questo vale anche per alcuni conduttori radiofonici… Sarebbe fondamentale che i direttori artistici per primi scegliessero (se desiderano intercettare il pubblico più giovane) influencers che siano in grado di utilizzare correttamente il mezzo radiofonico, comunicando contenuti validi”.

Laura Ghislandi di RTL 102.5 ha parlato del fatto che ” puoi essere un influencer, un attore o un commercialista ma devi saper fare la radio. E per imparare ci vuole del tempo, i fenomeni sono pochi. Questo trend è appena iniziato e forse non si può avere una previsione di come andrà. Come in altri ambiti c’è gente preparata o a cui riesce più facile, altri invece non ci riescono pur sforzandosi. Per me la gavetta rimane sempre la cosa migliore, indipendentemente che tu sia un influencer o meno. Puoi anche farla in una radio nazionale, però devi abbassare la testa e voler imparare a fare il mestiere, altrimenti non si va da nessuna parte”.

Nella “sorella” Radiofreccia abbiamo parlato con Matteo Campese secondo cui “Ad ogni lavoro, il suo professionista, servono preparazione e competenza. Ma la radio è un mestiere che si evolve anche tenendo conto dei tempi in cui vive. In questo periodo i palinsesti si riempiono di personaggi “digital” anche perché non si può far finta che i social non esistano e, con loro, il loro seguito (che poi è mercato). Penso che un programma di soli influencer storicamente non duri per mancanza degli strumenti del mestiere; motivo per cui è preferibile affiancarli a radiofonici padroni dei tempi del parlato. La gavetta è importante perché chi fa la radio vuol farla per tutta la vita; mentre gli influencer spesso restanno in palinsesto fino a quando non ne compare un altro con più follower“.

Influencer o meno, in ogni caso durante quest’anno l’ascolto della radio è aumentato e lo dimostrano di dati d’ascolto pubblicati poche settimane fa; staremo a vedere con i dati annuali del 2020 che saranno pubblicati a Gennaio.

E voi invece che ne pensate?

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