Deejay Time – One Last Dance: Matteo Curti racconta l’ultimo ballo di una generazione
Il 6 febbraio 2027 il Deejay Time salirà per l’ultima volta sul palco del Forum di Assago. A raccontare il significato di questo addio è Matteo Curti, station manager di Radio Deejay, che nel video-documentario Deejay Time – One Last Dance riunisce Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso per ripercorrere la storia di uno dei programmi più riconoscibili della radio italiana.
Ma quello realizzato da Curti non è soltanto un documentario sul Deejay Time. È anche la storia di un ragazzo che negli anni Novanta accendeva la radio ogni pomeriggio, registrava le trasmissioni sulle cassette, imparava a fare il DJ nella propria cameretta e sognava di conoscere i protagonisti di quel mondo.
Trent’anni dopo, quel ragazzo si ritrova collega dei suoi idoli, con la possibilità di fare tutte le domande che allora avrebbe voluto porre.
Il risultato è un racconto fatto di ricordi, aneddoti, strumenti originali, registrazioni d’archivio e momenti di autentica emozione. Un viaggio che spiega non soltanto come funzionava il Deejay Time, ma soprattutto perché quel programma sia rimasto così importante nella vita di tanti ascoltatori.
Uno degli elementi più preziosi del documentario è la presenza di filmati di repertorio, registrazioni storiche e materiali d’archivio rarissimi, alcuni dei quali oggi difficilmente reperibili. Immagini e suoni che riportano il pubblico negli studi di Radio Deejay e nelle atmosfere degli anni Novanta, restituendo un ritratto autentico del programma e dei suoi protagonisti. Un lavoro di recupero della memoria radiofonica che rende il racconto ancora più coinvolgente, soprattutto per chi quegli anni li ha vissuti in diretta.
Deejay Time, il 6 febbraio 2027 l’ultima serata al Forum di Assago
Il documentario si apre con l’annuncio che nessun appassionato avrebbe voluto ascoltare: sabato 6 febbraio 2027, al Forum di Assago, si terrà l’ultima serata dal vivo del Deejay Time.
Per Matteo Curti la notizia ha un significato profondamente personale.
«Per me, che nella mia vita di adolescente ascoltavo tutti i giorni Albertino alla radio, è un brutto colpo», racconta nel video.
Non si tratta soltanto della fine di una serie di spettacoli. Per chi è cresciuto con il programma, quelle serate rappresentano la possibilità di tornare, anche soltanto per qualche ora, a un periodo della propria vita.
Curti lo spiega ricordando che ascoltare dal vivo i quattro protagonisti è per lui il modo più immediato per ritrovare un passato al quale è ancora profondamente legato.
Ed è proprio da questa consapevolezza che prende forma il documentario: prima dell’ultimo appuntamento, tornare alle origini e ricostruire quello che ha reso il Deejay Time un fenomeno radiofonico.

Come Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso hanno costruito il Deejay Time
Uno degli aspetti più interessanti del video è la ricostruzione del linguaggio radiofonico del Deejay Time.
Attraverso le testimonianze dei protagonisti emerge un programma costruito su un equilibrio particolare: la conduzione di Albertino, i mixaggi di Fargetta, le produzioni di Molella e gli scratch e i remix di Prezioso.
Albertino racconta di aver portato in radio un linguaggio diverso da quello utilizzato da molti conduttori dell’epoca, più diretto, spontaneo e vicino a quello dei ragazzi.
La musica non era semplicemente una successione di dischi. Ogni intervento, ogni effetto e ogni jingle contribuiva a costruire un ritmo riconoscibile.
Fargetta, inizialmente impegnato come tecnico della radio, ricorda la sintonia che si era creata con Albertino: il conduttore parlava a tempo sulla musica, mentre lui accompagnava ogni passaggio con i mixaggi.
Molella racconta invece il proprio ingresso nel programma attraverso i remix e i mashup che realizzava durante il lavoro in radio.
Prezioso, con le sue capacità nello scratch e nella manipolazione dei suoni, avrebbe contribuito a creare alcuni degli elementi più caratteristici dell’identità sonora del Deejay Time.
Quattro personalità differenti che, lavorando insieme, hanno dato vita a un linguaggio immediatamente riconoscibile.
Il segreto del Deejay Time? Jingle, campionatori e personaggi inventati
Nel video-documentario c’è spazio anche per una parte della storia della radio che raramente viene raccontata nel dettaglio: il lavoro tecnico e creativo dietro i suoni di un programma.
Albertino e Fargetta mostrano il funzionamento del campionatore utilizzato durante le dirette. Ogni tasto corrispondeva a una voce, a un effetto o a un personaggio.
Fargetta racconta che, pur non avendo un microfono, riusciva a dialogare con Albertino attraverso i suoni che faceva partire dalla tastiera.
Era una sorta di conversazione costruita in tempo reale, nella quale le risposte arrivavano da un campionatore anziché da una seconda voce in studio.
Tra i ricordi emergono l’omino nel tombino, il celebre “Piacch” e il soprannome “Alba Alba”.
Particolarmente interessante è il racconto di Prezioso sulla creazione di quest’ultimo: un lavoro di campionamento, taglio e manipolazione di una voce che avrebbe dato origine a uno dei suoni più riconoscibili del programma.
Gli Amici della Cassettina: quando la radio si registrava per non perderla
C’è un momento del documentario che racconta meglio di molti altri il rapporto tra il Deejay Time e il suo pubblico.
È quello dedicato agli Amici della Cassettina.

Erano gli ascoltatori che registravano le trasmissioni, conservavano le puntate e le riascoltavano. Un’abitudine che oggi può sembrare lontana, ma che per molti ragazzi rappresentava un modo per portare la radio sempre con sé.
Curti era uno di loro.
Nel video mostra alcune delle cassette che ha conservato, testimonianze materiali di un rapporto con la radio che andava ben oltre il momento della diretta.
Tra i cimeli compare anche una registrazione del Deejay Time del 1984, ritrovata in uno scatolone in radio.
Albertino ascolta la propria voce di allora e ricorda di avere avuto appena 22 anni.
Perché il Deejay Time ha deciso di fermarsi
Verso la conclusione del video, il racconto torna inevitabilmente al presente.
Dopo anni di reunion e spettacoli che hanno riportato sul palco Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso, arriva il momento di chiudere questo capitolo.
Le posizioni dei quattro protagonisti non sono identiche.
Albertino spiega di ritenere concluso un ciclo e di considerare arrivato il momento di fermarsi e inventare qualcosa di nuovo.
Fargetta, invece, non nasconde il proprio disaccordo.
«Mi oppongo, l’ho sempre detto ad Albertino, mi oppongo a questa decisione», afferma nel documentario.
Molella riflette sul significato di interrompere un percorso quando conserva ancora la propria forza, mentre Prezioso ammette quanto sarà difficile salutare definitivamente questa esperienza dal vivo.
Il confronto restituisce tutta la complessità di una scelta che riguarda non soltanto uno spettacolo, ma una storia professionale e personale condivisa per decenni.

Il 6 febbraio 2027, al Forum di Assago, si chiuderà dunque il percorso dei grandi eventi dal vivo del Deejay Time. Non viene invece annunciata la fine definitiva del programma radiofonico.
Matteo Curti e Albertino: una fotografia attesa trent’anni
Il documentario potrebbe terminare con le parole dei quattro protagonisti sull’ultima serata.
Ma Matteo Curti sceglie una conclusione diversa.
Torna a quel giorno del marzo 1995, quando al SIB di Rimini non era riuscito a ottenere una fotografia con Albertino.
Allora c’erano le guardie del corpo, i passaggi riservati e una vetrata che lo separava dal suo idolo.
Adesso Albertino è lì, davanti a lui.
E quella fotografia, rimasta in sospeso per più di trent’anni, finalmente arriva.

È il momento che dà un significato particolare a tutto il racconto.
Perché il documentario non parla soltanto di quattro DJ che hanno fatto la storia della radio dance italiana. Parla anche di quello che un programma radiofonico può rappresentare nella vita di chi lo ascolta.
Nel saluto finale, Curti ringrazia il Deejay Time per essere stato parte della propria crescita e per aver innescato una serie di esperienze che, probabilmente, non avrebbe vissuto senza quella passione per Radio Deejay.
Poi arriva un ultimo richiamo a uno dei personaggi del programma, la bambina nel tombino, e alla sua domanda: «Ma non è fantastico?».
La risposta di Matteo chiude il cerchio:
«Sì, decisamente. Penso che sia stato tutto abbastanza fantastico».
Ed è forse questo il senso più profondo di Deejay Time – One Last Dance: raccontare come una trasmissione possa uscire dagli studi radiofonici, entrare nelle camerette degli ascoltatori e continuare a far parte delle loro vite anche a distanza di trent’anni.
Il prossimo 6 febbraio si chiuderà un capitolo importante della storia del Deejay Time dal vivo. Ma le storie nate davanti a quelle radio, come dimostra il racconto di Matteo Curti, continueranno a esistere ben oltre l’ultimo disco.