Convegno Radio Rai: quale sarà il futuro della Radio nelle auto?

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Convegno Radio Rai: quale sarà il futuro della Radio nelle auto?

Si parla tanto di radio digitale, molti ne sanno ancora poco, qualcuno acquista l'auto con l'impianto audio di serie e neanche sa di poter ascoltare il DAB; abbiamo più e più volte parlato di questo e di tutto quello che ruota intorno alla radio digitale, la Rai in particolar modo sta cercando di sensibilizzare il pubblico a questa ormai non più nuova realta anche con alcuni eventi ai quali noi di radiospeaker.it abbiamo partecipato.

L'ultimo evento si è tenuto il 15 Novembre nella sede Rai di Via Asiago 10: una giornata iniziata alle 10 e conclusasi alle 21.30 divisa in ben sei parti, ognuna con interventi di personaggi di spicco del settore.

Qual è lo stato di salute del Dab+ in Italia? Come stanno interagendo le istituzioni e gli editori? A che punto è il passaggio dalla radio analogica a quella digitale sulle nostre auto? Come si stanno muovendo i grandi brand del settore automotive per offrire al pubblico il miglior servizio possibile? Esiste ancora il concetto di «autoradio» o si va verso un più largo «intrattenimento di bordo»? Queste alcune delle domande che hanno trovato risposta durante il corso della giornata che si è aperta con una parte dedicata alle istituzioni per fare chiarezza su qual è la situazione attuale in Italia.

A partire dalle 10 sono intervenuti alcuni rappresentanti del settore che hanno detto la loro sulla questione; Giorgio Zanchini, giornalista di Rai Radio 1 ha moderato questo primo blocco specificando che in Italia siamo pronti, “Siamo arrivati all’ultimo miglio per il dab+”.

Proprio il 14 Novembre scorso “il parlamento europeo ha approvato il nuovo codice europeo sulle comunicazioni elettroniche che impone a tutti i costruttori di inserire la radio digitale sui ricevitori - ha detto l’amministratore delegato Rai Fabrizio Salini - ma nel nostro paese siamo già un bel po’ più avanti se consideriamo che già da tempo si parla del fatto che dal 2020 non potranno più essere venduti per legge ricevitori che non abbiano il DAB."

Anche Angelo Marcello Cardani, presidente di AgCom ha detto la sua precisando che a differenza della TV, la radio ha mantenuto un livello di signorilità e distanza dal volgare favorendone la crescita. Dal punto di vista legislativo è tutto pronto, bisogna solo lavorare all’assegnazione delle frequenze e alla pianificazione dei 39 bacini di cui 16 già perfettamente funzionanti, come  ha detto Franco Siddi, presidente dell’associazione “Confindustria Radio televisioni”. 

Bisogna lavorare sulla fruizione della radio quando si è in movimento – dice il direttore delle relazioni istituzionali Rai Fabrizio Ferragni – i dati sono chiari: il 70% della popolazione ascolta la radio in macchina ed è proprio su questi utenti che bisogna puntare. Secondo Salini bisogna far sì che il DAB diventi la normalità, che putroppo non si potrà avere se non si abbassano i costi dei ricevitori o se non si spegne l’FM e quindi se non ce ne sia la reale necessità, ma come ben sappiamo, lo switch off in Italia non ci sarà, al massimo sarà un passaggio naturale. Cardani rimane comunque contrario allo spegnimento dell’FM non possedendo un’automobile e restando probabilmente favorevole ad una coesistenza delle due realtà.

Si è parlato tanto anche di sicurezza con Roberto Sgalla, prefetto direttore della polizia stradale; la radio deve essere sempre più dialogante con altri sensori tipo l’infrastruttura stessa o gli organi istituzionali. “Un giorno si potrebbero sostituire le pattuglie classiche con una sottospecie di pattuglia digitale che sfrutti anche la radio - ha detto Sgalla - è impensabile interromepere la comunicazione alla guida ma si può intervenire con sanzioni aumentate.”

Durante la seconda parte della giornata, Via Asiago si è trasformata in un vero salone dell’auto con numerosi modelli di automobili antiche e moderne disponibili, queste ultime, per poter testare i nuovi ricevitori DAB, ormai quasi sempre di serie.

Maria Leitner, giornalista Rai, ha moderato la terza parte dedicata ai produttori di automobili, i maggiori responsabili del futuro dell’audio a bordo; un po’ divagando su temi più lontani dalla radio in sé per sé, si è parlato di come i produttori si stanno adeguando a questa realtà.

A parlare per primo è stato Claudio Nervi di FCA Italy secondo cui “La tecnologia alla guida deve rispettare 4 criteri fondamentali: deve essere comprensibile, utilizzabile, affidabile ed utile”, criteri che a quanto pare la radio digitale lo rispetta.

Luisa di Vita di Nissan, Lorenzo Megoli di Audi, Francesco Fontana Giusti di Renault Italia , Marco Freschi del gruppo PSA, Antonio Ventura di Jaguar/Land Rover e Marco Alù Saffi di Ford hanno inoltre parlato di come sarà la guida nel futuro mostrando contributi video e citando tecnologie a noi ancora abbastanza lontane come ad esempio l’automatizzazione completa della guida che regalerebbe al guidatore medio circa due ore in più libere al giorno da passare in auto facendo altro, usufruendo ad esempio anche di contenuti specifici del DAB, ancora non disponibili in Italia, motivo per il quale l’utente ancora non percepisce la sostanziale differenza con l’FM.

Ancora una volta è saltato fuori il discorso della presenza e dell’importanza del web nella nostra era, in particolar modo oggi con l’avvento imminente del 5G; Molte case automobilistiche stanno già dotando i propri impianti anche di connessione a internet per poter usufruire dei contenuti di tutte le piattaforme a 360 gradi, come ha precisato Ventura.

Il discorso è stato ripreso da Stefano Ciccotti, Chief technilogy officer Rai che ha moderato la quarta parte della giornata dedicata alla distribuzione, le applicazioni e i contenuti: “Alcune macchine di alto livello – osserva Ciccotti -  ancora non hanno la radio digitale di serie e hanno il 5G che ad oggi non ha un’ottima copertura a differenza del DAB stesso il quale per essere inserito nella produzione di un’automobile avrebbe un incremento di prezzo solo dello 0,8%. Stiamo creando le basi per far sì che l’ascolto cresca – continua Ciccotti - nel nostro paese non c’è la necessità di ascoltare la radio digitale perché ci sono altri modi meno costosi e più semplici come il web ma la Rai ne sta facendo un impegno prioritario come gli altri gruppi. I costi sono un problema? la Rai ce la mette tutta, magari sarebbe il caso che gli ascoltatori investano per acquistare un ricevitore”.

Questo è stato l’interessate spunto dal quale sono partiti gli ospiti di questa quarta sezione che poi hanno citato lo stato delle realtà locali, molte delle quali non possono permettersi il passaggio al DAB per questioni economiche o politiche; ma è giusto?

Con il web ci sarebbe spazio per tutti, basterebbe lavorare ad un aggregatore adeguato; La radio DAB la si sta mettendo su solo perché va fatta o ci si crede realmente? A intervenire su questo ed altri argomenti inerenti alle applicazioni e lo sviluppo sono stati Francesco Dini, vice presidente di Elemedia, Patrick Hannon Chair, and President del WordDAB secondo cui “Va incoraggiata la collaborazione all’interno dell’ecosistema del mondo radiofonico”, e ancora Eugenio La Teana di RTL, Marcello Lombardo di EBU, Marco Montrone di Radio FRT, Sergio Natucci, direttore di Dab Italia e Marco Rossignoli, presidente di Aeranti Corallo.

Nella sala B di Via Asiago 10 si sono tenuti gli ultimi due eventi della giornata: Il primo dedicato al passato, presente e futuro per ripercorrere la storia della radio e discutere insieme ad alcuni importanti personaggi del settore come Renzo Arbore o il direttore di RaiRadio Roberto Sergio; a concludere la giornata è stato il cantante Ainè con un suo live nello storico studio di RaiRadio tutta rinnovato.

Tanti sono stati gli spunti di riflessione di questa giornata e tante le novità di cui si è parlato, ma sono chiare alcune incertezze che sorgono nell’utente che non è ancora del tutto convinto ad usare questa nuova tecnologia forse perché ancora poco informato, forse per i costi troppo alti o forse perché spinto su altre piattaforme ad oggi ben affermate come il web, nonostante la legislatura stia lavorando per imporre la vendita di ricevitori digitali e le case produttrici si stiano adeguando già da diversi anni; probabilmente il web continuerà ad aggiudicarsi una grossa porzione di utenti che ne determineranno il futuro per la radio.

Articolo a cura di Adriano Matteo

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