Radio in auto: perché la prominence è diventata centrale
La prominence della radio, cioè la sua reperibilità e accessibilità nei sistemi digitali, è oggi uno dei temi più rilevanti nel dibattito europeo sul futuro del mezzo.
Per anni l’automobile ha rappresentato uno degli ambienti di ascolto più naturali per la radio. Con l’evoluzione dei veicoli, però, i tradizionali cruscotti stanno lasciando spazio a sistemi infotainment connessi, basati su software, touchscreen e assistenti vocali. In questo nuovo scenario, la presenza della radio non è più automatica né immediata come in passato.
La sua visibilità dipende sempre di più da interfacce, criteri di ranking, logiche di accesso e scelte tecniche definite da produttori automobilistici e piattaforme digitali. Il rischio, evidenziato anche da Confindustria Radio Televisioni, è che la radio broadcast venga progressivamente nascosta dietro menu, app o percorsi di selezione controllati da terzi.
Si tratta di un tema che riguarda non solo la tecnologia, ma anche la tutela dei servizi editoriali, dell’informazione e dell’accesso gratuito a un mezzo resiliente, particolarmente importante anche in situazioni di emergenza.
La Germania tratta la prominence come un obbligo giuridico
Tra i principali mercati europei, la Germania è il Paese che ha sviluppato l’approccio più avanzato sul piano normativo.
Il Medienstaatsvertrag (MStV) stabilisce infatti che i contenuti di interesse pubblico, e quindi anche la radio, debbano essere facilmente reperibili nelle interfacce utente, compresi i sistemi presenti in automobile. In concreto, la radio deve poter essere raggiunta al primo livello di selezione, in via generale con una sola azione.
Il quadro si è rafforzato ulteriormente quando la ZAK, organismo congiunto delle autorità dei media dei Länder, ha qualificato i sistemi infotainment di Audi e BMW/Mini come interfacce utente regolamentate, mentre il Tesla Media Player è stato classificato anche come piattaforma media.
Questo passaggio ha un peso importante, perché estende la vigilanza regolatoria direttamente ai sistemi integrati nei veicoli. In altre parole, in Germania la prominence della radio viene affrontata come una vera questione di compliance dell’architettura di accesso.
Nel Regno Unito il focus è sui servizi di selezione radio
Nel Regno Unito, il riferimento è il Media Act 2024, che introduce una disciplina specifica dedicata ai Radio Selection Services (RSS), cioè ai servizi che mediano la selezione e l’accesso ai flussi radio sui dispositivi connessi.
Il principio è chiaro: quando un utente richiede un determinato servizio radiofonico, questo deve essere riprodotto correttamente e integralmente, senza interruzioni, sostituzioni, alterazioni o sovrapposizioni, comprese eventuali inserzioni pubblicitarie della piattaforma.
Un altro punto rilevante riguarda il fatto che le piattaforme non possono far pagare ai broadcaster radiofonici l’accesso al pubblico tramite la propria infrastruttura.
Il modello britannico non introduce una disciplina generale di prominence radiofonica come avviene per la televisione, ma costruisce una forma di findability garantita attraverso gli RSS, con particolare attenzione ai comandi vocali. L’implementazione è affidata a Ofcom, che nel marzo 2026 ha individuato e designato i principali servizi coinvolti, tra cui Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri.
Nel testo viene richiamato anche il contesto dell’utilizzo degli RSS in auto, elemento che rende il tema particolarmente rilevante anche per la mobilità.
Francia e Spagna puntano su infrastruttura e continuità di accesso
In Francia, il tema è seguito da Arcom, che nel Livre blanc de la radio del 2024 ha ribadito il ruolo centrale dell’automobile come luogo di ascolto. I dati Médiamétrie citati nel testo confermano infatti la stabilità dell’ascolto radiofonico in vettura nel corso delle stagioni.
La strategia francese si concentra soprattutto sulla necessità di garantire la presenza della radio su tutte le reti disponibili: FM, DAB+ e IP. L’obiettivo è evitare aree in cui il servizio non sia disponibile in nessuna forma. In questo quadro, il DAB+ assume un valore strategico, anche se non risulta ancora una regolazione delle interfacce in-car paragonabile a quella tedesca.
In Spagna, invece, il percorso si muove su due livelli. Da una parte, Radioplayer España ha presentato una soluzione per auto connesse che integra FM, DAB+ e IP, cercando di rispondere concretamente al rischio di marginalizzazione della radio nei sistemi infotainment digitali. Dall’altra, il Ministero per la Trasformazione Digitale ha avviato nel 2025 un progetto di Real Decreto per incentivare il DAB+, con l’obiettivo di modernizzare l’infrastruttura mantenendo la coesistenza con FM e AM.
Anche in questo caso, il collegamento con la prominence è evidente: una rete broadcast solida e diffusa può rafforzare la competitività della radio rispetto a ecosistemi basati solo su app e connessioni IP.
Il contesto italiano tra Agcom e proposta sui ricevitori FM e DAB+
In Italia, il tema della prominence radiofonica è oggetto di un tavolo dedicato presso Agcom. Il riferimento normativo, come ricorda il testo, è il Tusma, che considera anche la radio un servizio di interesse generale ai sensi dell’articolo 7a della Direttiva SMAV.
Parallelamente, il confronto si è tradotto nella proposta di una norma specifica per rendere obbligatoria la presenza dei ricevitori FM e DAB+ nelle automobili. Si tratta di un’iniziativa sostenuta da Confindustria Radio Televisioni, con l’obiettivo di garantire all’utente l’accesso costante alla tecnologia broadcast tradizionale, anche in un contesto sempre più dominato dai servizi connessi.
L’adozione della misura, però, dipende dall’esito del confronto tecnico tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la Commissione Europea, necessario per valutarne la compatibilità con il quadro comunitario in materia di concorrenza e mercato unico.
In Europa cresce una consapevolezza comune sul futuro della radio in auto
Nonostante le differenze tra i vari Paesi, il quadro europeo mostra un orientamento comune. Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia affrontano il tema con strumenti diversi, ma condividono una convinzione di fondo: una soluzione solo IP non è considerata sufficiente per garantire un accesso strutturale e stabile alla radio, soprattutto in mobilità.
Il broadcast, sia analogico sia digitale terrestre, continua a mantenere un ruolo strategico. L’ibridazione viene vista come un’evoluzione necessaria, mentre l’IP da solo non appare in grado di assicurare una visibilità duratura nei sistemi connessi.
Il vero nodo, in questo scenario, è che l’accesso alla radio non è più neutrale. È sempre più mediato da scelte tecniche, commerciali e progettuali di soggetti terzi. Ed è proprio per questo che l’automobile resta uno dei terreni decisivi su cui si gioca il futuro del mezzo radiofonico.