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Dall’FM al digitale: la radio cambia forma ma non perde ascolto

Dall’FM al digitale: la radio cambia forma ma non perde ascolto

La radio non è più un semplice oggetto fisico, ma un flusso che attraversa auto connesse, smart speaker e piattaforme on demand. È questo il punto di partenza dell’analisi firmata da Umberto Labozzetta e pubblicata su Rockol.

Secondo Labozzetta, i dati più recenti – in particolare quelli provenienti dal mercato britannico – mostrano come l’86% della popolazione continui ad ascoltare la radio ogni settimana, ma con modalità profondamente cambiate.

Le riflessioni emerse durante il World Radio Day 2026 a Milano e il Radiodays Europe 2026 a Riga confermano questa trasformazione: il tema non è più se la radio venga ascoltata, ma come viene trovata e fruita.

DAB+ e IP: una radio divisa tra stabilità e competizione

Uno dei nodi centrali riguarda la coesistenza tra broadcast digitale terrestre (DAB+) e distribuzione via IP.

Da un lato, il DAB+ garantisce accesso diretto, gratuito e indipendente da piattaforme terze. Dall’altro, l’ecosistema IP rappresenta un ambiente altamente competitivo, dove la radio deve confrontarsi con logiche algoritmiche e servizi on demand.

Secondo Labozzetta, questa tensione definisce una radio “bipolare”, sospesa tra due modelli. In questo contesto, il DAB+ assume anche un valore che va oltre la qualità del segnale, diventando un elemento di resilienza e accesso democratico ai contenuti.

La “guerra del cruscotto” e il tema della prominence

Un altro punto chiave riguarda il ruolo delle interfacce, in particolare nei sistemi di infotainment delle auto.

Il rischio evidenziato è che la radio venga relegata a una semplice app, nascosta all’interno di ambienti dominati da piattaforme come Apple CarPlay o Android Auto. In questo scenario, la cosiddetta prominence radiofonica diventa centrale: la possibilità di essere facilmente accessibile e visibile nei cruscotti digitali.

La sfida, per gli editori, è quindi anche istituzionale: garantire che la radio mantenga un accesso diretto e immediato, senza dipendere esclusivamente dai “gatekeeper” digitali.

Intelligenza artificiale: strumento utile, ma non sostitutivo

Sul fronte tecnologico, l’analisi di Labozzetta ridimensiona il ruolo dell’intelligenza artificiale.

L’AI viene descritta come un “copilota” editoriale, utile per ottimizzare processi come gestione dei dati, generazione di metadati e supporto alla programmazione musicale.

Allo stesso tempo, non è in grado di replicare il valore dell’esperienza umana. In un contesto dominato da playlist automatizzate e contenuti sempre più standardizzati, il ruolo del talent radiofonico diventa ancora più centrale.

La radio, in questo senso, mantiene un vantaggio competitivo: la capacità di creare relazione, contesto ed emozione, elementi che non possono essere automatizzati.

Gen Z e Gen Alpha: la radio diventa un ecosistema ibrido

Le nuove generazioni non hanno abbandonato la radio, ma ne hanno trasformato le modalità di fruizione.

Secondo quanto evidenziato nell’articolo, oggi la radio:

  • si ascolta in diretta
  • si guarda attraverso la visual radio
  • si segue sui social
  • si riascolta in formato podcast

Il confine tra lineare e on demand si è quindi ridotto. Il podcast diventa spesso il primo punto di contatto, mentre il flusso live resta un momento di relazione e continuità.

In questo scenario, i contenuti devono essere pensati in modo modulare e adattabile, capaci di vivere su più piattaforme e in diversi formati.

Sonic branding: l’identità della radio senza schermo

Con la diffusione degli smart speaker e dei dispositivi vocali, cresce l’importanza del sonic branding.

L’identità di una radio non passa più solo dall’immagine, ma da elementi sonori riconoscibili come jingle, sigle e sound design in generale.

Il riferimento è ai modelli internazionali, come BBC e grandi gruppi radiofonici europei, che costruiscono un’identità coerente su tutte le piattaforme.

In un contesto sempre più “screenless”, il suono diventa il principale elemento distintivo del brand.

Il futuro della radio: tecnologia e relazione umana

La riflessione conclusiva proposta da Labozzetta è chiara: il futuro della radio non dipende solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di mantenere una connessione autentica con il pubblico.

In un ecosistema dominato da algoritmi e automazione, la radio continua a distinguersi come un mezzo capace di restare vicino alle persone, senza richiedere un’attenzione visiva costante.

La trasformazione è in atto, ma la direzione resta definita: la tecnologia è uno strumento, mentre la relazione umana rimane il vero valore della radio.

Adriano Matteo

Adriano Matteo

Tecnico del suono radiofonico, live e broadcast, giornalista iscritto all'albo pubblicisti della Puglia e grande appassionato di radio in tutte le sue sfaccettature. Leggi i miei articoli

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