Più musica italiana nelle Radio: diventerà legge per tutti?

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Più musica italiana nelle Radio: diventerà legge per tutti?

È risaputo ormai da anni che le radio non sono esattamente come ce le immaginiamo o come erano 30 anni fa sul fronte della scelta musicale: a scegliere la musica sono sempre meno gli speaker e sempre più alcune figure che conosciamo come direttori artistici ma che nelle realtà più grandi, in particolar modo nei network, prendono il nome di direttori musicali.

Al di sopra di queste figure ovviamente ci sono scelte editoriali o discografiche dettate da chi gestisce le radio e ne decide il target ma soprattutto la tipologia, ma essendo la maggior parte di radio in Italia private, resta ancora molta libertà nella programmazione musicale di queste. Questa libertà potrebbe essere messa a dura prova e durare ancora poco in Italia visto e considerato che il ministro per i beni culturali Dario Franceschini nei giorni scorsi, dal palco della giornata inaugurale della Milano music week, ha parlato di una eventuale proposta di legge che prevede l’obbligatorietà di trasmissione, da parte delle radio Italiane, di una certa percentuale di musica italiana e indipendente, proprio come apprendiamo da sentireascoltare.com.

La proposta non è nata dal nulla considerando che in Francia la situazione funziona cosi da ormai 23 anni: le emittenti sono obbligate ad inserire all’interno delle loro playlist il 40% di musica prodotta nel proprio paese e il 20% di musica indipendente, ma anche in Italia da ormai un po’ di anni ci sono enti che si battono per dare più spazio alle produzioni nazionali e indipendenti; è il caso di MEI (Meeting degli indipendenti) che è stata una delle prime realtà a lanciare un appello su questa questione e tra i firmatari ci sono tantissimi musicisti e cantanti di spicco italiani, oltre che 30 associazioni del settore.

Anche Massimiliano Longo, direttore editoriale del sito interamente dedicato alla musica italiana “All Music Italia”, si è detto favorevole a questa proposta perché “i giovani in radio non esistono – dice – il nostro paese non ha leggi che li tutelino”. Lo stesso Longo lanciò una petizione che raccolse 6957 firme recapitate per mezzo posta a tutti i direttori artistici delle radio italiane che però ignorarono per la maggior parte la cosa.

Eppure la radio, secondo la FIMI, è ascoltata da ben il 95% delle persone tra i 16 e 64 anni in italia e quindi riesce a dare molta influenza nei gusti musicali degli stessi. Dietro tutto questo ci sono ovviamente scelte strategiche spesso dettate dalle case discografiche ma data la sopra citata “libertà” che ancora per fortuna in Italia vige, alcune emittenti come Radio Deejay o Radio Italia, hanno già provato nel loro a dare spazio ad artisti emergenti dimostrando così che il mezzo “RADIO” ha davvero una grossa influenza visto e considerato che questi artisti oggi non sono più così tanto “emergenti”.

Per i radiofonici italiani però ovviamente non è così facile accettare una scelta drastica di questo genere, piuttosto si potrebbe cercare un compromesso che in parte è già esistente per quanto riguarda la musica italiana: sono sempre più le emittenti, che seguendo l’esempio Radio Italia trasmettono solo musica Italiana, per citarne un paio Radio Zeta o Kiss Kiss Italia ed è anche vero che negli ultimi tempi gli artisti italiani stanno avendo molto spazio come dice Raffaele Costantino, conduttore di Radio Rai Due: gli esempi più recenti sono Levante, Coez, Calcutta o i TheGiornalisti che fino a due anni fa erano considerati “di nicchia”.

Anche Lorenzo Suraci, patron di RTL 102.5, dice la sua. Il presidente della Radio più ascoltata in italia afferma di dare spazio a Musica Italiana anche in grande percentuale ma non ritiene giusto obbligare una tale imposizione ad emittenti private.

La radio potrebbe essere, come è sempre stata, un Talent naturale che darebbe molto più spazio agli indipendenti di quanto già non lo dia la TV con i tanti talent nati negli anni; la soluzione potrebbe essere semplicemente dare più spazio ai giovani non per forza stravolgendo programmazioni e palinsesti.

Nelle realtà locali ci sono tanti format che se ne occupano, ma i network sono ancora un po’ poveri di giovani in programmazione e non deve per forza essere una legge ad “obbligare” magari poi costringendo ad uno stravolgimento che potrebbe risultare controproduttivo. Del resto in Francia ancora oggi le cose non è che vadano poi così bene nonostante siano passati più di vent’anni.

Per quanto riguarda la musica Italiana in generale la situazione ad oggi in Italia non è poi così decadente e non si può neppure costringere una Radio Capital o una Virgin Radio - che per esigenze di genere trasmettono più musica straniera - a trasmettere il 40% di programmazione italiana.

Certamente Franceschini prima di arrivare ad una legge, con questa proposta farà ragionare i maggiori responsabili della radiofonia italiana per almeno provare ad arrivare ad un compromesso, ma anche il pubblico dovrà dire la sua: voi come la pensate? Come dovrebbe cambiare il panorama musicale della radiofonia italiana? Più produzioni nazionali, indipendenti, entrambe le cose, o siete dell’idea che le cose debbano rimanere stabili?

Articolo a cura di Adriano Matteo