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Conduzione Radiofonica: da soli o in coppia?

Conduzione radiofonica da soli o in coppia

Uno dei dilemmi amletici che riempie le discussioni degli speaker radiofonici è legato alle differenze tra la conduzione singola o in copia con un altro “partner” durante un programma.

Immancabilmente c’è sempre qualcuno che preferisce l’una o l’altra soluzione e cerca di portare valide motivazioni a favore della propria tesi.

Personalmente non penso sia meglio condurre soli o in compagnia, credo semplicemente ci siano alcune differenze e a mio avviso bisogna essere più portati per l’una o per l’altra soluzione.

La conduzione singola è ideale per chi fa un programma che può intrattenere o dare informazioni, ma in questo caso i ritmi sono spesso più serrati e ciò è dovuto al fatto che c’è un’unica voce a cui viene affidato il compito di parlare, raccontare o trasmettere una comunicazione. Ci sono ovviamente alcune eccezioni, legate a quei conduttori radiofonici che sono essi stessi “personaggi” e dunque, pur essendo soli, possono costruire un intero programma sulle loro idee, punti di vista o racconti.

Questo tipo di conduzione necessita di tempi di reazione molto rapidi, lo speaker deve essere sempre pronto a parlare e deve stare attento a non annoiare ne creare tempi morti. Può essere più difficile per chi si trova a parlare e contemporaneamente a dover gestire la regia del programma.

La conduzione in coppia invece è necessariamente caratterizzata da tempi leggermente dilatati, perché è basata sull’alternanza di due voci che parlano e comunicano tra loro prima di interagire con chi è all’ascolto. Diciamo che è l’ideale per programmi di intrattenimento, di dibattito o per format in cui si voglia far divertire chi è all’ascolto.

Stare in due al microfono consente ad uno dei due speaker di poter pensare a ciò che dovrà dire mentre l’altra persona sta parlando, ma questo non vuole necessariamente dire che sia più semplice, perché bisogna stare attenti a non ripetersi, a non sovrapporsi con le voci e si deve dimostrare una buona affinità col “partner radiofonico” in modo da conoscerne i tempi e i modi con cui parla alla radio. Forse è più facile, per chi parte da zero, fare un programma in coppia e poi magari provare a farlo da soli ma ripeto, dipende molto da ciò per cui uno è più portato.

Credo che uno speaker, per definirsi “completo”, debba avere la curiosità e la volontà di voler provare a condurre sia programmi da solo che in coppia, in modo tale da essere anche più “appetibile” da un punto di vista professionale.

Mi è recentemente capitato di passare dalla conduzione in coppia a quella singola e devo dire che sto vivendo un’esperienza molto interessante che mi sta aiutando a capire ed imparare ancora meglio come si possa fare radio. E voi, che tipo di conduzione avete provato? Quale preferite?

Articolo a cura di Mattia Savioni

Admin Radiospeaker

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