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Radio2, Barbara Venditti: Speaker per caso ma con passione, da sempre:

Radio2, Barbara Venditti: Speaker per caso ma con passione, da sempre:

Si definisce una nerd o, come si usa dire oggi, una geek.

È diventata speaker radiofonica facendo un provino per caso e, da quel microfono, non si è più staccata. Di chi stiamo parlando? Di Barbara Venditti, la nuova voce di Radio2 con il programma “Le Lunatiche” e la co-conduzione notturna con Federica Elmi.

E ,noi di Radiospeaker, ne abbiamo voluto sapere un po’ di più.

Dal tuo curriculum si legge che hai fatto l’animatrice turistica ma anche la DJ, copywriter, cameriera, imprenditrice e altro ancora. Noi però vogliamo conoscere la speaker radiofonica Barbara Venditti. Quanto c’è del tuo curriculum davanti a un microfono?

Tantissimo, prima di tutto perché la radio è il primo social network. Tra tutti coloro che si occupano di comunicazione, dal copywriter all’animatore, non può non esserci il primo social network nelle passioni di chi ama comunicare e cioè la radio. È la mia grande passione da quando ero bambina e tutto il mio percorso, segnato a volte dalla casualità ma anche dalla voglia di imparare cose nuove, mi ha portato a coronare quello che è sempre stato il mio sogno. Io sono arrivata alla radio nel 2003 ed è successo per caso, senza sperarci più di tanto. Nello specifico, un collega col quale facevamo delle serate musicali, mi iscrisse a dei provini ai quali io non volevo partecipare perché non credevo fosse una cosa possibile fare radio. La mia generazione credeva nei sogni come sogni, non c’erano i talent show, accendevi la tv ed era una cosa irraggiungibile che potevi vivere solo da spettatore. Nel mio caso, io accendevo la radio e sognavo di fare quello. Poi ho iniziato a farlo nel mio piccolo, dall’animatrice turistica alla DJ in spiaggia, cosa che ho continuato a fare anche quando la radio è entrata nella vita. Io credo che tutto il mio percorso professionale sia stato dettato sempre dalla curiosità. La voglia di imparare le cose e anche la curiosità di sapere come potevo fare per impararle e questa è una caratteristica che non ho mai perso, nel corso degli anni. E quindi poi, quando sono arrivata alla radio, avevo la curiosità di raccontare le cose che vedevo in giro e di farmi raccontare cose dagli ascoltatori. Io credo che la radio unisca tutto questo, le esperienze della vita a confronto, come un perfetto social network.

Tra le tue esperienze radiofoniche, spicca quella della web radio. Ci racconti questo particolare  legame tra radio e tecnologia?

Sono sempre stata un po’ nerd o geek come si dice oggi, quando negli anni Ottanta e Novanta uscirono i primi computer io mi buttai a capofitto nello studio empirico di come potessero funzionare i floppy disk,  per esempio. Questa passione è andata avanti diventando anche un lavoro, tecnologia unita alla grafica, che mi hanno portato a sperimentare tanti software. Nel 2007 appena tornata a Roma nel periodo in cui si cominciava a parlare di broadcast e delle web radio, mi misi davanti a un vecchio computer e, con qualche notte in bianco, installai dei software e iniziai a lavorare sugli algoritmi. Quando iniziai a lavorare per Radio Antenna1, l’editore mi chiese di realizzare delle webradio per quella emittente e così ne feci 9, con un nuovo software. Prima o poi mi piacerebbe tornare ad aprire una mia webradio.

“Le Lunatiche” è il programma a Radio2 che ti vede accanto a Federica Elmi. Ce lo racconti? Com’è la conduzione radiofonica  a coppia?

Abbiamo iniziato da una settimana, io e Federica eravamo già amiche ma non avevamo mai condotto insieme. La conduzione radiofonica a coppia è sempre come un passo a due, quindi più difficile rispetto a quando si conduce da soli, soprattutto quando se fai radio da tanti anni. Perché hai il tuo stile, i tuoi gusti, i tuoi tempi. A due devi sempre non pestare i piedi all’altro e comunque danzare in modo che sembri naturale, quello che deve uscire dall’altra parte deve essere un flusso. Quindi ti devi incastrare. Noi lo stiamo già facendo piano piano, ci sentiamo tante volte durante la settimana per trovare contenuti, siamo entrambe molto curiose e ogni volta abbiamo una marea di cose da raccontare. Man mano che andremo avanti di sicuro di creerà sempre più empatia.

Se ti chiedessero di spiegare a un bambino cosa significa fare radio, come glielo spiegheresti?

Gli direi “raccontami una storia” e, mentre me la racconta, gli direi “vedi che questa storia mentre me la stai raccontando, la stai vivendo?”, ecco la radio è questo. La radio secondo me è la vita che scorre. La persona che sta davanti a un microfono racconta una storia che è la sua, ma anche di tutte le persone che lui sta immaginando davanti a sè. Fare radio significa saper raccontare una storia, ma anche saperla ascoltare perché sempre una strada a doppio senso.

Diciamoci la verità, il vostro è un mestiere bellissimo e ambito da tantissimi giovani. Quali dritte daresti a chi sogna di fare questo lavoro?

Prima di tutto direi “sii pronto al sacrificio”, perché per ogni lavoro bisogna sacrificarsi, ma quello della radio è un sacrificio che tu senti di dover fare per chi ascolta ma anche per tenere fede a un impegno. Quando è la mattina di Natale, per esempio, e tutti aprono i regali, qualcuno che deve raccontare tutto questo ci sarà e  molto probabilmente quella persona sarai tu.  È un lavoro che non ha orari, lavori anche quando non sei in diretta perché devi stare sempre sul pezzo anche quando sei in mezzo al mondo: passato, presente e futuro nella tua testa di mescolano. Occorrono dedizione e tecnica. Imparare la tecnica è una grande astuzia, se impari le basi poi ti puoi concentrare liberamente sui contenuti. E, soprattutto, bisogna essere tanto, ma tanto curiosi.

Intervista a cura di Valentina Chisari

Valentina Carmen Chisari

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