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Enzo Mauri e la magia delle radio libere in un libro

“Qui Radio Libera” di Enzo Mauri ripercorre la storia della radiofonia libera italiana dal 1975 al 1990, attraverso la propria testimonianza e quella di numerosi protagonisti di quegli anni.

Enzo Mauri e la magia delle radio libere in un libro

Si chiama “Qui Radio Libera” l’ultima fatica letteraria di Enzo Mauri che questa volta si è concentrato sul periodo che, come indicato nel sottotitolo, “sconvolse l’FM”. Un arco temporale di circa 15 anni, iniziato nel 1975, che ha dato una seconda giovinezza alla radio, aprendo le porte della radiofonia a tanti giovani dell’epoca, divenuti oggi voci storiche dell’etere nazionale partendo dalle radio libere. Di seguito l’intervista all’autore – che vanta esperienze non solo in radio, ma anche in tv, teatro e nel mondo del doppiaggio – al quale abbiamo chiesto qualcosa in più sul libro. 

Cosa ha significato per te e per la radiofonia italiana questo periodo?

“Fu un periodo molto importante, perché la radio così come la tv iniziò ad affrancarsi dal monopolio Rai. Per tanti giovani come me, rappresentò il coronamento di un sogno. Finalmente da ascoltatori divenimmo protagonisti, con la possibilità di condividere con gli altri una passione comune. Fummo messi in condizione di entrare in contatto con un vasto pubblico favorevolmente impressionato da questa nuova tendenza, con cui interagire, soprattutto via telefono, ma non solo. All’epoca iniziò a prendere piede, ne parlo anche nel libro, la moda di abbinare il nome delle radio a quello delle sale da ballo.

Chi amava ballare la disco music, sapeva di trovare la stessa musica nell’emittente con il medesimo nome del locale preferito, come nel caso di Radio Kiss Kiss di Napoli, o Radio Babboleo di Genova. Coloro che si accostavano al mezzo radiofonico in quel periodo potevano permettersi di trasmettere la musica preferita, anzi spesso i dischi appartenevano proprio a chi era in onda. I giovani che si avvicinavano alla radio, in molti casi erano musicofili incalliti, che finalmente avevano trovato il modo di condividere con una platea più ampia della solita cerchia di amici, i propri gusti musicali. Si facevano collette per acquistare musica nuova. Presto le case discografiche scoprirono le potenzialità di quel mezzo promozionale, iniziarono i primi accordi commerciali con i negozi di dischi che fornivano materiale in cambio di pubblicità. Fu un momento magico per tutta la radiofonia italiana.”

Quali voci note si sono affermate in quegli anni?

“Le voci, cosi come le radio, erano tantissime, ricordarle tutte, è praticamente impossibile. La maggior parte si accostò al mezzo radiofonico per puro divertimento, in seguito per altrettanti, a volte senza che fosse loro intenzione, divenne un vero e proprio lavoro. Nel libro ho inserito 34 interviste fatte da me, a nomi importanti del FM.

Nel mio viaggio da nord a sud alla scoperta delle radio che hanno fatto la storia dal 1975 al 1990, per ogni emittente sono andato a scovare (per alcuni non è stato facile), i nomi più rappresentativi come Federico L’Olandese Volante, Gianni De Berardinis, Alex Peroni, Marco Biondi, Gigio D’ambrosio, Francesco Acampora, Clelia Bendandi e tanti altri. Menzione speciale per i nomi storici di Radio Monte Carlo come Barbara Marchand, Luisella Berrino, Ettore Andenna e Carlo Massarini in qualità di conduttore Rai, entrambe le radio (Monte Carlo e Radio Rai) erano quelle cui si ispirarono maggiormente le neonate radio libere, assieme a Radio Luxembourg.”

Qual è stato il ruolo della musica nell’affermazione delle radio libere?

“La musica fu il propellente che diede lo stimolo necessario al fenomeno delle radio libere, rendendolo in poco tempo amato da tutti. Chi andava in radio, era un appassionato di musica che sapeva di trovare tutto il materiale che non avrebbe mai potuto permettersi per conto proprio. Ti ritrovavi tra le mani musica che solitamente sarebbe comparsa nei negozi, a essere ottimisti, qualche mese dopo. Invece grazie al mercato d’importazione la sala dischi era fornita di copie rare, delle volte uniche, di prodotti appena comparsi nei negozi d’oltremanica o oceano. La musica poi favoriva il contatto con il pubblico, ogni conduttore fidelizzava un certo numero di affezionati, che seguivano quasi esclusivamente lui per lo stile di conduzione e la musica trasmessa. Esistono conduttori con fan che li ascoltano da quarant’anni.”

Proprio in merito a quanto dici, un altro merito delle radio libere è stato quello di creare una nuova empatia tra conduttore e pubblico.

“Come spiego nel primo capitolo autobiografico di “Qui Radio Libera”, è importante per chi fa questo lavoro, entrare in sintonia con il pubblico di ascoltatori. Può essere un dono innato, oppure s’impara con la pratica. È una sorta di feedback invisibile, che ti permette di comprendere cosa desideri chi ti segue alla radio in quel momento.

Mi è capitato in passato di immaginare, cosa stesse facendo l’ascoltatore tipo, intercettare le sue esigenze musicali. Certo ora che la musica viene scelta dai computer, esaudire le esigenze degli ascoltatori da questo punto di vista è diventato più difficile, ma il conduttore ha sempre dalla propria la parola, se la sa usare bene di sicuro può contare su riscontri positivi da parte di chi si trova dall’altra parte dell’apparecchio. Oggi poi esistono i social che permettono di avere un filo diretto costante con chi ti sta seguendo, diciamo che grazie al web l’ascoltatore è meno “oggetto misterioso” rispetto a una volta.”

Che analogie ci sono, secondo te, tra le radio libere del passato e le web radio di oggi?

“La radio è da sempre una palestra straordinaria per chi decide di accedere al suo mondo e a quello dello spettacolo in genere. Una volta il gran proliferare di radio permetteva a chi volesse andare in voce, di tentare la sorte abbastanza facilmente. Andavi a bussare alla porta dell’emittente vicino a casa tua e di sicuro ti permettevano di fare almeno il provino, poi se avevi delle qualità, iniziavi la collaborazione quasi sempre gratis, ma almeno potevi fare pratica.

Oggi le realtà locali, un po’ come certe specie animali sono in via d’estinzione, sono meno disposte ad accettare gente poco pratica o se lo fanno è quando ci si può permettere uno sponsor disposto coprire le spese. Le web radio hanno sopperito a questa mancanza, anzi la tecnologia ha raggiunto livelli tali che si può allestire anche una web radio propria, dove divertirsi quanto si vuole e con un bacino d’utenza potenzialmente senza limiti.”

Quanto è importante la formazione per chi vuole entrare nel mondo della radio?

“Quando le radio libere nacquero 45 anni fa, l’unico modo per imparare a condurre era ispirarsi alle poche realtà esistenti in quel momento, come la Rai o Radio Monte Carlo, seguiva poi la pratica continua. Oggi fortunatamente, per il motivo che dicevo prima ovvero la mancanza di strutture d’appoggio, ci si può affidare alla formazione vera e propria da parte di veri professionisti, resta fondamentale però mettere subito in pratica ciò che si è imparato, con la consapevolezza data dalla formazione ricevuta che si è all’altezza del compito. Vale per tutte le discipline.”

Alla fine del libro definisci la radio come un qualcosa di cui “non si è mai sazi”. È quindi la fame il segreto per emergere?

“Amare la radio significa esserne dipendenti, come quando sei ghiotto di una pietanza di cui non faresti mai a meno. “Stay hungry, stay foolish” diceva Steve Jobs ed aveva perfettamente ragione. Durante il proprio percorso artistico, che comprende anche quello radiofonico, non bisogna mai smettere di sperimentare, cambiando fascia oraria di trasmissione ad esempio. È come quando vivi un rapporto appassionato e fai di tutto nonostante il trascorrere del tempo, per mantenerlo vivo. Il motivo è semplice, se la passione tende a scomparire, in onda si sente. Se credi in quello che fai nonostante i grandi sacrifici cui puoi sottoporti, come cambiare, città, amicizie e quant’altro alla fine sarai premiato di sicuro.”

Lorenzo Dardano

Lorenzo Dardano

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