HomeMagazineStoria della RadioRipartizione delle Frequenze in FM: breve Storia dell’Etere

Ripartizione delle Frequenze in FM: breve Storia dell’Etere

Aprire una radio non significa solo disporre della strumentazione tecnica necessaria per diffondere il messaggio radiofonico (mixer, lettore audio, microfoni, cuffie etc.), ma significa soprattutto avere la disponibilità di uno spazio in cui trasmettere.

Oggi, per le radio in FM, la disponibilità di questo spazio – e cioè dell’etere in cui si diffondono le onde radio – viene concessa dallo Stato. Ma la situazione non è stata sempre questa.

L’etere, infatti, era all’inizio considerato un bene di cui tutti potevano disporre, tanto che non si era ritenuto necessario neanche prevedere una legge che ne regolasse l’uso. Nella banda FM le frequenze erano praticamente libere. Bastava avere un’apparecchiatura per trasmettere, scegliere una frequenza ben raggiungibile e comunicare alla Questura e alla Regione l’inizio delle trasmissioni.

Solo alla metà degli anni 70, con una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 202/1976), le regole sono cambiate. Questa sentenza ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il monopolio della RAI ed ha sostanzialmente liberalizzato le trasmissioni radiofoniche e televisive su scala locale. La liberalizzazione delle trasmissioni ha determinato un progressivo intervento di operatori nel settore radiofonico, tanto da far sorgere la questione della scarsità dell’etere rispetto alle esigenze umane.

Di lì a poco, visto il sempre maggiore affacciarsi di operatori nel settore della radiocomunicazione, il legislatore ha ritenuto di dover regolare la materia. In particolare ha ritenuto di dover qualificare espressamente l’etere come bene dello Stato, con la necessaria conseguenza che, in quanto tale, l’etere è stato sottratto all’uso generale e fruibile solo tramite concessione ministeriale.

Oggi, dunque, coloro che vogliono usufruire dell’etere per diffondere il proprio messaggio radiofonico devono necessariamente richiedere una licenza amministrativa al Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per le Comunicazioni, il quale assegna periodicamente le frequenze alle varie radio. Il Ministero è arrivato persino ad elaborare un Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze che costituisce un vero e proprio piano regolatore dell’utilizzo dello spettro radioelettrico in Italia.

Tale regolamentazione, se da una parte costituisce un modo per evitare che ci siano interferenze tra i segnali delle varie radio e quindi conflitti tra le radio stesse, determina allo stesso tempo, come si può ben comprendere, una limitazione dell’etere, che dovrebbe costituire invece uno spazio libero e di tutti.

E’ proprio per la estrema difficoltà di ottenere le licenze in FM che molti operatori hanno deciso alla fine di rinunciare all’etere e di affacciarsi sullo spazio, almeno fino ad oggi ancora libero e disponibile, di internet, dove sicuramente la possibilità di aprire una web-radio è più semplice, rapida e veloce e dove ognuno ha ancora l’opportunità di far sentire liberamente la propria voce.

Articolo a cura di Maurizio Iacono

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