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Linus e Nicola: “La radio sopravvive perché ha un’anima”

Linus e Nicola: “La radio sopravvive perché ha un’anima”

Lo scorso sabato, Linus e Nicola Savino sono stati ospiti al Festival della Tv e dei Nuovi Media di Dogliani (Cuneo), al quale Radiospeaker.it era presente. I due colleghi hanno dialogato raccontandosi al pubblico presente nella piazza.

Partendo dalle radici, Linus spiega: “Se facciamo questo mestiere è per “colpa” di Arbore e Boncompagni che conducevano “Alto Gradimento”. C’era della musica pazzesca, non quella seria che passava la Rai, e poi loro facevano molto ridere. La radio è sopravvissuta ai media digitali perché ha un’anima: quella di chi parla“.

Nicola aggiunge: “Il telefonino è stato un moltiplicatore di opportunità per la radio, perché ci ha sporzionato”.

“Continuano a dire ogni vent’anni – sostiene Linus – che stiamo per morire perché sono arrivati nuovi media: la televisione, le tv private, Internet, l’mp3, Netflix. Abbiamo smesso di toccarci: se la radio è fatta bene, se ha personalità e cuore, non dobbiamo avere paura di questi mezzi. Anzi, molto spesso la radio li usa per entrare in posti magari lontani fino a quel momento. Oggi la radio è ovunque noi andiamo: la sua forza è questa capillarità, unita al fatto che la radio si ascolta quasi sempre da sola e noi diventiamo gli amici degli ascoltatori. Il duello dei prossimi anni è dj contro algoritmo“.

L’intervista di Radiospeaker a Linus e Nicola

Il direttore artistico di Deejay racconta l’arrivo del collega diversi anni fa: “Nicola è arrivato in radio mettendo da parte le sue ambizioni artistiche, con grande umiltà. Nel 1997, dopo che era andato via per un periodo dalla radio, ritorna per fare di nuovo il fonico, ma scherzando ci troviamo a fare delle gag in onda. Questa cosa funziona e piano piano ci troviamo a fare il programma insieme. Fino a quel momento, nelle radio private il conduttore doveva parlare poco ed era sempre da solo: noi abbiamo scardinato questa abitudine.

“Volevo campare di quel lavoro lì – commenta Savino – Non volevo fare l’università, avevo capito che Economia e Commercio non faceva per me. Bussai a diverse porte, ma forse non era il momento giusto, che poi è arrivato con Radio Deejay. Entrai come fonico senza pensare ad un futuro come conduttore, anzi, con molto senso del dovere perché era un lavoro molto duro. Il primo stipendio nel 1989 fu di 960 mila lire. Le selezioni per entrare furo molto difficili. Poi piano piano imparai, grazie anche a Marco Baldini che mi attrasse come lavorava. Poi diventai autore. Successivamente iniziai a fare regia a Linus e a suggerirgli gli argomenti, facendo attenzione a non sbagliare per non farlo arrabbiare. Mi chiamava l’Uomo della Strada perché ho un’ossessione per la didascalia, cerco di spiegare tutto e abbassare l’alto, allargare lo stretto. Radio Deejay è un posto pieno di stimoli e opportunità”.

“La mia vita radiofonica è passata quasi tutta in via Massena – racconta Linus – Io che sono uno abbastanza instabile dal punto di vista delle passioni, faccio invece la radio da 44 anni abbondanti. Di questi, 36 li ho passati entrando nello stesso portone. Questi li divido in due periodi: prima e dopo di diventare direttore. Perché quando lo divento cambio un po’ il modo di fare la radio, in modo instintivo”.

I due, nonostante la grande sintonia, attraversano ogni tanto momenti di litigi: “Qualche volta – dice Linus – abbiamo avuto attimi di nervosismo e intolleranza reciproca ma è temporanea e compensata da tutto ciò che torna indietro da parte dell’altro. Nicola ha mille difetti (come li ho io), ma ha il pregio di farmi stare bene, di farmi divertire”.

Successivamente Pasquale commenta la sua posizione sulle discoteche, che espresse pubblicamente quando vennero chiuse a metà agosto: “Non ho cambiato per nulla la mia posizione, anzi i fatti successivi l’hanno confermata e le contestazioni sono finite. Il mio non era un attacco alle discoteche, io ho ripreso dichiarazioni fatte da proprietari di locali. Non le dovevano aprire, come hanno fatto a Ibiza. La cosa che mi da’ più fastidio è il fatto che abbiano deciso di chiuderle il 16 agosto, troppo tardi ormai. Capisco i danni, ma dovevano rimanere chiusi per evitare assembramenti che portano all’aumento dei contagi”.

Infine il direttore spiega la situazione economica dovuta al Covid-19:Radio Deejay a fine anno perderà almeno 1/4 fatturato a causa del Covid-19 e nessuno ce lo ridarà. Non abbiamo aiuti e assistenza da nessuno. Speriamo che a marzo 2021 si possa ripartire dalla Deejay Ten di Bari che avevamo annullato lo scorso marzo”.

Francesco Pinardi

Francesco Pinardi

Conduttore radiofonico, speaker, redattore e studente di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Torino. Leggi i miei articoli

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