Roberto Sergio lascia la Rai dopo 22 anni: «Non un addio, ma un arrivederci»
Roberto Sergio conclude il suo percorso professionale in Rai dopo 22 anni e saluta l’azienda con un messaggio rivolto ai dipendenti, nel quale ripercorre il valore del Servizio Pubblico e il ruolo delle persone che ogni giorno ne garantiscono il funzionamento.
Nel suo intervento, Sergio definisce la Rai “una grande impresa industriale e culturale”, sottolineandone il ruolo come presidio democratico e punto di riferimento per milioni di cittadini.
Il saluto di Roberto Sergio ai dipendenti Rai
Nel messaggio, Sergio ringrazia giornalisti, redazioni, tecnici, ingegneri, operatori, maestranze, sedi regionali, centri di produzione e strutture amministrative.
Una parte importante del saluto è dedicata proprio al lavoro collettivo che, secondo il dirigente, ha permesso all’azienda di affrontare negli anni trasformazioni profonde e scenari sempre più complessi.
Sergio rivolge anche un pensiero ai colleghi scomparsi e dedica un passaggio alle nuove generazioni, invitandole a mantenere vivo il senso di appartenenza alla Rai e a guardare all’innovazione senza perdere di vista la funzione specifica del Servizio Pubblico.
“La Rai ha le competenze per continuare a essere protagonista”
Nel bilancio finale, Roberto Sergio descrive una Rai chiamata a confrontarsi con un sistema dei media in continua evoluzione, ma dotata, a suo giudizio, delle competenze e del talento necessari per continuare a svolgere un ruolo centrale.
Il tema dell’innovazione resta uno dei punti chiave del messaggio: cambiare linguaggi, strumenti e modalità di distribuzione senza perdere il valore del servizio offerto al pubblico.
È un passaggio particolarmente significativo anche per radio e audio, settori nei quali la Rai continua a operare attraverso emittenti, programmi, informazione e contenuti distribuiti su più piattaforme.
Dopo 22 anni, Sergio saluta con “gratitudine e orgoglio”
Nel congedo, Sergio spiega di lasciare l’incarico con “serenità, gratitudine e orgoglio”, evitando di parlare di un vero addio.
«Grazie per questi ventidue anni – scrive – è stato un privilegio, un onore e una responsabilità che porterò con me per sempre».
La chiusura è affidata a una formula semplice: “non un addio, ma un arrivederci”.