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Wad: «La radio deve dare spazio a ciò che il pubblico non sa ancora di volere»

Wad: «La radio deve dare spazio a ciò che il pubblico non sa ancora di volere»

Michele “Wad” Caporosso torna a parlare del ruolo della radio come strumento di scoperta, scouting e racconto delle nuove tendenze. In un’intervista pubblicata da la Repubblica e firmata da Patrizio Ruviglioni, il conduttore di Say Waaad? riflette sul rapporto tra radio, nuovi linguaggi musicali, podcast e pubblico.

Il programma, in onda su Radio Deejay dal 2018, prosegue anche nella stagione 2026/2027 dal lunedì al venerdì dalle 21 alle 22 ed è presente anche su YouTube, Deejay TV e TikTok.

Al centro della visione di Wad, già ospite delle passate edizioni del World Radio Day, c’è un’idea precisa di radio: non limitarsi a proporre ciò che il pubblico conosce già, ma avere ancora la capacità di intercettare ciò che potrebbe diventare rilevante prima che lo sia per tutti.

Wad e il ruolo della radio nello scouting

Nell’intervista Wad rivendica il valore del conduttore e del dj radiofonico come figura capace di orientare la scoperta.

“Per me un conduttore e un dj radiofonico, in generale, ha ancora un ruolo quasi da divulgatore”, spiega, sintetizzando poi il concetto con una frase che descrive bene la filosofia del programma: “dare alla gente non ciò che vuole, ma ciò che ancora non sa di volere”.

È un approccio che ha caratterizzato Say Waaad? fin dai primi anni.

Wad ricorda in particolare il 2016, periodo in cui una nuova generazione di artisti stava iniziando a imporsi fuori dai circuiti più tradizionali. Tra i nomi a cui il programma ha dato spazio figurano Ghali, Sfera Ebbasta, Tony Effe, Blanco, Madame e Achille Lauro, insieme a protagonisti già affermati come Marracash e Fabri Fibra.

Lo scouting, però, non si limita alla musica. Il criterio indicato dal conduttore è più ampio e riguarda la capacità di individuare persone e fenomeni in grado di aggregare pubblico o mostrare un potenziale ancora inespresso.

Dal rap all’indie: raccontare le novità senza pregiudizi

Una parte importante dell’intervista riguarda il rapporto con il rap.

Wad ricorda come nel 2016 la trap fosse una scena già forte fuori dal mainstream e sottolinea il ruolo avuto da Radio Deejay, e in particolare dalla fiducia ricevuta da Linus e Albertino, nel permettere al programma di raccontarla senza pregiudizi.

Secondo il conduttore, i pregiudizi verso il rap restano ancora presenti. Nell’intervista paragona il genere a una forma di racconto della realtà, capace di accendere la luce su fenomeni che esistono indipendentemente dalla musica che li rappresenta.

Guardando alla scena attuale, Wad individua invece nell’indie uno dei terreni nei quali stanno emergendo nuovi nomi interessanti.

Sul rap offre una lettura più critica: continua a vendere molto, ma secondo lui attraversa una fase di saturazione creativa e ha bisogno di trovare nuove direzioni.

Radio e podcast: cambia la fruizione, non il bisogno di racconto

Nell’intervista c’è spazio anche per il confronto tra radio e podcast.

Wad definisce Say Waaad? “una sorta di podcast prima dei podcast”, soprattutto per la struttura basata sulla conversazione e sul racconto.

La differenza principale, secondo il conduttore, riguarda però la fruizione.

La radio mantiene la capacità di raggiungere un pubblico molto ampio, ma deve confrontarsi con una soglia di attenzione sempre più ridotta, soprattutto quando prova a proporre qualcosa di nuovo.

Per questo Wad parla della necessità di accompagnare le novità senza presentarle necessariamente in maniera radicale.

L’immagine utilizzata è quella del “panino”: inserire qualcosa di nuovo tra elementi già familiari al pubblico, trovando un equilibrio tra scoperta e intrattenimento.

Say Waaad? come comunità oltre il programma radiofonico

Negli anni il progetto si è allargato anche fuori dalla sola trasmissione.

Say Waaad? è presente su più piattaforme e Wad lo descrive come una comunità, non soltanto come un programma radiofonico.

La trasmissione ha inoltre ricevuto il Diversity Media Award come miglior programma radiofonico, riconoscimento che Wad collega alla volontà di rappresentare una realtà composta da linguaggi, identità e sensibilità differenti senza trasformare l’inclusione in una semplice etichetta.

Tra le iniziative nate intorno alla community c’è anche la richiesta al Comune di Milano di dedicare una targa alla via in cui nacque Nino Rota, proposta che, secondo quanto raccontato da Wad nell’intervista, è stata accolta.

La direzione resta quindi la stessa: usare la radio non soltanto come mezzo di intrattenimento, ma come spazio in cui scoprire, mettere in relazione e dare contesto a ciò che ancora non è diventato mainstream.

L’intervista completa a Michele “Wad” Caporosso è stata pubblicata da la Repubblica ed è firmata da Patrizio Ruviglioni.

Adriano Matteo

Adriano Matteo

Tecnico del suono radiofonico, live e broadcast, giornalista iscritto all'albo pubblicisti della Puglia e grande appassionato di radio in tutte le sue sfaccettature. Leggi i miei articoli

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