Speaker Radiofonico vs Vocalist: due ruoli a confronto

Curiosità Radiofoniche

Speaker Radiofonico vs Vocalist: due ruoli a confronto

Per fare lo speaker radiofonico, bisogna sicuramente avere una discreta parlantina.

Oltre a possedere una predisposizione naturale per l’intrattenimento, uno speaker radiofonico deve avere tante altre qualità.

Non basta essere simpatici e spontanei, bisogna essere prima di tutto dei buoni comunicatori. Non è questione di riuscire a parlare tanto, ma di catturare e mantenere attivo l’interessare dell’ascoltatore, bisogna essere accattivanti ma senza esagerare.

Alcuni pensano che per fare lo speaker radiofonico sia sufficiente parlare abbastanza da coprire i buchi tra una canzone e l’altra, ma in realtà c’è molto di più. Ed è proprio per questa confusione, che spesso si creano dei fraintendimenti.

Come confondere la figura dello speaker radiofonico con il vocalist.

Due ruoli completamente diversi, che praticamente hanno in comune solo l’utilizzo di un microfono.C’è sicuramente una funzione di intrattenimento di base, ma il contesto e le modalità sono completamente diverse.

Speaker vs vocalist: le differenze del mestiere

Il vocalist lavora in discoteca, e il suo ruolo è animare la serata, affiancare il dj, riempire eventuali buchi di silenzio, coinvolgere il pubblico, fare in modo che tutti continuino a divertirsi. E per fare tutto ciò può ricorrere benissimo al suo corpo, incitare la folla a ballare, oppure interpretare qualche strofa dei brani in scaletta.

In verità ci sono vari tipi di vocalist (chi punta di più sul cantato, chi sull’umorismo, o magari su una presenza marcata) in base al tema della serata a allo stile personale.

Lo speaker radiofonico invece deve sicuramente intrattenere, ma non come se fosse in un locale, di fronte ad un’esuberanza fuori luogo un ascoltatore potrebbe anche stranirsi.

In radio bisogna essere in grado di parlare di vari argomenti (per questo è importante avere un lessico piuttosto ampio, per non ripetersi, e anche un’infarinatura di cultura generale) e soprattutto nei giusti tempi.

Parlare in modo sciolto, informale, ma allo stesso tempo chiaro, pronunciando bene tutte le parole, e senza divagare, per non rischiare di disperdere l’attenzione di chi ci sta ascoltando. Poi bisogna rispettare i tempi in vista dell’annuncio di un brano da mandare in onda, o per chiudere un argomento prima della pausa pubblicitaria.

Bisogna avere delle ottime capacità comunicative, chi ci ascolta non deve avere l’impressione che abbiamo un ritmo da rispettare, deve sembrare tutto naturale.

Il vocalist, infine parla ad un pubblico, solitamente molto giovane, che alla fine dei conti vuole passare una bella serata e divertirsi.

Mentre uno speaker radiofonico non può vedere chi è all’ascolto, quindi deve adottare un suo linguaggio, che comunque gli dia personalità e lo faccia ricordare dagli ascoltatori, ma che sia adatto ad abbracciare diverse fasce d’età.

I due ruoli hanno comunque dei tratti in comune, sia lo speaker che il vocalist devono evitare di ripetersi in espressioni ridondanti, devono affermare un proprio stile evitando di parlare in modo impostato, e fare tutto questo senza esagerare. La presenza del vocalist non deve appesantire troppo la serata, e lo speaker radiofonico deve argomentare ma senza lasciarsi andare a giudizi o termini pesanti. Per entrambi i ruoli, per concludere, il segreto è la pratica.

Bisogna esercitarsi per trovare un proprio stile, in modo da creare nel pubblico un senso di affezione.

Lo speaker radiofonico e il vocalist quindi non sono due figure intercambiabili, ma entrambi i ruoli ci pongono in una condizione di ribalta. Per questo motivo possono aiutarci a vincere la paura del pubblico e ad arginare la timidezza. Non è escluso quindi, che un vocalist possa sfruttare parte di ciò che ha imparato per cimentarsi in una carriera da speaker radiofonico, o viceversa. 

Articolo a cura di Vittoria Marchi 

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