News Estere: Chiusura Massiccia di Radio e Tv in Grecia

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News Estere: Chiusura Massiccia di Radio e Tv in Grecia

La notizia è apparsa qualche ora fa su alcuni siti di news internazionali, di per sé non è preoccupante e non ci riguarda direttamente, ma mi è servita come fonte d'ispirazione per una riflessione.

Mi riferisco alla Grecia, nazione di cui tutti credo conosciate la situazione economica e dove da qualche giorno si moltiplicano i casi di chiusura di strutture mass-mediatiche, a causa di una drastica riduzione della pubblicità in entrata (un calo quasi del 60%) e della mancanza di sostegno da parte delle banche attraverso prestiti e finanziamenti. Tutto ciò ha provocato il licenziamento di centinaia di giornalisti e operatori del settore.

I giornali parlano di un mondo della comunicazione in ginocchio e di una  "crisi" che negli ultimi mesi ha coinvolto oltre l'editoria anche le televisioni e le radio, che chiudono una dopo l'altra per i motivi detti poco fa. Emblematico il commento di Dimitris Trimis, presidente dell'Associazione Giornalisti di Atene (Esiea): "stiamo morendo", due parole che esprimono al meglio la drammatica situazione greca.

Questo in breve lo scenario: tre grandi testate hanno già praticamente chiuso, altri media mandano in onda vecchie serie tv e le stazioni radio vecchi programmi o contenuti "di repertorio", il personale continua a scioperare da tempo e il peggio deve ancora arrivare.

"Un paradosso", si legge," pensando al fatto che negli ultimi vent'anni,  questo settore ha avuto una crescita enorme". Questo il riassunto della notizia che ha suscitato in me molte domande e mi ha anche fatto venire i brividi lungo la schiena: tutti siamo a conoscenza del brutto periodo che sta passando il nostro Paese, certo non siamo ai livelli della Grecia, ma i tagli sono già iniziati e ci saranno tanti sacrifici da fare nei prossimi mesi.

Se le cose dovessero peggiorare, secondo voi il settore della comunicazione verrà toccato e smantellato come è successo in Grecia? Davvero ci potrebbe essere la possibilità che le realtà mediatiche più piccole rischino la chiusura e il taglio di mezzi e personale?

Come dicevo la nostra situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella greca, ma ogni eventualità a questo punto è da prendere in considerazione. Oltre al fatto che ci si potrebbe chiedere se in un momento di difficoltà le aziende sarebbero comunque interessate ad investire sulla pubblicità in radio o in tv, sapendo il tipo di costo e di impegno che questa operazione commerciale comporta.

Personalmente credo (e spero) che ipotizzando una situazione come quella greca il mondo della comunicazione italiano non verrebbe intaccato più di tanto, magari ci potrebbe essere un po’ meno richiesta e un calo di assunzioni, sicuramente meno introiti pubblicitari e un consolidamento negli staff che compongono le varie emittenti, ma tutto rimarrebbe nella norma. Ripeto però, è solo un'idea che mi sono fatto io, sicuramente anche una speranza visto che da accanito ascoltatore non potrei fare a meno della radio e del servizio che oggi le emittenti italiane offrono.

Speriamo di non doverci mai porre questo tipo di domande e di non arrivare mai ad un simile punto di non ritorno. Voi cosa ne pensate? Colpiti dalla decisione presa in Grecia? Come vedreste tutta questa situazione vissuta in Italia?

Articolo a cura di Nicola Zaltieri
Fonte: adnkronos.com