Gerry Scotti al World Radio Day: “La radio è una storia d’amore”
Dal sogno della radio alla prima voce di Radio Deejay: Gerry Scotti racconta al World Radio Day il valore del mezzo oggi.
Al World Radio Day 2026, Gerry Scotti ha riportato al centro una verità semplice ma potente: la radio nasce prima di tutto come passione autentica. Lo racconta ripercorrendo i suoi inizi, quando spiega che amava la radio, voleva farne un lavoro e sognava di farla per tutta la vita.
Un percorso nato quasi per caso, mentre frequentava l’università e cercava un modo per mantenersi agli studi. In una piccola emittente dell’hinterland milanese si occupava di sistemare i dischi, fino a quando un’assenza improvvisa lo porta davanti al microfono. In quel momento, senza preparazione e guidato solo dalle indicazioni del proprietario della radio, si ritrova a parlare in diretta e a mettere il suo primo disco.
Da quell’episodio nasce un’idea precisa di radio, fatta di immediatezza, istinto e autenticità.
Gerry Scotti: dalla radio libera alla prima voce di Radio Deejay
Il racconto di Scotti si intreccia con quello della radio italiana degli anni ’70, un periodo segnato da libertà totale e sperimentazione. Dopo le prime esperienze, arriva il passaggio a Radio Milano International, una delle emittenti più importanti dell’epoca.
Il salto decisivo avviene poco dopo, quando viene chiamato da Claudio Cecchetto e diventa la prima voce di quella che sarebbe poi diventata Radio Deejay. Un traguardo che, come racconta lui stesso, all’epoca rappresentava il massimo a cui si potesse aspirare nel mondo radiofonico.
Guardando indietro, ammette che se avesse seguito solo il suo cuore avrebbe continuato a fare radio per tutta la vita e sarebbe stato comunque felice, anche senza il successo televisivo arrivato successivamente.

Radio di ieri e radio di oggi
Nel suo intervento, Scotti propone anche una riflessione sul presente. Secondo lui, la radio di oggi ha perso parte della libertà originaria, trasformandosi in un mezzo più rigido e standardizzato. Parla di programmazioni troppo strutturate, di computer che decidono tutto e di un’omologazione generale che ha reso le radio tra loro molto simili.
Allo stesso tempo riconosce che quella libertà si è in parte spostata altrove, nei social e nel mondo digitale, che considera più vicini allo spirito delle radio libere di un tempo.
Il valore degli speaker e il tema dei compensi
Tra i passaggi più diretti del suo intervento, c’è quello legato al valore del lavoro radiofonico. Scotti sottolinea che oggi esiste una corsa al ribasso che rischia di penalizzare il talento, evidenziando come spesso si sostituiscano facilmente gli speaker senza riconoscerne il valore.
Per questo lancia un messaggio chiaro: chi fa radio dovrebbe essere pagato di più, perché non tutti sono sostituibili allo stesso modo. Un concetto che richiama il passato, quando gli editori sapevano distinguere chi aveva talento e facevano di tutto per trattenerlo e valorizzarlo.

Imparare a perdere per crescere
Un altro tema centrale è quello del rapporto con il successo e il fallimento. Scotti spiega che non esiste un vero metodo per imparare a vincere, ma che l’unico modo per avvicinarsi al successo è imparare a perdere.
Un consiglio che assume ancora più valore in un contesto come quello attuale, dove radio e televisione sono sempre più legate ai numeri e agli ascolti, spesso a scapito della qualità.
La radio come legame umano
Il suo intervento si chiude con una riflessione che racchiude l’essenza della radio. Per Scotti, la storia della radio è prima di tutto una storia d’amore e rappresenta un simbolo di amicizia, fatto di relazioni che durano nel tempo.
Un messaggio che si inserisce perfettamente nello spirito del World Radio Day, confermando ancora una volta come la radio, al di là delle evoluzioni tecnologiche, resti un mezzo profondamente umano.
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