USA: Google Assistant diventa speaker radiofonico. Addio al Radio Giornale?

Curiosità Radiofoniche

USA: Google Assistant diventa speaker radiofonico. Addio al Radio Giornale?

Natale è alle porte e, a quanto pare, i regali più gettonati sono gli smart speaker.

Tra Google Assistant e Amazon Echo, i produttori tecnologici hanno deciso che è arrivato il momento di semplificare alcune operazioni giornaliere.

Ultimamente si parla di un aggiornamento di Google Maps, con assistente digitale integrato, che permetterebbe a chi è al volante di effettuare tutte le operazioni possibili tramite comandi vocali e, quindi, con minori distrazioni. Ma la più grande rivoluzione in atto riguarda l’informazione.

Perché ascoltare notizie “casuali”, quando potremmo decidere che argomento ci interessa? Ecco, adesso è sufficiente affidarsi allo smart speaker.

In America, infatti, è stato reso disponibile (per ora solo ad alcuni utenti) l’accesso a pacchetti di notizie personalizzati. L’iter è molto semplice, basterà comunicare le aree tematiche di nostro interesse e, in pochissimo tempo, Google Assistant si trasformerà in uno speaker radiofonico che fornirà una panoramica della situazione generale (tenendo sempre presente gli interessi indicati). E volendo approfondire un argomento? Nessun problema, sono previsti contenuti che durano 2-5 minuti, ma anche podcast più lunghi, fino a 15 minuti circa.

Nel team che lavora a tali pacchetti ci sono testate giornalistiche di tutto il mondo: The Associated Press, prima agenzia di stampa internazionale, Washington Post, South China Morning Post, The Hollywood Reporter e tanti altri, tutti, per ora, in lingua inglese. Il dialogo con i colossi dell’editoria mondiale, è iniziato a maggio, quando l’azienda di Mountain View ha deciso di modificare la sezione “Google News”, a causa delle controversie legate ai diritti d’autore in Europa, ma si sa, una cosa tira l’altra ed eccoci ad immaginare un futuro senza radiogiornale.

Caratteristica fondamentale di questa novità è l’assenza di musica e pubblicità. Lo scopo, quindi, non è quello di trasferire la radio su un nuovo dispositivo, ma scindere le parole dalla musica, dando importanza ai contenuti e proponendo un ascolto attivo più che passivo.

Le persone dovranno chiedere le notizie, ma, affinché non muti la quantità di informazioni che percepiamo ogni giorno, ci vuole tanta curiosità e tanta voglia di conoscere. La radio “tradizionale”, una volta accesa in macchina, ci fornisce degli input che noi non abbiamo richiesto, ma che, magari, attirano la nostra attenzione.

Con gli smart speaker, invece, se non saremo noi a chiedere a Google di aggiornarci sulla politica o sull’economia, rimarremo all’oscuro di cosa sta accadendo in quel campo. E’ vero che ci sono anche i social, (altra fonte inesauribile di notizie, vere e false), ma anche in quel caso tutto dipende dalle pagine che si seguono, lasciando nuovamente la scelta alla singola persona.

E in questo modo non si corre il rischio di assecondare una pigrizia culturale che è già insita nella nostra realtà?

Articolo a cura di Martina Panunzio

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