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Intervista ad Alessandro Sansone: “La libertà in Radio dipende da una cosa”

Intervista ad Alessandro Sansone: “La libertà in Radio dipende da una cosa”

È di casa a Radiospeaker.it, Alessandro Sansone, in onda nel weekend di Radio 105, è anche docente di conduzione radiofonica nella nostra sede di Milano. L’abbiamo trattenuto, al termine di una sua lezione, per chiacchierare di radio anche con lui che la radio la fa, la conosce e la racconta tutti giorni a chi la radio vuole scoprirla e magari farne il proprio lavoro.

Siamo partiti parlando proprio di chi, attraverso Radiospeaker, si avvicina al mondo della radio, persone non per forza sempre giovanissime, come si può pensare: “Fra i miei allievi ci sono anche persone un po’ più in su con l’età che spesso danno grandissime soddisfazioni – apre Alessandro – Non sta svanendo la voglia di fare radio, anzi, è in aumento. Se prima era un mezzo che si ascoltava e che si guardava con una certa distanza, oggi è molto più vicino alle persone. È proprio il mondo della conduzione che si è avvicinato alle persone e le persone stesse si sono avvicinate a questo mondo. Se ci pensi, quando fai una storia instagram stai conducendo, anche se in 15 secondi. C’è tanta voglia di fare conduzione in generale e quindi di fare radio“.

Radio vs TV: cos’ha la Radio che la TV non ha?

Non fa solo Radio Alessandro, che è anche musicista, bassista per la precisione, e ha lavorato nel mondo del cinema oltre che in TV, dove però ultimamente è meno presente. “Mi invitano solo per fare l’ospite” scherza, pur conoscendo benissimo anche questo mezzo.

Ma fra Radio e TV, la prima ha qualcosa che la seconda non avrà mai: “Il poter creare delle immagini solo attraverso la voce. E non è detto che se fai la tv tu possa saper fare bene anche la radio. Sono due cose ben distinte.”

Molti si avvicinavano alla radio per avere un trampolino per arrivare in tv – continua Alessandroadesso il trampolino può essere instagram, o anche la tv per fare la radio ma l’obbiettivo principale di tanti che non hanno la necessità, l’urgenza di comunicare, che è quella che spinge il conduttore radiofonico a scegliere di fare bene questo mestiere, è diventare popolari“.

Alessandro Sansone: “Il bello della radio è che sa evolversi”

Eppure la radio è cambiata tanto negli anni: “quando non lo si conosceva il mezzo, lo si vedeva come qualcosa che scottava – racconta il conduttore di Radio 105 – invece adesso in generale i media e quindi anche la radio, sono più accessibili. Mi piace confrontarmi con i giovani che arrivano da altre piattaforme. Il bello di questo lavoro è che si evolve e quindi tu non sei mai sul pezzo se non ti aggiorni minuto per minuto“.

E i social sono al centro dell’evoluzione della nostra epoca: “Fanno parte della nostra vita – spiega Sansone ai nostri microfoni – ed è pieno di gente che evidentemente per l’età che ha, fa cose che fanno scattare il ‘boomer alert’. Preferisco non fare nulla, quando non riesco a stare al passo, al contrario di gente che per paura di sparire, si mette continuamente in mostra. Questo ci dovrebbe far capire che, come la radio insegna, se non hai niente da dire, metti un disco; così per i social, se non hai niente da dire… metti un disco – scherza – oppure non postare nulla.

“Mi sono innamorato della radio stando dalla parte dell’intervistato”

Lui oggi la insegna la Radio, ma quando ha iniziato, Alessandro Sansone, non aveva manuali o corsi da seguire: “Noi ereditiamo un codice dai pionieri della radio, dobbiamo cercare di tradurlo, farlo nostro ed eventualmente trasferirlo, nei casi migliori anche evolverlo”.

Sui suoi inizi in radio c’è da fare qualche passo indietro: “Ho avuto una lunga carriera da musicista – racconta – e quando uscivano i nostri singoli, si faceva anche il giro promozionale nelle radio. Da ospite guardavo il conduttore che ci faceva le domande e capivo che mi sarebbe piaciuto fare lo stesso. Chiesi al mio manager come poter fare la radio e lui mi rispose che prima di tutto avrei dovuto imparare a parlare Italiano, in dizione. Non me l’avesse mai detto, era il 2001 e decisi di fare un corso di dizione privato, quindi pensa quanto ho speso per cercare di correggere il romanesco che usciva dalla mia bocca. Da li ho iniziato a fare il brusiante, quel doppiatore che non doppia i protagonisti ma le comparse”.

E dopo qualche anno finalmente la radio: “Nel 2008, incontrai un’amica della mia ex che lavorava in una piccola radio dove stava per andarsene un conduttore, così andai a conoscere il direttore fino ad avere mezz’ora di programma su questa emittente che si chiamava Radio Spazio Aperto“.

“Fui chiamato da Radio Subasio grazie alla demo caricata su Radiospeaker.it”

Così come cambia il mezzo, cambia anche la gavetta, infatti Sansone racconta che : “Prima la gavetta era una: iniziavi dalla radio FM piccolina, ti notavano e ti chiamavano nella radio un po’ più grande. Io fui chiamato da Radio Subasio grazie a una demo caricata su radiospeaker.it, e non lo dico perché sono docente, è la verità precisa Sansone – infatti anche Anna Pettinelli fece lo stesso, complice forse il fatto che il nome Alessandro è sempre in cima per ordine alfabetico“.

Oggi puoi accedere anche subito al Network, facendo la gavetta lì. A volte questa cosa permette di scoprire subito dei grandi talenti, altre volte ti trovi davanti gente in gamba che però non conosce lo sforzo oltre che il rispetto che ci vuole nei confronti du questo mezzo. La radio è un vero e proprio lavoro, spesso tecnico“.

Sansone ci ha raccontato una cosa molto importante sulla libertà in Radio, un concetto di cui si parla spesso: “Tendiamo ad ascoltare sempre radio dove la gente è libera di fare quello che vuole. Per quella libertà lì, i conduttori hanno fatto tanta gavetta. Mazzoli ad esempio ne ha fatta di gavetta. Oggi fa lo Zoo che è tutt’altro che flusso ma lui l’ha fatta la radio di flusso e la fa ancora a Miami in modo impeccabile. Prima di conquistarsi lo spazio e la libertà dello Zoo, ne ha mangiato di fango, venendo anche a volte sospeso”.

“A 105 ho capito che avrei dovuto fare Alessandro ma non l’Alessandro conduttore”

Ma quanto è stato difficile passare dalla Radio di flusso a quella a programmi? “Quando mi chiamarono per andare a 105, mi chiesi se sarei stato in grado. Forse era iniziata quasi a piacermi più la radio di flusso che quella di programmi. Devo ringraziare Dario Spada con cui sono andato in onda i primi tempi a Radio 105, che mi ha subito tirato le orecchie per farmi capire come funzionava, abbiamo anche litigato in onda, fuori onda, Dario è uno che se c’è bisogno di discutere si discute anche a microfoni aperti. Mi ha subito fatto capire che a 105 tutto girava a un’altra velocità, in un altro modo ed era tutto un altro mondo. Allora ho capito che avrei dovuto fare Alessandro ma non l’Alessandro conduttore. A 105 portiamo in in onda il nostro essere, quello che siamo a microfoni spenti” conclude Alessandro.

Il fatto di essere musicista ha cambiato molto il suo modo di fare radio: “È così, soprattutto se sei un bassista, perché sei un matematico. Sei sempre legato ai numeri, alle battute, alle pause. La musica ti da un perfezionismo che poi ti porti anche in radio. Quando ero ancora molto inesperto, comunque dovevo uscire dai dischi a tempo, mi adattavo alla canzone. Ascoltavo. Il conduttore radiofonico è prima ascoltatore e poi conduttore”.

Di questo e di tanto altro abbiamo parlato nell’intervista integrale ad Alessandro Sansone che ritrovate in formato integrale qui sotto.

Adriano Matteo

Adriano Matteo

Tecnico del suono radiofonico, live e broadcast, giornalista iscritto all'albo pubblicisti della Puglia e grande appassionato di radio in tutte le sue sfaccettature. Leggi i miei articoli

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