USA, stop ai fondi pubblici: cosa cambia per la radio
Nuova fase critica per il sistema radiofonico pubblico degli Stati Uniti. Dopo quasi sessant’anni di attività, la Corporation for Public Broadcasting ha ufficializzato il proprio scioglimento, segnando la fine dei finanziamenti federali alle radio pubbliche americane. Una decisione che riaccende il dibattito sul ruolo del servizio pubblico radiofonico, con forti analogie rispetto a quanto sta accadendo anche in Italia.
La fine della Corporation for Public Broadcasting
Fondata nel 1967 durante la presidenza di Lyndon B. Johnson, la CPB aveva il compito di distribuire i fondi stanziati dal Congresso alle emittenti pubbliche indipendenti, senza produrre direttamente contenuti. Il suo obiettivo era garantire l’accesso a informazione, cultura e programmazione educativa non commerciale sull’intero territorio statunitense.
Con l’ultimo voto del consiglio direttivo, avvenuto il 5 gennaio 2026, l’ente ha chiuso definitivamente le proprie attività. Nell’ultimo anno operativo, la CPB aveva gestito circa 535 milioni di dollari di fondi federali, destinati in larga parte al sostegno delle stazioni locali e alla produzione di programmi radiofonici nazionali.
L’impatto su NPR e sulle radio locali degli Stati Uniti
Lo stop ai finanziamenti colpisce direttamente il sistema della radio pubblica americana, in particolare il circuito della National Public Radio, che riunisce oltre mille emittenti indipendenti. La decisione era già stata anticipata dall’ordine esecutivo firmato da Donald Trump, con l’obiettivo dichiarato di interrompere il sostegno pubblico a un’informazione ritenuta “di parte”.
A rischiare maggiormente sono le radio locali con palinsesti di nicchia, lontani dalle logiche commerciali, che offrono spazio a jazz, folk, elettronica e musica sperimentale. Senza i fondi federali, molte di queste realtà potrebbero non riuscire a sostenere i costi di produzione e trasmissione.
Il caso Tiny Desk e la tenuta dei format culturali
Tra i format simbolo del mondo NPR c’è Tiny Desk Concerts, diventato negli anni una delle vetrine musicali più influenti a livello globale. Pur essendo legato al brand NPR, Tiny Desk gode di una forte autonomia grazie alla diffusione su YouTube e alle collaborazioni con artisti e partner internazionali.
Proprio questa dimensione digitale potrebbe permettere al format di sopravvivere anche in uno scenario di forte ridimensionamento del servizio pubblico radiofonico statunitense, a differenza delle stazioni locali più piccole e meno strutturate.
Un parallelismo con l’Italia e il caso Radio Radicale
La decisione americana arriva in un momento delicato anche per il sistema radiofonico italiano. Come già emerso nei recenti casi legati ai fondi pubblici, anche in Italia il tema del finanziamento al servizio radiofonico di interesse pubblico è tornato centrale, in particolare con lo stop ai contributi storici a Radio Radicale dopo trent’anni di convenzione con lo Stato.
In entrambi i contesti, Stati Uniti e Italia, il nodo è lo stesso: come garantire informazione, pluralismo e accesso ai contenuti istituzionali e culturali senza un sostegno pubblico strutturale. La chiusura della CPB rappresenta quindi un precedente di grande peso internazionale, che potrebbe influenzare anche il dibattito europeo sul futuro della radio pubblica.
Il futuro del servizio pubblico radiofonico
Lo scenario che si apre negli USA evidenzia un cambio di paradigma: il servizio pubblico radiofonico viene spinto sempre più verso modelli di autosostenibilità, partnership private e piattaforme digitali. Un percorso che comporta opportunità, ma anche il rischio di impoverire l’offerta culturale e informativa meno orientata al mercato.
La fine della Corporation for Public Broadcasting non è solo una notizia americana, ma un segnale forte per l’intero settore radiofonico internazionale. In un momento storico in cui la radio continua a dimostrare la propria centralità, il tema dei finanziamenti pubblici torna a essere uno dei nodi cruciali per garantirne il futuro.