Radio24 - La Zanzara

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Radio24 - La Zanzara

"Nomen-omen" si dice spesso: il nome di una cosa ne racchiude il significato, il messaggio, il motivo. In che altro modo potevano chiamare un programma come "La zanzara"?. Provate a pensare all'insetto e valutate la reazione che avete. Ecco, credo che il primo pensiero che vi è venuto rappresenti esattamente l'intento che si prefiggono ogni giorno Giuseppe Cruciani e David Parenzo sulle frequenze di Radio24.

Si insinuano nelle parole degli ospiti, degli ascoltatori e cercano di pungere, di sfinire l'interlocutore e farlo cedere, alla ricerca di uno scoop, di un'ammissione particolare o di un contradditorio nelle dichiarazioni. Vogliono evidenziare aspetti ben precisi, vogliono raggiungere uno scopo ma soprattutto vogliono vincere sempre il confronto verbale, odiano avere torto. Il programma va in onda dal lunedì al venerdì dalle 19 (circa) alle 21 e può essere annoverato tra i più importanti (per alcuni, soprattutto negli anni passati, il più importante) talk show di politica e attualità nel panorama radiofonico italiano.

"La zanzara", ammetto il mio errore e la mia ignoranza, è un programma che ho scoperto solo un anno fa e che ho iniziato ad ascoltare grazie al classico "passaparola", uno dei metodi meno indicati per valutare lo spessore e la qualità di una trasmissione radiofonica. Sentivo parlare spessissimo del programma di Cruciani e Parenzo, "ma hai mai sentito quei due là su Radio24?", "cosa ne pensi della zanzara?", "dovevi sentire cosa hanno detto ieri sera in onda alla zanzara, da non credere" e via dicendo. Così una sera mi sono sintonizzato e ho provato ad ascoltare. La prima puntata che ho sentito è stata quasi scioccante: urla in studio, parolacce, offese, ritmo incalzante e quasi frenetico, domande provocatorie e figuracce degli ospiti. Riprovo la sera successiva e mi rendo presto conto che questo è il marchio di fabbrica della trasmissione, oltre che il motivo di tanto clamore mediatico e successo.

Intanto Cruciani & co. continuano a sfornare successi, vincere premi e riconoscimenti, ospitano politici in studio e li fanno vacillare su ogni domanda, fanno il loro lavoro insomma.
Gli ospiti li temono, hanno paura di fare brutta figura e pesano ogni respiro che fanno, ogni parola che dicono, questo si percepisce sempre chiaramente. 

A proposito di riconoscimenti, l'ultimo in ordine di tempo solo un mese fa circa, quando alla cerimonia "Cuffie d'oro 2012 - Lelio Luttazzi" la zanzara vince il premio informazione e discussione. Anche le puntate di queste ultime settimane non perdono nulla dello stile che da sempre contraddistingue il programma, anche se forse qualcosa è cambiato, il gradimento degli ascoltatori è cambiato. Un po’ come vi raccontavo per Zapping su Radio1 qualche settimana fa, il pubblico inizia a non accettare più, esprimendosi anche in diretta, il comportamento di Cruciani: scontroso, offensivo, controcorrente, egocentrico. La reazione? Sempre quella, quella che ci si aspetta, avanti a testa bassa rispondendo alle accuse e mostrandosi sempre superiori, senza farsi scalfire da nulla.

Poi bisogna ammettere che alcuni siparietti, alcuni interventi de la zanzara, sono davvero innovativi, originali, sorprendenti e meritano applausi a scena aperta. Diciamo che il programma è un po’ come tanti grandi artisti, genio e sregolatezza, con Cruciani che cavalca da condottiero alla guida della carovana, senza far calare mai la tensione e cercando di tenere ritmo e attenzione sempre altissimi.

Anche se le voci, il passaparola, non finiscono mai: gli ultimi rumors danno l'avventura di Cruciani alla conduzione de la zanzara agli sgoccioli, perché per lui si prospetta lo stesso programma ma in prima serata su Rai2. Poi non si sa se la sua collaborazione con Radio24 continuerà, soprattutto non si sa se questo progetto sia vero o sia l'ennesimo tentativo di destabilizzare un sistema collaudato e vincente.

E voi? Amate la conduzione aggressiva di Cruciani oppure preferite una radio friendly e dal tono più colloquiale? Cosa ne pensate del programma?

Articolo a cura di Nicola Zaltieri