Sanremo 2013 Story: Fiorella Felisatti – Radio Italia
Oggi concludiamo il nostro Speciale sul Festival di Sanremo 2013 con l’intervista ad una Speaker di Radio Italia…dopo Vic di Radio Deejay, Alessandro Greco di Rtl 102.5, Mary Cacciola e Andrea Lucatello di Radio Capital, ĆØ con noi Fiorella Felisatti di Radio Italia! Andiamo a scoprire cosa ci ha raccontato nella sua intervista!
Ci troviamo a Casa Sanremo, la patria del dopo Festival e di quello che succede dopo la diretta, parliamo un poā di come sta andando questa edizione. Partirei proprio da qui, dalla location che ci ospita: che cosa rappresenta Casa Sanremo dal punto di vista della musica e della comunicazione?
Secondo me ĆØ un bellissimo punto di ritrovo e di riferimento per i cantanti e gli addetti ai lavori Noi lo viviamo benissimo, siamo ospiti di casa Sanremo ormai da parecchi anni, secondo me questa ĆØ unāidea bellissima. Casa Sanremo ĆØ un ritrovo per gli addetti ai lavori, dopo il Festival discografici, direttori dāorchestra, musicisti, si ritrovano per fare due chiacchiere e dirsi come ĆØ andata e quindi ĆØ stata allestita questa situazione in cui si potesse bere qualcosa insieme, ascoltare musica (cāĆØ un palco e spesso artisti anche sanremesi fanno qualche pezzo) e poi cāĆØ la radio. CāĆØ Radio Italia, noi qui facciamo tantissime ore di diretta e diventa anche un poā la casa di tutti gli artisti, perchĆ© intervistiamo spesso i cantanti anche se ormai sono diventati quasi amici. Infatti quando vengono qui si trovano bene e dicono sempre che ĆØ bello incontrarci perchĆ© ormai si ĆØ instaurato un rapporto di amicizia e qui si sentono anche un poā a casa, si lasciano andare perchĆ© spesso cāĆØ molta confidenza e quindi cāĆØ un rapporto personale che va al di lĆ di quello lavorativo ed ĆØ molto bello
ASCOLTA L’INTERVISTA A FIORELLA FELISATTI DI RADIO ITALIA
Hai parlato di musica e Radio Italia, due elementi che si legano nella domanda che volevo farti: come ogni anno Sanremo ĆØ fatto di canzoni, di musica e Radio Italia ĆØ quella che meglio rappresenta nella programmazione i brani di successo del Festival. Siete soddisfatti del āmateriale canoroā che avete a disposizione questāanno?
Assolutamente sƬ. Ti dico la veritĆ , un poā a sorpresa perchĆ© quando sono stati svelati i nomi dei cantanti al Festival abbiamo arricciato un poā il naso, ci aspettavamo artisti più popolar-melodici. Questāanno era un Festival contemporaneo, alternativo, come dice Fazio. Poi invece man mano che abbiamo ascoltato i pezzi abbiamo notato come, contrariamente alle aspettative, ci sono veramente tanti brani radiofonici e delle tendenze che apprezziamo tantissimo. Quindi siamo felici perchĆ© secondo me queste canzoni le porteremo avanti tantissimo. Tra lāaltro questa ĆØ la prerogativa di Radio Italia, durante la settimana del Festival chiaramente facciamo ascoltare tutte le canzoni, nella settimana successiva tutti gli artisti hanno gli stessi passaggi, poi dalla seconda e dalla terza si inizia a scremare ma succede sempre che i pezzi sanremesi li portiamo fino allāestate e questāanno cāĆØ del buon materiale, stiamo lavorando bene e siamo contenti.
Restando sul tema della musica italiana, quanto ĆØ importante continuare a credere in questo progetto e in questo formato per Radio Italia e come ĆØ messa la musica in Italia secondo te anche rispetto a quella internazionale?
Ć una domanda difficilissima. Non si può dire come sia messa la musica in Italia perchĆ© ci sono tante esigenze da considerare. Ci sono momenti in cui sembra che la canzone popolare non vada più, poi ogni tanto le case discografiche ci provano, provano a lanciare degli artisti ma la radio rimane sempre la prova del nove, per vedere se un artista funziona. Questo poi ĆØ un momento particolare: da quando sono nati i talent, che sinceramente apprezzo perchĆ© da lƬ sono usciti anche dei grandi artisti, cāĆØ da dire che la discografia ĆØ iniziata ad andare in quella direzione ed ĆØ la stessa direzione che ha preso Radio Italia, perchĆ© in fondo questi giovani vendono e rappresentano quello che il pubblico vuole, quindi noi ci adeguiamo alle scelte senza però dimenticare i grandi artisti del nostro Paese. La nostra programmazione ĆØ fatta per lā80% di grandi nomi ma poi lasciamo molto spazio ai giovani, Radio Italia lāha sempre fatto e lo farĆ sempre
Ovviamente Radio Italia oltre a programmare bellissima musica italiana è anche una Radio. Sul nostro sito sono iscritti tanti giovani, a volte talenti e altre volte semplici appassionati, accomunati tutti però dallo stesso amore. Secondo te quello della radio è ancora un sogno realizzabile oppure è diventato troppo difficile?
Ć un sogno realizzabile, devo dire che quando abbiamo cominciato noi della vecchia guardia era più facile perchĆ© aprivano le prime radio libere ed eravamo tutti allo stesso livello, abbiamo imparato a fare questo lavoro e pian pianino dopo tanta gavetta sono nati i network. Non ĆØ facile come sembri fare radio, questo lo voglio dire e non vi voglio scoraggiare, la cosa più importante ĆØ saper comunicare. Non tanto avere una voce bella e perfetta perchĆ© ci sono tanti speaker che non hanno proprio una voce radiofonica ma hanno una tale personalitĆ che sono diventati dei grandi, fanno grandi ascolti e sono molto seguiti. Quindi non ĆØ tanto importante la voce, certo se ci sono difetti di pronuncia bisogna fare dei corsi di dizione per correggerli, però per fare radio intanto bisogna intanto avere una profonda conoscenza musicale, non si può annunciare una canzone e basta, bisogna sapere anche la storia di un artista. Se poi si tratta di interviste non ne parliamo, dietro unāintervista cāĆØ un grande lavoro, per farne una di 3 minuti può servire anche una giornata di lavoro, bisogna ascoltare lāalbum, ripassare la biografia, leggere la cartella stampa dellāalbum nuovo. La preparazione ĆØ importantissima, amore per la musica ma soprattutto saper comunicare. Se ad esempio prendi 10 persone e le metti davanti ad un microfono facendo dire a tutti la stessa cosa si capisce subito chi può fare lo speaker e chi non lo può fare, quindi ĆØ anche una cosa innata
Intervista a cura di Nicola Zaltieri