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Audio 8D: di che si tratta?

Negli ultimi giorni stanno spopolando sui social network alcuni brani che, se ascoltati in cuffia, danno la percezione di essere immersi completamente nella musica a 360°. Si chiama audio 8D, ma di che si tratta veramente? Sarà l’audio del futuro? Ecco qualche dettaglio.

Sembra una novità degli ultimi tempi, ma in realtà è una tecnica emersa nei primi anni ’70 in Inghilterra e aveva la funzione di dare al suono una caratteristica “sferica”, per questo è anche definita “musica a 360°” o “binaurale”.

In pratica, si basa sulla manipolazione di alcuni parametri sul master dei brani, in modo da ingannare il cervello che identificherà la provenienza del suono in modo sferico, come nella realtà. L’effetto prevede che la musica passi lentamente da un lato all’altro della cuffia, facendo percepire a chi ascolta lo “spostamento”; inoltre con l’aggiunta di automazioni sull’equalizzazione (tagliando ad esempio le alte frequenze) è possibile indirizzare il suono anche alle spalle dell’ascoltatore o addirittura in alto oltre che davanti o ai lati. In alcuni casi con l’aggiunta di riverberi e lavorando sui guadagni di alcune frequenze è possibile simulare anche l’avvicinamento o l’allontanamento dalla fonte sonora presente in una stanza virtuale più o meno grande in base alla quantità di effetto aggiunto.

Audio 8D: di che si tratta?

Il creatore del suono a 360° fu l’inventore inglese Michael Gerzon, un matematico che scoprì qualcosa di molto potente, ma era 40 anni avanti rispetto agli altri, perciò le sue scoperte non vennero abbastanza apprezzate ai suoi tempi.

Secondo l’ingegnere del suono e produttore Andrés Mayo, vincitore di due Latin Grammy Awards e sette Gardel Awards, l’audio 8D “non sostituirà di certo il modo in cui oggi ascoltiamo la musica, probabilmente il concetto di stereo non scomparirà. Non so se tutti gli artisti registreranno in questo modo, ma lo applicheranno sicuramente in parallelo come traccia singola o bonus, saranno inoltre sempre più utilizzati in installazioni sonore, presentazioni, luoghi di ritrovo e gli incontri virtuali ne risulterebbero arricchiti. È un’opportunità storica perché l’udito è l’unico senso che è veramente a 360°, gli occhi non ci permettono di vedere a 360°, le nostre orecchie possono percepire i suoni dietro senza la necessità di girarsi. Quello che guida l’esperienza è l’orecchio, è una grande opportunità per quelli di noi che fanno produzione audio e musicale in generale”.

In Italia, anche qualche radio si è avvicinata al fenomeno: durante la diretta di ieri di Albertino Everyday su m2o, infatti, il conduttore ha testato e ha fatto testare questa forma di audio in diretta radiofonica, invitando gli ascoltatori a indossare delle cuffie per apprezzarne al meglio le caratteristiche. “L’effetto assomiglia tanto al Dolby Surround – dice Albertino – quello che siamo abituati a sentire al cinema, cioè senti la musica che ti gira tutto intorno. Non è niente di particolare. Perde la sua efficacia attraverso la radio, in quanto ci sono troppi passaggi”.

In un momento come questo in cui siamo costretti a restare in casa, ascoltare musica in 8D in cuffia ci permetterà, chiudendo gli occhi e con un po’ di immaginazione, di ritrovarci e spostarci in una sala da concerto o in una discoteca ballando la nostra canzone preferita.

Articolo a cura di Francesco Pinardi

Francesco Pinardi

Francesco Pinardi

Conduttore radiofonico, speaker, redattore e studente di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Torino. Leggi i miei articoli

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