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Claudio Cecchetto: la radio è una cosa seria

Claudio Cecchetto: la radio è una cosa seria

Claudio Cecchetto, fondatore di due delle radio più ascoltate di sempre in Italia, Radio Deejay e Radio Capital, ha scoperto fra i più grandi fenomeni musicali Italiani, da Jovanotti a Sabrina Salerno, presto sarà al timone del suo Cecchetto Festival.

Si tratta di una kermesse digitale di tre giorni, riservata agli under 33 che si terrà in contemporanea al Festival di Sanremo (dal 2 al 6 marzo); Sarà una manifestazione trasmessa solo via web attraverso la piattaforma A-Live – come leggiamo su Dagospiain cui si esibiranno una ventina di musicisti con un certo seguito sui social, scelti da Cecchetto, e come ospiti ci saranno tiktoker e youtuber. A presentarla, probabilmente, ci sarà un’altra webstar, cioè suo figlio Jody (26 anni, ha un seguito di 600 mila follower).

Durante un’intervista realizzata da Maria Elena Barnabi e ripresa da Dagospia, Cecchetto ha raccontato dei tanti punti salienti della sua carriera passando ovviamente per la radio.

Dopo aver parlato del Cecchetto Festival non sono mancate le domande su Radio Deejay e Capital, entrambe le radio diventate del gruppo l’Espresso, ora Gedi. A proposito di questo Claudio Cecchetto ha ricordato che quando c’era lui “Deejay era la radio numero uno in Italia. Ora è terza, a due milioni di ascoltatori dalla prima e un po’ ci rimango male.

L’intervista si è fatta interessante e non sono mancati mezzi termini neanche sui colleghi a partire da Linus che, a differenza di Nicola Savino, Amadeus, Fiorello e Jovanotti che seguirono Cecchetto, lui e il fratello rimasero e presero in mano la radio: “Non mi aspettavo niente di diverso da Linus – ha detto – Come ha detto lui, gli chiesero di diventare il condottiero della radio e rispose di sì.

Claudio Cecchetto: Il futuro della radio è la radiovisione

Si è parlato di giovani e del futuro della radio e anche in questo caso Claudio Cecchetto è stato molto diretto e convincente: “I giovani sono abituati a guardare le immagini. Come dice il mio amico Lorenzo Suraci di Rtl 102.5, il futuro è la radiovisione. Certo finché ci sposteremo in auto, la radio potrà sopravvivere così come è oggi, solo ascoltata. Ma ormai non è più rivoluzionaria. È diventata una cosa seria, una cosa con cui fare soldi. E poi è rimasta in mano alle persone che l’hanno inventata tanti anni fa. Tutti sessantenni. Io a un certo punto il microfono l’ho mollato, questi no.

L’intervista si conclude con una dichiarazione profonda del protagonista di questa intervista: “La radio si fa per passione. Chi sono io per dire che gli altri devono rinunciare alle proprie passioni? Io non lo faccio.

Adriano Matteo

Adriano Matteo

Tecnico del suono radiofonico, live e broadcast, giornalista iscritto all'albo pubblicisti della Puglia e grande appassionato di radio in tutte le sue sfaccettature. Leggi i miei articoli

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