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Clubhouse: spopola il social network basato sulla voce

Fra i primi iscritti Italiani ci sono decine di speaker radiofonici e giornalisti.

Clubhouse: spopola il social network basato sulla voce

Da pochissimi giorni sta spopolando in Italia Clubhouse, il nuovo social network basato sulla voce che sta incuriosendo, in particolare, speaker radiofonici e giornalisti.

Abbiamo provato questa nuova app, fra stanze e club, scovando tanti particolari interessanti. Ecco cosa abbiamo scoperto!

Disponibile per il momento solo per gli utenti iOS, Clubhouse è arrivato in Italia ormai più di due mesi fa ma si è popolato di gente italiana solo nelle ultime ore. Non si sa bene quale sia stata la scintilla che ha determinato la fama del social, qualcuno pensa a qualche personaggio che possa averlo lanciato in Italia, fatto sta che ormai si è sparsa la voce e c’è la fila per entrarci ma, badate bene, non è un privilegio per tutti!

Proprio così, e non parliamo solo dell’esclusiva Apple che già di per sé, per il momento, esclude tutti gli utenti Android, ma in particolare ci riferiamo al fatto che per entrare a far parte di Clubhouse bisogna essere invitati da un utente già membro oppure, una volta iscritti ed entrati nella lista d’attesa, bisognerà attendere che un contatto che vi abbia in rubrica, già utente, vi faccia entrare.

Attenzione però agli inviti, non li sprecate! Si parte con la possibilità di invitare solo due persone, quindi scegliete bene gli amici da far entrare.

Ma una volta entrati in Clubhouse che si fa?

Dopo un primo brevissimo momento di confusione totale, ci si rende facilmente conto che non c’è nulla di complesso in questo curioso social; intanto ci si può seguire come su tutti gli altri social, collegando anche i propri account Twitter e Instagram; potete inoltre inserire una lunga bio che molti sfruttano per scrivere un breve curriculum, un po’ come su LinkedIn.

E poi viene il bello: le stanze!

La schermata principale mostra una serie di stanze attive dove entrare liberamente, scelte in base agli interessi selezionati in una prima fase e agli speaker attivi in queste, quando sono vostri contatti.

All’interno di queste stanze si può essere semplici uditori, oppure, alzando la mano, si può “salire sul palco” ed entrare a far parte del gruppo degli speaker.

La radio protagonista di Clubhouse

Fra i primi Italiani a popolare il nuovo social ci sono stati proprio gli speaker radiofonici, oltre che i giornalisti e i digital strategist; la notizia si è diffusa velocemente fra colleghi radiofonici che si sono iscritti e si sono ritrovati nelle stesse stanze a cercare di capire come funzionasse questo nuovo social network.

Il fatto di essere ancora in pochissimi su questo social ha dato la possibilità a tutti gli iscritti di ritrovarsi nella stessa stanza a parlare direttamente con grandi nomi del mondo radiofonico, giornalisti, attori, cantanti e chi più ne ha, più ne metta.

Fra i profili radiofonici più attivi ci sono i ragazzi di m2o, Wad, Filippo Grondona, Ale Lippi e poi ancora da Rai Radio2 Andrea Delogu, Silvia Boschero e tanti altri oltre che artisti come Calcutta o Luca Bizzarri. Sono tanti anche gli addetti ai lavori a spuntare fra i protagonisti delle stanze: si vedono tanti creator, social media manager, ma anche autori televisivi, fonici e non solo.

Una valida alternativa alla radio?

In molti si stanno chiedendo se questo Clubhouse possa concorrere con la radio arrivando ad un certo punto a superarla. La verità è che è ancora troppo presto per dirlo.

È vero: radio e Clubhouse si basano entrambi sulla voce, le differenze principali sono che sull’app potrebbe intervenire davvero chiunque, dopo una semplice approvazione dei moderatori, e poi manca la musica; sul nuovo social, almeno per il momento, si parla e basta, anche se alcuni americani hanno già trovato il modo di trasmettere musica, scavalcando le normative che regolamentano la trasmissione di contenuti coperti da copyright; per il momento non dovrebbe esistere nessun accordo tra case discografiche e Clubhouse che permetta la trasmissione di musica.

Fatto sta che quest’app potrebbe evolversi in tanti modi diversi: vista l’alta qualità audio e la latenza pari a zero, c’è qualcuno che la usa, ad esempio, per organizzare Jam Sassion tra musicisti a distanza; oppure c’è chi crea stanze tematiche in cui si parla, con ordine, solo di un argomento.

Sta tutto nella bravura dei moderatori delle stanze che devono saper far intervenire tutti con ordine nel pieno rispetto delle regole ma soprattutto creando anche interesse nel pubblico; non possono certo mancare i contenuti per avere successo su Clubhouse.

Un bravo moderatore dovrebbe avere le stesse doti di un bravo speaker radiofonico; chissà che i due mondi un giorno non si incastrino fra di loro per un lavoro simultaneo; o magari tanti bravi moderatori potrebbero essere notati da speaker ed editori proprio attraverso Clubhouse.

Una cosa è certa: una volta entrati, come con gli altri social network, sarà molto difficile uscirne.

Adriano Matteo

Adriano Matteo

Tecnico del suono radiofonico, live e broadcast, giornalista iscritto all'albo pubblicisti della Puglia e grande appassionato di radio in tutte le sue sfaccettature. Leggi i miei articoli

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