DAB VS FM: siamo davvero pronti allo switch off?

Curiosità Radiofoniche

DAB VS FM: siamo davvero pronti allo switch off?

Si parla tanto di DAB. Ogni emittente entrata già nella sfera digitale pubblicizza la novità in maniera assidua e anche noi di Radiospeaker.it abbiamo trattato molto spesso l’argomento aggiornandovi sempre su tutte le novità a riguardo.

Abbiamo più volte provato a sensibilizzare il pubblico su funzioni spesso ignorate dei nostri ricevitori, in particolare di quelli FM, ma proprio nell’ultimo periodoin Italia sono stati spenti i primi impianti FM per lasciare spazio al DAB. Che senso ha avuto parlare oggi di FM se ci avviamo verso un futuro digitale? Ma soprattutto siamo davvero pronti al fantomatico switch off?

Intanto come più volte precisato non ci sarà mai un vero e proprio switch off per la radio FM ma il passaggio, secondo le stime, sarà graduale e abbastanza lungo. C’è anche da dire, per rispondere alla prima domanda, che il Digital Audio Broadcasting non è altro che un’evoluzione della radio FM, quindi tutte quelle funzioni nascoste della modulazione di frequenza sono alla base del funzionamento della radio digitale che oggi è ancora in fase di sviluppo.

Parliamo per esempio dell’Ews (Emergency Warning System): questo sistema si attiva solo in caso di calamità naturali, interrompendo le trasmissioni in onda o accende la radio spenta trasmettendo un comunicato della protezione civile solo nelle zone interessate. Pare che l’RDS (radio data system dell’FM) prevedesse una funzione di questo genere, ossia il PTY, che permette agli utenti di cercare una stazione in base al contenuto: il codice PTY31 sembra essere usato in casi di emergenza o calamità naturali, quindi questo EWS potrebbe esserne solo un’evoluzione.

Altro spunto potrebbe essere quello del Traffic Allert, funzione già presente nel sistema RDS, ma nel DAB potrebbe darci informazioni personalizzate e più precise in base a dove ci troviamo. E così anche la pubblicità che diventerebbe locale anche nelle emittenti nazionali, ma solo se ci troviamo nella zona interessata.

Insomma tanta evoluzione ma anche tante novità puntando quindi non solo alla diffusione audio ma anche alla diffusione di tante altre informazioni, tutto questo a patto però che il nostro ricevitore sia un ricevitore digitale. Ci si sta muovendo molto velocemente anche in Italia, dove il governo ha emesso un emendamento che stabilisce come dal giugno 2019 non si possano più importare ricevitori che non abbiano, assieme al tradizionale sistema FM, anche il DAB e che dal primo gennaio 2020 non si possano più vendere radio non DAB.

I consumatori sono tutelati in modo tale che non rischino di acquistare ricevitori solo FM, mentre i produttori sono già al lavoro sui sistemi in vendita: si parla di smart car o smart mobility quando ci riferiamo a tutti i confort delle nuove autovetture collegate ai nostri smartphone per qualsisai tipo di utilizzo, anche per la radio. Mettiamo il caso che la zona in cui vi trovate non sia coperta dal segnale dell’emittente che volete ascoltare, l’autoradio collegata allo smatphone si connetterà allo streaming web di quella emittente permettendoci di continuare ad ascoltarla. E questo è solo un esempio.

E le emittenti sono pronte a tutto questo?

Come già detto abbondantemente quasi tutti i network nazionali hanno una buona copertura DAB in tutta Italia, mentre le radio locali si stanno adeguando più lentamente. Il passaggio di trasmissione in digitale può essere complesso a livello organizzativo, anche a livello economico, ma c'è tanto risparmio se pensiamo che un’antenna DAB consuma un decimo dell’energia necessaria ad alimentare un’antenna FM per coprire una stessa porizione di territorio. Ma non solo, un’antenna FM porta il segnale di una sola emittente, mentre un’antenna DAB ne gestisce fino a 20 per cui i risparmi si moltiplicano da 100 fino a 200 volte. Questo ovviamente è un beneficio che si vedrà nel tempo.

Anche se sembra tutto pronto, è tutto ancora così lontano; forse manca solo una sensibilizzazione maggiore per i consumatori?

Articolo a cura di Adriano Matteo