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Il Ritorno in Diretta Radio

Vorrei approfittare di una bella notizia che mi è arrivata qualche settimana fa per raccontare, condividere un’emozione che spero possa riguardare tutti voi, prima o poi… Lo sappiamo bene, sia gli autori che scrivono gli articoli che voi che li leggete, abbiamo tutti una cosa in comune e un grande obiettivo stampato in testa e scritto a caratteri cubitali nella nostra mente: FARE RADIO.

Per alcuni può essere una prima esperienza, per altri un ritorno dopo mesi o anni di pausa e per altri ancora la scelta di spostarsi da un’emittente ad un’altra. Nel mio caso si tratta della seconda: ho fatto radio per anni in una piccola emittente locale parrocchiale poi tra università e successivamente lavoro, uniti ad altri impegni, ho dovuto smettere. Ma come saprete bene la diretta e la radio rimangono un pensiero fisso nella nostra testa e quindi, dopo aver messo a posto un po’ di cose e conciliato il lavoro con gli impegni (nonostante di questi tempi lavoro non se ne veda, ma questa è un’altra storia) sono tornato a farmi sentire per cercare una radio che mi permettesse di trasmettere.

La faccio breve, dopo mesi e mesi di ricerche, curriculum, demo, contatti, possibilità, promesse, porte che si chiudono proprio quando appoggi la mano sulla maniglia, ecco che una porta si apre e una possibilità si profila all’orizzonte. È solo in quel momento che realizzi quanto la radio ti sia mancata in tutto quel periodo, che capisci il sacrificio fatto per mesi continuando a cercare senza ottenere risposte, che capisci che la radio diventa una necessità e non solo un capriccio. È rendersi conto di aver raggiunto un traguardo, di aver vinto, di provare una grande soddisfazione.

E nonostante non sia la prima occasione in cui ci si siede davanti ad un microfono, è rendersi conto di quanto sia emozionante tornare a trasmettere, come fosse la prima volta. Il giorno della prima diretta, della prima puntata, è una ricerca frenetica e maniacale delle cose che si possono dire e che si possono fare, degli argomenti da trattare, delle rubriche da inserire, delle idee da sviluppare, dei progetti da portare avanti e delle speranze per il successo del programma e per l’ascolto del pubblico.

È il giorno del primo viaggio in auto per raggiungere gli studi, delle strette di mano con gli altri speaker e dell’ambientamento, per non parlare del prendere confidenza con un software di diretta nuovo e fino ad ora mai utilizzato. Gli ultimi minuti però sono uguali per tutti: canzone che chiude il programma, segnale orario, pubblicità, gr, canzone, sigla, respiro lungo e profondo….. e via! Il primo intervento è quello che mai viene come avevi pensato e progettato nei giorni precedenti per ore (consiglio vivamente di non sbagliare il lancio della prima canzone come ha fatto il sottoscritto invertendo artista e titolo del brano, Bastille dei Pompeii…) ma in fondo credo faccia parte del gioco, o meglio credo proprio sia il bello del gioco, per ricordarti sempre di rimanere concentrato e che nonostante tutte le cose che hai preparato per ore la radio non perdona mai se non sei al massimo della forma.

E allora basta rilassarsi, lasciarsi trasportare dalla musica, dimenticare completamente l’intervento appena fatto e le eventuali sbavature (fedeli al modo di dire “quel che è fatto è fatto) e preparare il talk successivo, con la certezza che verrà bene e che alla fine sarà sempre così. Quello che però mi ha davvero colpito, quasi scioccato, è la scarica che ti percorre il corpo nel millesimo di secondo successivo a quando spegni il microfono del primo intervento, quell’adrenalina e quell’emozione di cui parlavo prima e che ti fa dire “Sono tornato, dove sono stato tutto questo tempo?” e che però ti fa capire che forse è valsa la pena aspettare così tanto e cercare così tanto se poi il risultato è vivere un’emozione così.

L’emozione che poi la radio ti regala alla fine di ogni talk e che ti dà la certezza che questo è ancora il lavoro più bello del mondo e quello che più ami fare nella vita. Continuerò a vivere questa emozione ogni puntata, fino a quando mi sarà possibile, e la porterò nel cuore per darmi l’energia necessaria a rimanere concentrato e dare sempre il meglio di me stesso. Questo è quello che mi chiede la radio e questo è quello che le voglio garantire, il massimo dell’impegno e della dedizione.

D’altronde noi siamo fatti così, innamorati, appassionati e sempre pronti e felici di dare alla radio tutto di noi stessi. Spero davvero che tanti di voi che stanno leggendo queste righe abbiano provato la stessa emozione e magari la volessero raccontare o condividere con gli altri, come spero che tutti al più presto possiate raccontare la vostra esperienza e il vostro ritorno, o esordio, in diretta. TENETE BOTTA!

Articolo a cura di Nicola Zaltieri

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