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Marconi: il degrado della prima stazione radio italiana

Stazione marconi stazione radio italiana

La notizia è di qualche settimana fa e come sempre non è passata inosservata al pubblico e a quelli che considerano Guglielmo Marconi come un vero e proprio “papà” della radio.

Elettra Marconi, figlia del celebre fisico e premio Nobel (al quale si deve, nel 1903, la prima trasmissione radiotelegrafica a scintilla), attraverso i microfoni dei telegiornali ha cercato di far sentire la propria voce per raccontare quello che sta succedendo nel comune di Coltano, frazione alle porte di Pisa, luogo che venne scelto dallo scienziato per costruire la prima stazione radio italiana, che attualmente giace in uno stato di degrado e completo abbandono.

Si è parlato di “un orgoglio italiano ed europeo ridotto in discarica” e queste dichiarazioni definiscono un quadro molto realistico delle condizioni in cui si trova attualmente tale edificio, che venne realizzato in un’area che si prestava molto bene alle trasmissioni, in quanto zona acquitrinosa che riduceva al minimo le dispersioni del segnale. Questo luogo era stato scelto anche per l’importante collocazione geografica: affacciava sul Tirreno, era dunque in ottima posizione per trasmettere sia con l’Africa, dove allora l’Italia aveva delle colonie, che con l’America, dove vivevano molte comunità di immigrati italiani.

Come accade sempre in questi casi, non è facile trovare il diretto responsabile di questo degrado, anche se tale edificio (o “bene”) sembrerebbe appartenere al Demanio (quindi lo Stato) e pare che il Comune di Pisa si sia da tempo fatto sentire per chiedere che avvenga un passaggio di proprietà a favore dell’ente locale, così da poter far nascere un museo sulla storia della radiotelegrafia.

In realtà qualcosa è accaduto recentemente. Il 14 Dicembre 2017, a Livorno, nella direzione territoriale dell’Agenzia del Demanio è stato firmato un atto di concessione attraverso il quale la stazione Marconi potrebbe essere “trasferita” al Comune per due anni, durante i quali si potrà procedere alla bonifica dell’area e alla messa in sicurezza della struttura. Un miglioramento dunque potrà esserci, ma solo per garantire all’edificio di sopravvivere e non crollare.

Per il museo infatti servono almeno due milioni e mezzo di euro, il Comune ha stanziato un milione, ma la restante parte dovrà arrivare da altri Enti, a cui ci si augura possa essere arrivato questo importante appello.

Articolo a cura di Mattia Savioni

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