Quanto tempo occorre per preparare un Programma Radiofonico?

Conduzione Radiofonica

Quanto tempo occorre per preparare un Programma Radiofonico?

Tra i post di qualche giorno fa sul blog di Linus, mi ha colpito molto quello del 9 Luglio in cui spiegava le difficoltà incontrate nel dover trovare sempre qualcosa da scrivere senza risultare “banale”, da dieci anni a questa parte.

Tra le parti salienti, ho potuto leggere quella che agli occhi di tutti è senza dubbio una grande verità: “ormai qualunque cosa è di tutti nel giro di pochissimo. Ha senso pubblicare solo quello che si produce autonomamente, ma per farlo ci vuole tempo”.

Potremmo dire la stessa cosa in ambito radiofonico. Il conduttore del programma mattutino “Deejay Chiama Italia” ha anche aggiunto: “in questi giorni mi sveglio con l’angoscia di cosa scrivere qui, di cosa parlare in radio, quale canzone suonare col Trio, e a quel punto la mia giornata deve ancora cominciare”. Queste sue parole mi hanno portato a fare una riflessione più ampia sul mondo della radio e soprattutto sulle difficoltà che si possono incontrare nel condurre un programma quotidiano in diretta, magari basato sull’intrattenimento, con un occhio di riguardo a ciò che accade intorno a noi.

Un primo problema a cui si può andare incontro è quello legato agli argomenti da trattare. Tolti i programmi di matrice prettamente “giornalistica”, non è sempre così facile riuscire a reperire notizie interessanti su cui costruire una diretta e di cui discutere con chi è all’ascolto.

Se infatti è vero che attraverso la rete si può davvero attingere o pescare qualsiasi cosa, è altrettanto vero il fatto che, proprio come segnalava Linus, siamo in un’epoca in cui chiunque può avere un accesso quasi istantaneo alle notizie, col rischio che quel che viene detto in diretta può “suonare” come “già vecchio”. Non è dunque facile riuscire a stare “sul pezzo” e riuscire a farlo prima degli altri.

Un altro problema è quello legato allo speaker che va in onda in un programma giornaliero. Spesso ci si rende conto della necessità di rinnovamento del format, che statico o troppo “standardizzato” può spesso finire con l’annoiare chi lo conduce, ancor prima degli ascoltatori. Il segreto (che poi tanto “segreto” non è) per affrontare al meglio queste problematiche credo sia riassunto nelle parole di Linus “ci vuole tempo” e questa può essere un’ulteriore difficoltà per chi si trova a fare radio per passione (e non per lavoro), magari senza una vera e propria redazione alle spalle.

Sembrerò drastico, ma credo che a costo di sacrificare molto altro non si possa evitare di dedicare una buona quantità di tempo alla realizzazione di un programma, anche in una radio locale ascoltata da due persone, per assurdo.

Il contesto contemporaneo in cui viviamo, il mondo della comunicazione, la realtà radiofonica attuale, impongono ad ognuno di noi il “dovere” di creare un prodotto che deve essere sempre “di qualità” per chi è all’ascolto e molto spesso tale “valore aggiunto” deve poterlo dare lo speaker.

Non basta più prendere spunto da ciò che è stato detto o scritto da altri anche pochi secondi prima, la differenza che può e deve fare chi parla alla radio è catturare l’attenzione di chi ascolta “personalizzando” ciò che viene detto o raccontato. Per fare questo in maniera adeguata e mai monotona o banale bisogna dedicare tempo al proprio programma per costruirlo e migliorarlo giorno dopo giorno, ma anche per modificarlo a seconda delle esigenze nel corso dei mesi o degli anni.

E voi quanto tempo dedicate alla preparazione del vostro programma?

Articolo a cura di Mattia Savioni