Eugenio Fumi: l’inventore del Trasmettitore Moderno
Radiospeaker.it oggi incontra l’ingegnere Eugenio Fumi, uno dei pionieri e dei visionari della radio e del broadcasting in generale, un fiore all’occhiello della tecnologia broadcast made in Italy, fondatore della Itelco e attualmente all’interno della Electrosys diventata Itelco Broadcast insieme ad Elenos.
Come ha visto nascere la Radio, come la valuta adesso e come si svilupperĆ in futuro?
LāAzienda Itelco ha iniziato ad interessarsi della Radio dal 1968, prima come automazione industriale poi ci come radio per telecomunicazioni, infatti dopo aver vinto una gara con la Guardia di Finanza per le motovedette veloci dellāepoca che facevano servizio sulle coste fornimmo i primissimi trasmettitori allo stato solido dellāepoca dāItalia e dāEuropa. Ā Fu una gara per noi molto grande perchĆØ si trattava di 120 pezzi da installare nei porti dā Italia quindi servƬ come lancio per lāazienda. Ā Nel Ā 1975, anno in cui nacque la Radio Privata , venne da noi un amico di vecchia data che avevaĀ una fabbrica di laterizi a Terni e ci espresse la volontĆ di voler provare a fare una radio. Noi non sapevamo nulla del broadcast e allāepoca era abbastanza difficile trovare i materiali in più ai grandi costruttori come Marconi e Philips per non scontentare i vari Enti pubblici non avrebbero mai venduto nulla ad un privato. Ā CosƬ un piccolo rice-trasmettitore che veniva montato sugli elicotteri da 25 watt in modulazione dāampiezza lo trasformammo Ā in modulazione FM cosƬ da farlo diventare un 50 Watt. Ā Dopo un poā di tempo il tipo di Terni tornò entusiasta perchĆ© aveva piazzato il piccolo trasmettitore e copriva quasi tutta la provincia di Terni, riscuotendo un grandissimo successo. A questo punto iniziò il fenomeno, Ā arrivarono dei ragazzi da Ā Radio Roma International tra cui Ā la fidanzata del proprietario Anna Pettinelli, cosƬ iniziammo anche questa esperienza nella Capitale. Facemmo un trasmettitore da 100 watt che permetteva unāottima copertura perchĆ© allora esisteva solo la Rai fino a 97 mg hertz . Successivamente inizio la fila di persone che venivano in azienda ad ordinare il loro prodotto fatto a mano ed una volta venduti tutti i prototipi che avevamo āin casaā, decidemmo di progettare qualcosa ad hoc. Creammo un eccitatore fm ed una serie di trasmettitori e amplificatori di varie potenze.Ā Allāinizio tutti allo stato solido fino ad 1 KW per potenze maggiori poi passammo ai tubi; eravamo lāunica azienda nel ā76/ā77 che faceva 1 kw allo stato solido. Nel ā77 cominciò anche il mercato televisivo privato, quindi decidemmo di fare una linea televisiva con trasmettitori prima di piccola e poi di mediaĀ potenza fino agli anni ā80/ā82
Dopo gli anni 80 cāĆØ stato un cambio di passo, unāesplosione dellāazienda?
Nei primi anni 80 bisognava riprogettare tutta una linea di trasmettitori che fino al quel momento erano per un pubblico privato quindi non avevano tutte le caratteristiche necessarie per gli Enti come Rai, Deutsche, DTFĀ Francese. Cāerano le gare a cui partecipare con un capitolato tecnico da rispettare ed in un paio di anni creammo una linea di prodotti rinnovati che vendemmo agli Enti in Svezia come la TERACOM che era la Rai svedese. Questo fu un primo banco di prova perchĆ© in Svezia essendo molto stretti come Capitolato tecnico e anche come performance delle macchine, ci insegnarono moltissimo e fecero crescere tanto lāazienda dal punto di vista tecnico e di affidabilitĆ .Ā Poi ci siamo estesi in Europa e successivamente in America Latina anche se era un poā problematico soprattutto per lāassistenza e manutenzione.Ā CosƬ nei primi anni 90, di ritorno dallā America Latina dissi a mio figlio che era il caso di aprire una sede a Miami Ā perchĆ© era il giusto modo per aggredire quel mercato. Nellāestate successiva aprimmo la sede di ITELCO USA, una azienda di diritto americana, ma di fatto una filiale di ITELCO ITALIA e vendemmo tanto in Venezuela, in Messico a Globo Tv in Brasile fino allāArgentina e Cile. Ā Nel frattempo partecipammo a delle gare della Rai, non per motivi di guadagno, ma di prestigio nei confronti dellāestero ed in seguito ci interessammo al mercato orientale; trovammo un rivenditore rappresentante in Malesia in modo da controllare tutta la parte dellāEstremo Oriente. Subito dopo cominciammo la progettazione del primo trasmettitore con raffreddamento ad acqua, contrastato da tutti perchĆ© molto diffidenti visto che non vedevano di buon occhio lāacqua a contatto con la corrente elettrica. A parte qualche difficoltĆ iniziale di collaudo poi ĆØ stato quello che ci ha aperto la strada; negli anni successivi tutti i concorrenti Arris negli Stati Uniti, Rohde & Schwarz e Telefunken continuarono sul nostro percorso. Questo ci ĆØ servito ad acquistare grossa esperienza in questo settore e grande visibilitĆ a livello mondiale. La seconda cosa importante ĆØ che abbiamo iniziato a costruire i trasmettitori televisivi con IOT ĆØ un tubo particolare usato ancora oggi che permette di costruire trasmettitori di grande potenza nel settore televisivo a dei costi abbordabili con dei rendimenti molto buoni e tuttāoggi non cāĆØ nessuno in Europa che li costruisce. CāĆØ solo una azienda negli Stati Uniti che continua a farli e noi.
Siete stati protagonisti anche quando la tv andava verso la digitalizzazione?
Nel ā95 si cominciò a parlare di digitale terrestre, si iniziò a riunire il Comitato Elettrotecnico Europeo e Italiano per buttare giù le specifiche del nuovo sistema di trasmissione digitale della televisione; Ā il tutto ĆØ andato avanti fino al 96/97 e noi sin dallāinizio, abbiamo creato un gruppo di Ingegneri che partecipavano alle riunioni del Comitato per lo sviluppo. Ā ITELCO ĆØ stata forse la prima azienda al mondo ad installare un trasmettitore commerciale, non un prototipo, fatto con IOT a Stoccolma nel 1997, da 10 KW con tecnologia digitale, il famoso DVBT. Ovviamente questo ĆØ significato fare un grande investimento, però tutti gli indicatori dellāepoca tra cui EBU dicevano che nel 2000 al massimo entro il 2002 tutta lāEuropa doveva essere digitalizzata. Questo ĆØ stato vero per la Svezia, tanto che tutta la rete svedese diĀ circa 100 trasmettitori lāabbiamo fatta noi, come quella norvegese e una parte di quella finlandese.

Pensi che in Svezia abbiamo venduto più di 100 trasmettitori televisivi di potenza raffreddati ad Acqua per il Digitale Terrestre e Ā oltre 200 trasmettitori FM da 10 KW venduti. Ā Per noi ĆØ stato un mercato interessantissimo e molto remunerativo.. Nel frattempo, avendo una grossa esperienza ne settore dei trasmettitori anche molto affidabili e venduti in tutto il mondo come Australia, Sud Africa, Stati Uniti (la ITELCO USA si era giĆ trasferita da Miami nel New Jersey perchĆ© Miami viene considerato dallāamericano come periferia) abbiamo iniziato ad avere grosse soddisfazioni da New York e siamo entrarti nel mercato del broadcast televisivo americano installando trasmettitori a Chicago, ad Atlanta, New York, Los Angeles. Abbiamo partecipato anche ad una gara per lāESA, nello specifico per i trasmettitori di terra della base spaziale europea che si trova a Guru nelle Guinea francese; sono tuttora in esercizio e sono dei grossi trasmettitori che servono per la telemetria del lancio dellā Ariane. Questa ĆØ stata la prima esperienza nel settore radio spaziale, successivamente la ITELCO USA partecipando ad una gara fornƬ alla ITT che a sua volta forniva la NASA una serie di trasmettitori a prova di terremoto e varie calamitĆ
Sono stati prodotti qui in Italia?
Certo ovviamente però visto che gli americani non volevano saperne nulla, i collaudi sono stati fatti nel New Jersey, noi abbiamo mandato lì il prodotto ed era come se fosse stato fatto in America, in realtà era fatto in Italia. Noi partecipavamo alle gare come Azienda americana, altrimenti non ci permettevano di farlo. Quella è stata una grossa soddisfazione perché abbiamo vinto anche contro anche grosse aziende americane perché noi avevamo la tecnologia del raffreddamento ad acqua quindi era estremamente compatto affidabile, silenzioso mentre tutti gli altri avevano il raffreddamento ad aria e quindi erano dei bussolotti mega galattici e rumorosissimi tanto che era difficile inserirli dentro gli Shelter
Il raffreddamento ad acqua ĆØ stato il passo che ha dato il quid in più a tutta lāazienda?Assolutamente sƬ.Ā Abbiamo anche fatto forniture in ambito scientifico per il CNEN ed altri enti che di fatto sono generatori di radiofrequenzeĀ in realtĆ poi sono dei trasmettitori trasformati in generatori di potenza. Altra cosa interessante ĆØ che la prima rete in assoluto digitale terrestre fatta con lo standard americano lāabbiamo fatta noi nellāIsola Wight. LāIsola Wight ĆØ stato il test bench per il sistema americano che ĆØ diverso da DVBT italiano sempre attraverso la ITELCO USA. Successivamente, sulla scia del mercato che seguiva la giusta prassi della digitalizzazione ed in previsione di un boom di ordini che doveva arrivare in questo settore abbiamo fatto una sede ad Orvieto. Il guaio ĆØ che la digitalizzazione non ĆØĀ più partita per vari motivi oppure ĆØ partita molti anni dopo le previsioni. CosƬ decidemmo di rivolgerci verso altri grossi mercati Ā come lā Iraq. Ā Il periodo a cui mi riferisco ĆØ quello dopo la prima guerra in Iraq, cāera ancora Saddam e mi ricordo andai a firmare i contratti lƬ con lui e il suo staff. Erano contratti molto grossi di macchine particolari perchĆ© dovevano resistere ai 50° di temperatura perchĆ© montati nel deserto quindi con doppi scambiatori di calore e protezioni per la sabbia. Erano più diĀ 40 milioni di euro di fornitura e tra questo cāera anche la digitalizzazione di Baghdad che infatti aveva un multiplexer con 4 canali forniti da noi come anche tutto lo studio di ricezione digitale perchĆ© loro ricevevano dal satellite i programmi (a parte un paio di programmi autoprodotti) da mandare in onda. Cāerano tre o quattro stazioni dāascolto che filtravano, registravano e tagliavano tutti i pezzi di programmi che non erano consoni e poi dopo qualche giorno venivano messi in onda. Dopo aver fatto la prima parte della digitalizzazione ĆØ scoppiata la Seconda Guerra in Iraq e ci siamo ritrovati con i magazzini pieni di materiale, tanti trasmettitori semi finiti senza possibilitĆ di riciclare nellāimmediato e su un comune mercato perchĆ© erano trasmettitori abbastanza custom ed adatti alle alte temperature , cosƬ nel 2004 siamo stati costretti a chiudere e Ā parte dellāazienda ĆØ stata acquistata da un imprenditore di Massa Martana diventando Electrosys. Per una serie di motivi io ero in contrasto acerrimo con lui e quindi mi sono completamente disinteressato allāazienda che ĆØ andata avanti per altri 10 anni autogestita. Fino a che ci siamo incontrati con il Dott. Busi, che comunque conoscevo da 30 anni come competitors, ma sempre con ottimi rapporti. Ā Lui mi chiese di rimettere in piedi lāazienda , io fui molto felice perchĆ© la sentivo molto come figlia dopo tanti anni di attivitĆ . E dopo tante burocrazie la Elettrosys diventò parte della Elenos con il nuovo marchio Itelco Broadcast.
Come vede il futuro della Radio?
Il futuro della Radio lo vedo molto bene, perché comunque è un mezzo che per i prossimi 10 anni ancora esisterà , perché è sopravvissuta alla radio digitale, al Dab. Per la televisione è differente perché ha un grosso concorrente che è la rete che, per moltissime tipologie di programmi e soprattutto nei paesi molto sviluppati dove esistono reti veloci è molto più utilizzata della tv. Penso che a partire dai prossimi 6/7 anni ci potrebbe essere un lento declino della tv digitale. Lento perchè il discorso del web è valido solo per i paesi molto sviluppati, ma Il mondo è fatto anche da tantissimi Paesi in via di sviluppo che non hanno reti, cablaggi e compagnie e per questo la televisione terrestre sarà ancora il sistema più semplice per portare i programmi a casa di tutti.
Cosa pensa del DAB in Radio in Italia?
Noi facemmo una fornitura nel 2002 alla Rai di 15 trasmettitori Dab che furono installati e mai usati. Sono stati accesi per un poā di tempo poi non so che fine hanno fatto. Li ĆØ morto il Dab. Eā stata una scelta politica penso, mentre in Germania e Svezia la Radio Dab ha avuto otttimi risultati. Per le auto il Dab ĆØ molto buono perchĆ© si sente molto bene e senza fruscio, molto meglio di Isoradio. Ci hanno provato anche gli americani con la radio digitale ed ĆØ stato un flop, quindi la Radio Fm sarĆ dura a morire.
Intervista a cura di Giorgio d’Ecclesia