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Giornalismo Radiofonico: Suoni, Linguaggio e Intonazione

Iniziamo oggi un cammino dedicato a tutti coloro che amano la radio e, soprattutto, a chi la radio vuole “farla” stando “dall’altra parte” di chi la ascolta, raccontare, cioè, attraverso questo mezzo meraviglioso, ciò che accade nel mondo: chi, dunque, vuole diventare “giornalista  radiofonico”. Il giornalismo, nonostante si basi su precise regole generali, si contraddistingue in primo luogo per il “mezzo” di diffusione dell’informazione – carta stampata, televisione, internet, radio – ognuno con particolari caratteristiche e di conseguenza con determinate tecniche da rispettare.

La peculiarità della radio è che, a differenza della televisione, dei giornali o del web, non può avvalersi del supporto delle immagini, importantissimo per completare l’informazione. La radio ha “soltanto” i suoni e di questi si serve per arricchire una notizia o un servizio o un notiziario. Tra questi “suoni” ci sono le sigle di apertura e chiusura, i sottofondi, gli “stacchetti”, le interviste e i “sonori” che possono essere voci, musiche, stralci di audio da film o da programmi televisivi, persino rumori. Di tutto ciò parleremo nei dettagli nei prossimi articoli.

Diciamo invece subito che il “suono” principale che esce dalla radio durante uno spazio informativo è la “voce” del giornalista che deve risultare piacevole all’ascolto e far ben comprendere il significato di ciò che racconta. Il giornalista deve pertanto curare la dizione, quindi scandire bene le parole, pronunciarle nel modo esatto – anche quelle straniere -, usare gli accenti giusti, evitare le cadenze dialettali. Va infatti tenuto presente che, a differenza di una notizia “letta” sulla quale si può tornare più volte e in diversi tempi, la notizia “ascoltata” non viene ripetuta, pertanto va colta e compresa al primo ascolto. Bisogna quindi catturare  l’attenzione dell’ascoltatore che, molto probabilmente, sentirà la radio facendo anche dell’altro, come guidare o cucinare.  Ecco dunque che diviene fondamentale il “linguaggio radiofonico”.

Il linguaggio radiofonico prevede frasi brevi, periodi costruiti in modo chiaro e lineare, l’uso di parole semplici e conosciute e di sinonimi che permettono di non ripetere troppe volte gli stessi vocaboli, fluidificando e facilitando l’ascolto. Altrettanto importante è l’intonazione che fa capire subito all’ascoltatore di che tipo di evento si sta parlando: si userà, ad esempio, un tono leggero e brillante o serioso e compassato a seconda delle circostanze.

Nel “raccontare alla radio”, la mancanza di immagini viene sopperita anche da esposizioni più dettagliate: se non si può vedere con gli occhi, bisogna farlo con l’immaginazione. Ben vengano dunque aggettivi e descrizioni particolareggiate in relazione ad eventi, luoghi o persone. Esistono infine delle “frasi fatte” tipiche di un giornale radio come  “voltiamo pagina”, “ed ora lo sport”, “spazio allo spettacolo”, “cambiamo argomento” che “aiutano” a passare da un tema all’altro. Se però vengono inseriti “stacchetti” appositi, queste possono essere evitate.

Dalla prossima settimana entreremo nei “dettagli tecnici”. Non mancate!

Articolo a cura di Patrizia Simonetti

Admin Radiospeaker

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