Radio FM: Mono o Stereo? Che differenza c'è?

Strumentazione Radiofonica

Radio FM: Mono o Stereo? Che differenza c'è?

Uno dei temi che da poco abbiamo iniziato a trattare è la conoscenza e la consapevolezza di alcune funzioni “nascoste” o dimenticate dei nostri ricevitori radio che abbiamo in macchina o a casa e che utiliziamo per ascoltare le nostre emittenti preferite.

Tempo fa abbiamo affrontato un discorso abbastanza ampio e a grandi linee sull’RDS (radio data system), sistema che trasmette informazioni digitali tra cui il nome dell’emittente che viualizziamo sul display del nostro stereo.

In questo articolo affrontiamo un discorso non troppo lontano da quello sopra citato ma nel quale sicuramente vi sarete imbattuti almeno una volta pigiando tasti a caso sulla vostra autoradio: la differenza tra la ricezione di una trasmissione in mono piuttosto che in stereo; Che significa? Perché c’è un tasto che ci da la possibilità di scegliere se comunque ormai tutte le emittenti trasmettono in stereo che è indubbiamente meglio? Ma soprattutto, per i più attenti, come è possibile che al nostro impianto arrivi un segnale audio doppio (e quindi stereo) se il segnale radio inviato dalle stazioni radiofoniche rimane singolo?

Va bene, forse siamo entrati troppo nel tecnico e qualcuno di voi già si sarà “perso qualche pezzo per strada” ma vi invitiamo a non abbandonare la lettura perché cercheremo di rendere il tutto più chiaro anche a chi se ne intende di meno!

Partiamo facendo una piccola distinzione dovuta fra mono e stereo. Quasi tutti gli impianti audio sono dotati almeno di due casse acustiche che è lo standard considerando che siamo tutti dotati di due orecchie che ci permettono di localizzare un suono e di orientarci. Un segnale stereo è un segnale doppio composto quindi effettivamente da due segnali sonori apparentemente uguali ma che differiscono fra loro per più o meno particolari: il segnale mono è un unico segnale che il più delle volte è la somma dei due segnali sereo che da ora chiameremo L (Left) ed R (Right).

Fatta questa piccola precisazione dobbiamo anche dire che la maggior parte di produzioni musicali destinate alla difusione commerciale, viene prodotta in stereo ma per vari motivi di compatibilità, nella fase finale della produzione detta mastering, viene verificato ed eventualmente viene fatto in modo che la somma di L+R, quindi la produzione ascoltata in mono, non abbia grosse perdite o differenze dalla stessa ascoltata in stereo.

Veniamo alla radio: ovviamente le prime trasmissioni avvenivano in mono, ma agli inizi degli anni ’60 è iniziato ad apparire su molti ricevitori costosi e per l’epoca “moderni” un tasto che dava la possibilità di ascoltare le trasmissioni in stereo. Questo tasto, e quindi questa funzione si è sempre più diffusa diventando quasi scontata: ad oggi molti ricevitori FM non hanno il tasto fisico ma la funzione è automatica e ci viene indicata da un simbolo sul display (due cerchietti uno sovrapposto all’altro).

La banda di frequenze trasmesse e quindi modulate in FM è molto più ampia della banda che ci si aspetta e quindi di quella udibile che si ferma al massimo a 19 kHz; i trasmettitori FM quindi fino a questa frequenza (più precisamente fino a 15 kHz circa) inviano il segnale mono L+R mentre dai 19 ai 53 kHz viene trasmessa la differenza tra L ed R (L-R) ovviamente quindi traslata in una banda superiore caratterizzata da una sottoportante a 38 kHz soppressa, modulata in ampiezza (quindi in AM) che divide in due la sudetta parte traslata e che funzionerebbe da segnalatore per far si che i ricevitori ritrovino facilmente la parte stereo L-R. Essendo però questo segnale soppresso viene prodotto un suono a esattamente la metà della frequenza di 38 kHz, quindi 19 kHz. Troppo difficile? Beh, certo, altre poche righe di lettura e tutto avrà un senso.

Vediamo ora cosa deve fare il ricevitore per ricostruire i segnali L ed R separatamente: intanto il segnale mono (L+R) è già bello che pronto perche sappiamo per certo che va da 0 a massimo 15 kHz quindi va semplicemente filtrato; il duro compito del ricevitore sarà ricostruire il segnale stereo caratterizzato dalla sottoportante centrale a 38 kHz che però è soppressa; abbiamo però quella famosa nota a 19 kHz che va semplicemente duplicata per ottenere 38.

Adesso abbiamo tutto; un paio di operazioni algebriche ed è fatta: MONO + STEREO = 2LEFT; MONO – STEREO = 2RIGHT. Per i più tecnici e curiosi funziona esattamente così:

[(L+R)+(L-R)]/2=L

[(L+R)-(L-R)]/2=R

Adesso il ricevitore ha i due segnali separati da inviare alle due casse in modo separato. Facile no? Ma ritorna la domanda di prima: Perché tutto questo? Perché ancora la possibilità di scegliere tra mono e stereo? Domanda più che lecita.

Quando il segnale è poco, è più facile ricevere frequenze basse che quelle alte quindi se la modalità stereo è attivata ma il segnale è molto scarso, probabilmente il suono a sua volta sarà molto disturbato; basterà passare da stereo a mono per ricevere solo le frequenze fino a 15 kHz e probabilmente riusciremo ad ascoltare un segnale più pulito anche se mono. Un altro motivo può essere che in alcuni casi non è necessario l’ascolto stereo per un limite di un dispositivo di ascolto (la maggior parte dei nostri smartphone sono mono) o al contrario per la disponibilità un alto numero di diffusori audio lontani tra loro non progettati per l’ascolto stereo ma per la diffusione omogenea in un grosso ambiente (come in un grande magazzino).

Come già detto, ormai questa funzione si attiva e si disattiva sempre più in modo automatico in base alla qualità del segnale e anche in base alla modernità del nostro ricevitore radio e con la radio digitale si da per scontato che la trasmissione sia sempre e comunque stereo quindi la funzione probabilmente scomparirà.

Sicuramente però vi sarà capitato di notare cambiamenti nella qualità del segnale dovuti a passaggi automatici da mono a stereo: la sensazione che ci da questo passaggio improvviso, oltre che di spazialità, è di una maggiore presenza di informazioni e quindi di una ricchezza sonora spesso più accentuata sulle alte frequenze.

Ci avete mai fatto caso? Vi siete mai imbattuti in questa funzione apparentemente inutile?

Articolo a cura di Adriano Matteo