Norme per la Redazione di un Testo Radiofonico di Carlo Emilio Gadda

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Norme per la Redazione di un Testo Radiofonico di Carlo Emilio Gadda

Pochi giorni fa mi è capitato di rileggere “Norme per la redazione di un testo radiofonico” di Carlo Emilio Gadda che in molti di voi conosceranno e quindi ho pensato di riproporlo, ma con una chiave di lettura diversa. Analizzeremo quali sono gli insegnamenti che possiamo trarne ancora oggi per elaborare un testo radiofonico e le regole che invece sono ormai superate, perchè assorbite dalla moderna radiofonia.

Si tratta di regole che Gadda, giornalista del Terzo Programma (Radio Rai Tre), fornisce a tutti coloro che parlano ad un microfono e quindi alcuni accorgimenti possono essere utili anche a chi non si occupa di giornalismo radiofonico, ma svolge il ruolo di speaker, un tempo chiamato annunciatore o lettore, e si trova a tracciare delle linee guida per il suo intervento prima di andare in onda.

Iniziamo proprio da questo, dalla durata di un intervento. Nel 1953 Gadda parla di quindici minuti, mentre oggi sappiamo che, ad esempio un gr dura massimo 2-3 minuti, perchè la maggior parte delle persone che ascoltano la radio stanno facendo altre attività come guidare, lavorare, studiare e quindi più aumenta la lunghezza di un intervento, più diminuisce il grado di attenzione di una persona.

Lo stesso vale per uno speaker. Innanzitutto è difficile, che oggi egli abbia uno spazio che duri quindici minuti e poi è importante riuscire a dire tutto quello che si vuole esprimere in un tempo breve sia per i motivi che ho scritto sopra, sia per quel principio che Gadda riassumeva con “in medias res”, sottolineando di entrare subito nel vivo dei fatti.

Inoltre attualmente, sia in alcuni programmi che per il gr, si tende ad utilizzare due voci proprio per favorire il processo di attenzione, mentre Gadda lo legittimava solo nel caso in cui si avesse “una conversazione di maggiore durata”. Una riflessione merita anche il discorso legato al pubblico radiofonico. Infatti, Gadda sostiene che “il pubblico che ascolta una conversazione è un pubblico per modo di dire, in realtà si tratta di persone singole, separate le une dalle altre e raramente in compagnia di pochi”. E quindi proprio per questo è meglio evitare di usare un tono che sembri quello di un insegnamento o dia l’impressione di compiacimento a chi ascolta.

In particolare Gadda parla delle accortezze che si devono avere se si vuole evitare che nel “radioascoltatore” si manifesti “il complesso di inferiorità culturale”. Qui compaiono degli elementi che non sembrano arrivare dal 1953 e che vengono indicati da Gadda in sottoelenco con le lettere dalla A alla F e sono: evitare di usare la prima persona (io), le parole straniere quando esiste l’equivalente in italiano, gli elenchi di nomi e date, ed infine astenersi dal dare per scontato ciò che non lo è.

Poi ci sono le rime involontarie e parole desuete, che sono degli ostacoli ai quali chiunque si avvicini alla scrittura di un testo radiofonico deve fare attenzione ancora oggi. Le rime involontarie perchè sono sempre dietro l’angolo e le parole desuete per evitare di usare un linguaggio ormai in disuso e difficilmente comprensibile da tutti.

E voi? Quali sono gli errori che commettete più spesso?

Articolo a cura di Ilaria Frosi